Draghi
ci prova
14.10.09-
Che Berlusconi, spesso e volentieri,
se le vada a cercare non ci
sono dubbi. Ma non ci sono
dubbi che la Repubblica che fa capo al pio giudeo
Carlo De Benedetti; che sbirro
Tonino e che qualche
frangia politicizzata della
magistratura gli dia addosso a prescindere.
Costoro sono tanto sicuri
di essere nel giusto da rimbrottare i tiepidi.
Tanto
che Eugenio Scalfari, fondatore
de la Repubblica,
rimbrotta pubblicamente Ferruccio
De Bortoli, direttore del Corriere della Sera.
Con un curioso dibattito nel
corso del quale Scalfari rimbrotta
De Bortoli di non
prendere una posizione chiara
e questi ribatte che compito
di un giornale è dare
notizie ed esprimere opinioni e non indossare
la divisa e lelmetto (1).
Insomma:
certi ambienti puntano
a rovesciare Berlusconi. Ragione
per la quale in tanti si mostrano
fuori dal campo a scaldare
i muscoli. Tra questi
Mario Draghi, governatore
di quella che, almeno nominalmente,
è la Banca dItalia.
Inutile dire che il nostro
Draghi è tutti loro.
Per le funzioni che ha esercitato
ed esercita ci mette la mente.
Ma poi, pensando al futuro,
ci mette anche il cuore. E il caso di notare
che mente e cuore sono al
servizio di Lor Signori? Ma
veniamo ai fatti.
La
situazione è quella
che è: una finanza
da rapina ha precipitato il
mondo intero in una crisi
terrificante. E tutti
ne soffriamo. A dire di Tremonti
le Banche potrebbero fare
la loro parte per dare una
mano:
1. risolvendo il problema
del signoraggio;
2. dando dei prestiti
alle aziende che, pur solide,
hanno problemi di liquidità;
3. concedendo i prestiti
con tassi meno usurai.
Solo che le Banche, controllate
da Draghi, fanno orecchio
da banchiere. E
tirano diritto per la loro
strada.
Anche
Draghi tira diritto. Tanto
diritto da scordarsi dei problemi
creati dalle Banche, per additare
nei pensionati il nodo che
strozza leconomia italiana.
Insomma: gratta gratta, la
crisi nella quale versa leconomia
è colpa di Mussolini
e del Fascismo. Ragione per
la quale dovremmo tagliare
le unghie a coloro che sognano
di andare in pensione. Come
se, da almeno 20 anni, il
malcostume dei nostri politici
e dei nostri banchieri non
venisse pagato dalle classi
lavoratrici.
Draghi,
dunque, si produce in una lectio nella quale propone di andare
in pensione più tardi per avere assegni
più sostanziosi.
Ma, contestualmente, propone
di accentuare il pagamento
delle pensioni con il sistema
contributivo (2).
Particolare curioso: quando,
nel 1935, si diede compiutezza
al sistema pensionistico,
il tutto fu basato sul sistema
contributivo, contemperato
da un contributo
decrescente dello
Stato per aiutare i più
deboli. Ma, ai tempi, si entrava
al lavoro e al lavoro si restava
fino al raggiungimento delletà pensionistica.
Lo
chiamavano lavoro
a tempo indeterminato.
Oggi, invece, gli amici
di Draghi hanno
introdotto il concetto di lavoro determinato.
Ed una falange di figure precarie,
nelle quali hanno imbrigliato
milioni di giovani italiani.
Se Draghi non fosse pieno
di boria e di sussiego, converrebbe
che gli assegni pensionistici
rischiano di assottigliarsi
non perché gli Italiani
vanno in pensione troppo presto
ma perché i padroni
del vapore hanno
sostituito il lavoro indeterminato
con il lavoro determinato.
E con le giovani generazioni
trattate con il sistema dello usa e getta.
Tanto, a sostituirli, ci stanno
gli immigrati. Ed è per questo che tante anime
candide sono per
lingresso indiscriminato
degli immigrati.
Fa
ridere sbirro Tonino che confonde Berlusconi con
Mussolini. Speriamo che non
arrivi Draghi. Dopo avere
rimpianto Mussolini, ci toccherebbe
rimpiangere perfino Berlusconi.
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(1)
Oscurata la realtà
dei fatti, non resta che il
conflitto delle opinioni
in La Sicilia
del 14 ottobre 2009, pagina
5;
(2)
Draghi: in pensione
più tardi per garantire
assegni sufficienti
in Corriere della
Sera del 14 ottobre
2009, pagina 2.