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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

“Tremonti (na)”, assediata dai “lupi” travestiti da “polli”

23.10.09 - Scrivere che Tremonti è “Cappuccetto rosso” sarebbe riduttivo. Bisognerebbe scrivere anche che Tremonti è un bambino dispettoso che si diletta a pestare la coda dei lupi. E, difatti, come interpretare le sue continue esternazioni contro il “signoraggio”, contro le Banche, contro gli economisti? Che dire, poi, della sua ultima esternazione sul “posto fisso”?

Si conviene che Tremonti è uomo di cultura e si da per certo che ha letto Ser Niccolò Machiavelli, laddove il segretario ammoniva che “i nemici o si distruggono o si fanno amici”. Solo che Tremonti enuncia sfracelli, ma poi lascia le cose invariate. Come quel marito che, dopo avere impalmato la fanciulla ed averla portata in albergo, rinuncia alla “consumazione”. Costringendo la poveretta a ricorrere alle “cure” del garzone dell’albergo.

Oggi che il contrasto esplode, mi tocca riconoscere che le colpe sono tutte di Tremonti. Che ha rettamente individuato il male, ma non ha fatto ricorso ai suoi attributi per porvi rimedio. Al punto che molti cominciano a chiedersi se Tremonti ha, oppure non ha, gli attributi. Insomma: Tremonti “dice bene” ma, a causa della sua indecisione, “razzola male”. E nel frattempo i mali dell’Italia si aggravano e si complicano.

Giusto avere individuato nel “signoraggio” il problema principale che affliggeva l’Italia. Perché il fatto che le Banche stampino soldi, spendendo pochi centesimi per la tipografia, e che poi prestino i soldi agli Stati lucrando gli interessi sul loro valore facciale è una pratica semplicemente immonda. E che solo dei politici immondi possono avallare e consentire. Né questo, il problema signoraggio, è un problema astratto. Basti pensare all’enorme debito pubblico che ha l’Italia. E sull’enorme quantità di soldi che annualmente vengono versati per interessi sullo stesso. E questo sulla base di una certa quantità di “carta stampata” che la Banca ha prestato allo Stato.

Mi si potrebbe obiettare: ormai l’Italia ha aderito alla Banca Centrale Europea. Giusto, ma si potrebbe intervenire sulla Banca d’Italia, le cui azioni sono in mano a dei banchieri privati. E pazienza se la Banca d’Italia rappresenta solo il 14,5% della Banca Centrale Europea.

Mi si potrebbe obiettare: la Banca d’Italia deve essere “autonoma ed indipendente dai Governi”. Giusto, ma si potrebbe eleggere il Governatore con le stesse modalità con le quali si elegge il Presidente della Repubblica. Facendo del Governatore un “magistrato della Repubblica” garantito dalla Costituzione piuttosto che “espressione dei banchieri”.


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Tremonti ha enunciato il problema, ma non lo ha risolto. Limitandosi ad impostare un’arcigna politica di “difesa del bilancio pubblico”. Posizione meritoria, ma debole.

Viviamo in tempi di crisi, crisi creata dalla “finanza rapace” che, dopo la crisi del 1929, ci ha regalato la crisi del 2009. E queste due crisi, create dagli stessi medesimi rapaci, avrebbe dovuto rafforzare la posizione di Tremonti, dandogli forza per risolvere il problema del “signoraggio”. Ed invece.....

Ed invece alla “indecisione” di Tremonti ha fatto da contorno la “vaghezza” dei politici, dei commentatori, dei giornalisti e dei sindacalisti italiani. Tutti a reclamare “maggiori uscite per aiutare i poveri”, tutti a reclamare “minori tasse per sostenere le industrie”. Ma nessuno (a destra, al centro e a sinistra) che indicasse nella soluzione del “problema signoraggio” la soluzione dei tanti problemi che assillano l’Italia.

Questo salto logico può meravigliare gli ingenui. Io da tempo vado sostenendo che la nostra classe politica (politici, economisti, commentatori, giornalisti e sindacalisti) è costituita da “lupi” travestiti da “polli”. Ne viene che, se i banchieri mangiano gli “Italyani polli”, anche la classe dirigente di questo sventurato paese si nutre di polli e sui polli. “Polli Italyani” per tutti.

A questo punto è indifferente se la “fanciulla Italya” tiene il punto sulla sua virtù oppure la offre al garzone dell’albergo. In entrambi i casi trattasi di una “povera sventurata”. Colpevole di avere perso la “guerra del sangue contro l’oro”. E conviene convenire che è giocoforza che “l’oro” sfrutti il “lavoro”. Con Tremonti, senza Tremonti, contro Tremonti.