Se
le democrazie perseguitano
le idee, sono false
democrazie
26.10.09
- Leggo un pregevole ed argomentato
articolo di Pierluigi Battista
(1). E un dubbio si affaccia
alla mia mente: larticolista
si è fermato per mancanza
di spazio o perché
è orbo di un occhio?
Spiego
il senso della mia domanda.
Io concordo con quanto scrive
Pierluigi Battista. E convengo
che gli esempi che cita calzano
bene a dimostrare la sua tesi:
succede che, a volte, la
democrazia si fa intollerante
per fanatismo ideologico.
Solo che Pierluigi Battista
si ferma ad alcuni accadimenti
del recente passato (Ezra
Pound; la persecuzione, inflitta
in questo dopoguerra, ad alcuni
intellettuali che avevano
tifato per il nazifascismo).
E qui si ferma.
Del
fatto che in molti Paesi della democratica Europa siano in vigore delle leggine
liberticide che
puniscono con la galera chi
osa mettere in dubbio il mito
dellOlocausto neppure una parola. Del fatto
che alcuni spiriti
liberali (cito per
tutti il postfascista Alemanno
e il giudeo Pacifici) invochino
la gogna per chi osa dubitare
del genocidio neppure un accenno (2). E
su queste cose mi piacerebbe
sapere cosa ne pensa Pierluigi
Battista. Mi piacerebbe anche
sapere come giudica il ridicolo
caso del genocidio
degli Armeni: con la Francia che commina
la galera a chi dubita del
genocidio e con la Turchia
che commina la galera a chi
afferma il genocidio.
Concludo:
non si potrebbe lasciare la
storia agli storici? E smetterla
con queste leggine che vorrebbero
imporci la storia con la galera?
Distinti
saluti.
Antonino
Amato
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(1) Se le democrazie
perseguitano le idee in Corriere della
Sera del 26 ottobre
2009, pagina 33;
(2)
Intervista di Giovanna
Canzano ad Antonio Caracciolo:
Giovanna
Canzano intervista ANTONIO
CARACCIOLO
26
ottobre 2009
Canzano 1- Antonio
Caracciolo da filosofo del
diritto come considera ed
inquadra la libertà di opinione e di ricerca?
CARACCIOLO Alla
luce di mie personali esperienze
di questi giorni, la libertà
di pensiero non deve essere
in nessun modo confusa con
la libertà di stampa.
Anzi, possiamo ormai acclarare,
nelle condizioni concretamente
date, che libertà di
pensiero e libertà
di stampa siano termini antitetici.
E mi spiego meglio. La Repubblica
(il quotidiano Ndr) è
una proprietà privata
di non importa chi. È
in mano ad uno staff di giornalisti,
inquadrati in un albo che
inibisce di poter scrivere
o dirigere nuove testate a
chi giornalista non sia. Ma
non basta. Occorre poi chiedersi
chi umanamente siano questi
giornalisti. Non hanno certo
tutti la stessa deontologia.
Possono scrivere su di noi
quel che vogliono, presentarci
nel modo che vogliono e cè
poco da fare. Non credo nella
cultura e nellefficacia
della querela. Insomma, loro
sono lopinione pubblicata
di qualche giornalista che
si spaccia per opinione pubblica
di tutti. Non mi allargo,
perchè ammetto di essere
un poco stanco. Per libertà
di pensiero io intendo la
libertà di chiunque
e, in sommo grado, la libertà
dellanalfabeta, di chi
non ha ancora chiare nelle
sue testa le idee. Il pensiero
non è un prodotto finito,
è un processo, un farsi,
un divenire, una ricerca continua
se non del vero (che è
attività dei filosofi),
perlomeno di una compiuta
consapevolezza del proprio
essere, della propria identità.
È un processo fisiologico
che ognuno di noi attraversa
nel corso della sua vita.
Se questo processo fisiologico
viene bloccato con tutto un
sistema sofisticato di marchingegni,
i danni che riceviamo sono
incalcolabili. Il sistema
attuale dellinformazione
- con le leggi sempre più
liberticide che lo regolano
- uccide la nostra autonoma
capacità di pensiero.
Attraverso processi subliminali
ci vengono conculcati pregiudizi
e valori contro cui occorre
poi combattere. E qui mi fermo.
Il punto di osservazione da
cui tento di collocarmi, è
quello di un uomo dei tempi
di Augusto che vede già
i segni del declino e della
cacciata degli dei antichi
ed il sorgere del tipo giudaico,
cristiano o addirittura giudaico-cristiano,
come problematicamente si
vuol dire. Quando si dibatte
di radici giudaico-cristiane
dellEuropa, a me sorge
spontaneo: ed io, dove sono?
Cè spazio per
me, per i miei valori, per
i miei dèi? Per gli
antichi, la Libertà
era una dea, e così pure il pensiero, in forma
di Ragione impersonata dalla
dea Minerva.
Canzano 2 Come
mai, lei, un filosofo del
diritto, è interessato
alla difesa della libertà di espressione? In modo particolare,
nei confronti delle organizzazioni
sioniste italiane che, in
questo momento, cercano di
perseguitarlo?
CARACCIOLO È
di questi giorni una dichiarazione
del rabbino Pacifici
che invita apertamente ad
introdurre in Italia le leggi
giù vigenti in Germania,
per le quali io, secondo lui,
sarei già dovuto essere
in galera per ciò che
lui mi attribuisce di pensare.
Non credo che si dia data
troppo la pena di sapere cosa
io effettivamente penso. Gli
basta solo sapere che non
sono un filo-israeliano e/o
un filo-sionista. Di non essere
un antisemita
lavrò detto uninfinità
di volte, ma poco serve, quando
si è ormai oggetto
di attacchi calcolati. Mi
stanno mettendo alla gogna,
in quanto negatore
di non si sa bene che cosa,
e giocano su singole parole
di cui non si danno neppure
la briga di leggere, nel vocabolario,
cosa esattamente significhino,
né di verificare laccezione
che io ne avevo dato. Stante
lodierna divisione del
lavoro scientifico, ad uno
storico competerebbe tutta
la materia relativa ai campi
di concentramento: cosa di
cui, io, non mi occupo professionalmente,
e su cui non ho mie specifiche
conoscenze e competenze. Rientra,
invece, perfettamente nella
mia competenza di filosofo
del diritto, tutta la problematica
connessa alla libertà
di pensiero e di ricerca.
Direi che nessunaltra
disciplina può, con
maggior diritto, rivendicare
questa problematica. Quanto
poi, io personalmente, sia
bravo nel trattarla, è
altra secondaria questione.
Mi pare, però, che
nessuno se ne occupi come
sto facendo io: cioè,
non in impenetrabili e astruse
trattazione accademiche, ma
gridando ai cittadini: attenti!
Vi stanno privando della vostra
libertà più preziosa, base di tutte le
altre.
Canzano 3 - Perché,
secondo lei, il diritto alla
libera opinione è essenziale
all'interno di una qualunque
società civile?
CARACCIOLO Non
esiste la mia libertà
di pensiero, se non esiste
anche la libertà di
pensiero di chi la pensa in
modo radicalmente diverso
da me. Il pensiero nasce dal
pensiero ed è spesso
interazione e contrapposizione
ad un altro pensiero. Esistono
purtroppo scorie,
come insulti, cattiverie,
colpi bassi, ecc., che non
possono avere legittimità
e che riguardano più
la sfera della emotività
che non quella del pensiero,
in una realtà dellessere
umano che non si può
immaginare a compartimenti
stagni. Ma la loro condanna
ed eventuali loro sanzioni
debbono essere sempre assai
contenute in modo da non uccidere,
ovvero rendere impossibile
il pensiero. Io penso come
sanzione massima ad un biasimo
morale senza conseguenze carcerarie
e pecuniarie. Ma dovremmo
trovarci in una società
ideale. In ogni caso, la sanzione
può riguardare solo
la violazione della persona
(parlare di corna e cornuti,
vita sessuale, andare a puttane,
etc.) e GIAMMAI valutazioni
di carattere generale su periodi
e fatti storici o dottrine
e sistemi filosofici. Altrimenti
si ritorna allepoca
delle professione di fede,
quando al singolo sotto tortura
si chiedeva di abbracciare
o abiurare una determinata
fede. In Germania, mi pare
che siamo ritornati agli anni
più bui dellInquisizione.
Canzano 4 Se
tutti hanno ufficialmente
diritto alla propria opinione,
come mai, poi, questo diritto
viene rispettato soltanto
a favore di chi si allinea
sullopinione dominante?
CARACCIOLO La
forma di potere dominante
che si spaccia per democrazia,
richiede una fascia di consenso,
ma anziché essere libero,
questo consenso, viene prodotto
e manipolato tramite i canali
mediatici ed il controllo
della carta stampata rigida.
Abbiamo, a parole, tutti gli
stessi diritti e, sempre a
parole, siamo tutti uguali,
ma poi, io, ho più
diritti e sono più
eguale di te. Quando si dice
regime, luso linguistico
indica ormai qualcosa di molto
negativo, in pratica una forma
di oppressione che nasconde
le sua forme e si presenta,
addirittura, come sistema
della libertà e della
democrazia. Laltro giorno,
in una registrazione risalente
non so a quale epoca, ho sentito
Pannella dire che lui, in
questo regime, rifiuterebbe
una nomina di senatore a vita,
che io, peraltro, non avrei
difficoltà a riconoscergli
come ben meritata. Mi chiedo,
però, se lui e la sua
banda radicale
si rendano conto o meno di
essere parte integrante di
questo regime.
Canzano 5 - Lei,
in quanto filosofo del diritto,
come considera la volontà di certe forze politiche e
culturali nazionali di introdurre
anche in Italia delle leggi
che rimettono fondamentalmente
in discussione gli articoli
21 e 33 della nostra Costituzione?
E di conseguenza, anche il
dibattito storico?
CARACCIOLO Contro
questo rinnovato tentativo
è basato tutto il mio
impegno politico da quando
sceso in campo, uscendo fuori
dalla mia sfera privata, dove
non mi trovavo male. E quando
dico libertà di pensiero
e di espressione, intendo
qualcosa che non ha nulla
a che fare con la libertà
della carta stampata, che
è anzi nemica della
libertà di pensiero.
Non è, la mia, una
lotta elitaria che possa interessare
ristrette fasce di persone,
ma la vivo come un aspetto
fondante di una Liberazione
e di costruzione di una democrazia
diretta dei cittadini, come
pare vi sia stata nelle antiche
città greche. Purtroppo,
esiste mi sembra
una scarsa consapevolezza
da parte dei cittadini sullimportanza
fondamentale del diritto alla
libertà di pensiero
e ricerca. I cittadini nella
stragrande maggioranza sono
interessati a problemi di
vitto e alloggio, e non hanno
il tempo di pensare al regno
dei cieli: cioè,
alla filosofia. Su questa
scarsa vigilanza dei cittadini,
i politici trovano facile
svendere questo genere di
diritti. Ecco, dunque, che
si affaccia il rabbino
Pacifici che dice: come in
Germania! Nel generale disprezzo
di tutti i partiti politici,
il trasversalismo delle lobbies
riesce a condizionare lintero
parlamento, su interessi corporativi
a danno di tutti gli altri
cittadini. Stiamo vivendo
questo momento. Ci sveglieremo,
un bel mattino, e scopriremo
che non potremo più
dirci lun laltro
neppure Buon giorno.
Canzano 6 - Secondo
lei, la legge Mancino è
in contrasto o meno con gli
articoli 21 e 33 della nostra
Costituzione? E se è in contrasto, per quale ragione?
CARACCIOLO La
legge Mancino ha una sua precisa
genesi che occorrerebbe studiare
e divulgare. Concettualmente,
trovo quanto di più
assurdo immaginare che per
legge si possa proibire lodio
e imporre lamore del
prossimo. Al massimo, si sarà
imposta lipocrisia di
Stato. Si vanifica lidea
stessa della legge, quando
si pretende, con essa, di
disciplinare cose le sfuggono.
Si può certo punire
lomicidio, ma è
impossibile intervenire su
un odio lungamente covato
che può condurre ad
un omicidio. Non ci riesce
neppure Dio. Non posso credere,
ci riesca Mancino che ha dato
il nome alla legge, ma che
esprimeva evidentemente gli
interessi di quanti quella
legge hanno patrocinato. Dato
poi il carattere di astrattezza
e generalità che una
legge deve avere, quella legge
pensata per produrre determinati
effetti e colpire determinati
gruppi, si presta a scopi
diversi da quelli originari,
certamente non commendevoli.
Questa legge diventa facilmente
un pretesto per colpire avversari
politici e gruppi minoritari
che si vogliono contrastare.
Ci vuole poco a pretendere
che un discorso di lecito
dissenso politico, venga fatto
passare per incitamento allodio.
In questo senso, la legge
Mancino confligge con gli
art. 21 e 33, il cui ambito
si cerca di restringere sempre
più.
Canzano 7 - Si
dice che la Costituzione europea che tra non molto dovrebbe
entrare in vigore ed introdurre
in tutti i Paesi dellUnione
una serie di garanzie costituzionali
preveda ugualmente
la generalizzazione di un
certo numero leggi liberticide,
come quelle che già
esistono in Francia, in Germania,
in Austria, in Svizzera, ecc.
Un filosofo del diritto, come
considera questa eventuale
possibilità?
CARACCIOLO LEuropa
che tutti volevamo, o almeno
di cui io ero sempre stato
entusiasta, si sta rivelando
una cosa assai brutta. Per
la sfera economica, ricordo
la previsione di un mio professore,
Giuseppe Palomba, che nel
1976, diceva al riguardo:
non fatevi illusioni! I poveri
saranno più poveri
e i ricchi più ricchi.
Ma, anche la sfera dei nostri
diritti di libertà
sembra pure gravemente minacciata.
Erano già stati fatti,
negli anni passati, tentativi
di estendere a tutti i paesi
comunitari le pessime leggi
tedesche, francesi... Unificazione
sul peggio. Ed il tutto, senza
che neppure ce ne accorgiamo,
come non ci accorgiamo che
lEuropa è ormai
anche formalmente un dominio
americano. Oscuri potentissimi
burocrati producono una trasformazione
silenziosa, al riparo di occhi
e orecchie indiscrete. Quanto
per fare una citazione, rinvio
ad un libro di qualche anno
fa: Paye, La fine dello stato
di diritto. Temo che, da allora,
le cose siano ancora peggiorate.
È vano aspettarsi dalla
carta stampata la conoscenza
di questi processi in atto.
Appena appena, grazie alla
Rete, si potrebbe saperne
qualcosa, in un sistema di
comunicazione orizzontale,
come appunto la Rete, ma eccolo
che la vogliono portare sotto
controllo.
Canzano 8 - Quando
la Storia diventa una religione,
addirittura imposta per legge,
che valore potrebbe avere
la legge, per un filosofo
del diritto?
CARACCIOLO La
legge si trasforma in uno
di quei manuali che nel Medioevo
servivano per disciplinare
il processo alle streghe e
alla loro condanna al rogo.
Diventerà impossibile
anche una interpretazione
filosofica della storia ed
il filosofo, se vuol continuare
a vivere, si dovrà trasformare nel ministro di
un nuovo culto.
giovanna.canzano@email.it
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