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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Draghi ci prova

14.10.09- Che Berlusconi, spesso e volentieri, se le vada a cercare non ci sono dubbi. Ma non ci sono dubbi che “la Repubblica” che fa capo al pio giudeo Carlo De Benedetti; che “sbirro Tonino” e che qualche frangia politicizzata della magistratura gli dia addosso “a prescindere”. Costoro sono tanto sicuri di “essere nel giusto” da rimbrottare i tiepidi.

Tanto che Eugenio Scalfari, fondatore de “la Repubblica”, rimbrotta pubblicamente Ferruccio De Bortoli, direttore del “Corriere della Sera”. Con un curioso dibattito nel corso del quale Scalfari rimbrotta De Bortoli di “non prendere una posizione chiara” e questi ribatte che compito di un giornale è “dare notizie ed esprimere opinioni” e “non indossare la divisa e l’elmetto” (1).

Insomma: certi ambienti puntano a rovesciare Berlusconi. Ragione per la quale in tanti si mostrano fuori dal campo a “scaldare i muscoli”. Tra questi Mario Draghi, governatore di quella che, almeno nominalmente, è la Banca d’Italia. Inutile dire che il “nostro Draghi” è “tutti loro”. Per le funzioni che ha esercitato ed esercita ci mette la “mente”. Ma poi, pensando al futuro, ci mette anche il “cuore”. E’ il caso di notare che mente e cuore sono al servizio di Lor Signori? Ma veniamo ai fatti.

La situazione è quella che è: una finanza da rapina ha precipitato il mondo intero in una crisi terrificante. E tutti ne soffriamo. A dire di Tremonti le Banche potrebbero fare la loro parte per dare una mano:

1. risolvendo il problema del “signoraggio”;
2. dando dei prestiti alle aziende che, pur solide, hanno problemi di liquidità;
3. concedendo i prestiti con tassi meno usurai.

Solo che le Banche, controllate da Draghi, fanno “orecchio da banchiere”. E tirano diritto per la loro strada.

Anche Draghi tira diritto. Tanto diritto da scordarsi dei problemi creati dalle Banche, per additare nei pensionati il nodo che strozza l’economia italiana. Insomma: gratta gratta, la crisi nella quale versa l’economia è colpa di Mussolini e del Fascismo. Ragione per la quale dovremmo tagliare le unghie a coloro che sognano di andare in pensione. Come se, da almeno 20 anni, il malcostume dei nostri politici e dei nostri banchieri non venisse pagato dalle classi lavoratrici.

Draghi, dunque, si produce in una “lectio” nella quale propone di “andare in pensione più tardi” per avere “assegni più sostanziosi”. Ma, contestualmente, propone di accentuare il pagamento delle pensioni con il “sistema contributivo” (2).
Particolare curioso: quando, nel 1935, si diede compiutezza al sistema pensionistico, il tutto fu basato sul sistema contributivo, contemperato da un “contributo decrescente” dello Stato per aiutare i più deboli. Ma, ai tempi, si entrava al lavoro e al lavoro si restava fino al raggiungimento dell’età pensionistica.

Lo chiamavano “lavoro a tempo indeterminato”. Oggi, invece, gli “amici di Draghi” hanno introdotto il concetto di “lavoro determinato”. Ed una falange di figure precarie, nelle quali hanno imbrigliato milioni di giovani italiani. Se Draghi non fosse pieno di boria e di sussiego, converrebbe che gli assegni pensionistici rischiano di assottigliarsi non perché gli Italiani vanno in pensione troppo presto ma perché i “padroni del vapore” hanno sostituito il lavoro indeterminato con il lavoro determinato. E con le giovani generazioni trattate con il sistema dello “usa e getta”. Tanto, a sostituirli, ci stanno gli immigrati. Ed è per questo che tante “anime candide” sono per l’ingresso indiscriminato degli immigrati.

Fa ridere “sbirro Tonino” che confonde Berlusconi con Mussolini. Speriamo che non arrivi Draghi. Dopo avere rimpianto Mussolini, ci toccherebbe rimpiangere perfino Berlusconi.

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(1) “Oscurata la realtà dei fatti, non resta che il conflitto delle opinioni” in “La Sicilia” del 14 ottobre 2009, pagina 5;

(2) “Draghi: in pensione più tardi per garantire assegni sufficienti” in “Corriere della Sera” del 14 ottobre 2009, pagina 2.