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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Noi “boveri Idalyani” tra “finanzieri rapaci” e “politici minchioni

22.11.09 - Leggo che Berlusconi è imputato in mille processi. E mi tocca assistere al balletto tra “garantisti” e “giustizialisti”. Che dire? Io, per me, sull’innocenza di Berlusconi non metterei le mani sul fuoco. E neppure un dito. Ma poi mi tocca leggere di certe imputazioni che sembrano addensarsi sul suo capo (1). Ed allora....

Ed allora i conti non mi tornano. Il mafioso Spatuzza si è pentito ed ha cambiato mestiere: “collaboratore di giustizia”. Fin qui fatti suoi. Ma il pentito Spatuzza parla di un accordo tra la Mafia (i fratelli Graviano) e lo Stato (Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi) e questo è un “affare” che interessa tutti. Interessa anche le Procure di mezza Italia. Sì, d’accordo: l’ipotesi c’è. Ed è anche sconvolgente: Berlusconi e Dell’Utri “in un primo momento hanno fatto fare le stragi a Cosa nostra e poi si volevano fare accreditare all’esterno come coloro che erano stati in grado di farle cessare” (1).

Convengo quando Spatuzza dice: “Sono le abitudini di Cosa nostra, nella quale con le mezze frasi si costruiscono i palazzi” (1). Ma penso che ci voglia qualcosa di più di qualche “mezza frase” per convincere i Magistrati in un pubblico dibattimento. E, per quello che trapela, non siamo neppure alle “mezze frasi”. In ogni caso, Spatuzza “deporrà in aula il 4 dicembre” (1) e vedremo se emergeranno “affermazioni concrete” oppure “futile chiacchiericcio”. E, dunque, rinviamo il giudizio. Non senza osservare che i Magistrati fanno il loro dovere. E non lasciano nulla d’intentato per inchiodare Berlusconi alle sue responsabilità.

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Leggo che, in questo lungo dopoguerra, la Repubblica Italiana ha versato nelle casse della FIAT un oceano di soldi, soldi pagati dai contribuenti italiani. E che i padroni della FIAT, con gli utili, sono cresciuti, si sono ingranditi ed hanno costruito impianti in tutto il mondo. Tutto questo mi suona strano. Ma poiché i “politici” che hanno elargito gli “aiuti di Stato” e i “padroni” della FIAT non sono mai stati inquisiti, mi tocca convenire che, in siffatta simbiosi che dura da oltre 60 anni, non è ipotizzabile alcun fatto criminoso. Né “associazione a delinquere” né “mazzette ai politici”. Ed a queste conclusioni mi adeguo.

Devo però osservare che tutto questo vale nella “Italya libberata”. Che ha un suo “jure còndito” (la legislazione vigente) e fatica sul “jure condèndo” (la legislazione che sarebbe necessaria). Confesso che, su queste cose, io sono ignorante. Al punto tale di parlare di “jure condìto” dai liberatori del 1945 per un “jure contènto” scritto per un “popolo liberato”. Il classico “cornuto contento”.

Ignoro quando fu scritta la Bibbia, si dice nel 600 aC. Da allora si sa, e tutti dovrebbero sapere, che esistono i tempi delle “vacche grasse” ed esistono i tempi delle “vacche magre”. E che nei periodi di “abbondanza” si devono “riempire i granai” per i tempi della “carestia”. Ecco: un popolo libero e sovrano, dei politici dignitosi e dei manager onesti non avrebbero consentito che la Repubblica Italiana ripianasse le “perdite” della FIAT e consentisse ai suoi proprietari di investire all’estero gli “utili”. Questo ovviamente nel mio “Stato ideale”. Nel quale i politici, che hanno concesso gli aiuti di Stato, e i manager, che sono andati ad investire all’estero gli utili, sarebbero stati fucilati, con “fucilazione alla schiena”. Ma.....

Siamo nella “Italya libberata”. E mi tocca prendere atto di due fatti significativi:

1. Succede che ALCOA, una multinazionale americana, ha aperto uno stabilimento in Sardegna. Questo in cambio della promessa di avere l’energia elettrica, a “prezzo politico”. Si vorrebbero mettere in discussione gli accordi ed ALCOA minaccia di chiudere lo stabilimento della Sardegna. In proposito i dirigenti dell’ALCOA dichiarano: “se otterremo forniture elettriche a prezzi competitivi le interruzione verranno sospese” (2).

2. Sergio Marchionne (FIAT) rilascia una dichiarazione a futura memoria. E dichiara: “Non si può più pensare di difendere tutto e tenere tutti gli stabilimenti aperti” (3). Eppure.... Eppure in Italia si vendono più automobili di quante se ne producono, segno evidente che il surplus tra “prodotto” e “venduto” si verifica all’estero. Eppure.... Eppure la “Lancia Ypsilon” ha un suo mercato, solo che Marchionne vuole spostarne la produzione dalla Sicilia alla Polonia. Dopodiché si da a smentire, con toni spocchiosi, le promesse fatte ieri dal Ministro Scajola agli operai allarmati per il loro posto di lavoro. E chiede: “Che politica industriale è?”. Non si può non convenire con le regole del “libero mercato”: gli operai polacchi costano meno degli operai siciliani. E come dargli torto?

3. Ci sarebbe il problema degli “ecoincentivi”, concessi per il 2009 e da rinnovare anche per il 2010. Ma anche, su questo, le parole di Marchionne suonano spocchiose: “Non abbiamo fatto alcuna richiesta né la faremo. E’ una scelta di politica industriale del Governo Berlusconi” (3). E gli aiuti che la repubblica Italiana elargisce alla FIAT da 60 anni? Oh bella, quelli sono stati investiti all’estero. L’Italya? Si arrangi.

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Ci sarebbe da concludere che la “politica industriale” della ALCOA, multinazionale statunitense, è molto più rispettosa degli interessi italiani della “politica industriale” della FIAT, multinazionale italiana. Ma è tutta colpa nostra. Incapaci di chiedere conto alla FIAT dell’oceano di soldi spesi per tenerla in piedi e farla prosperare. Ora che FIAT prospera, ci sputano anche in faccia. Ma noi non abbiamo la “volontà politica” di mandare i carabinieri a custodire i proprietari e i finanzieri a sequestrare gli impianti. Noi siamo un “popolo liberato”, senza dignità, senza orgoglio e senza futuro.

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(1) “Io, i Graviano e i politici. Il verbale del pentito Spatuzza” in “Corriere della Sera” del 21 novembre 2009, pagina 23;

(2) “Alcoa chiude, gli operai bloccano la fabbrica” in “Corriere della Sera” del 21 novembre 2009, pagina 13;

(3) “Termini? Non possiamo difendere tutti gli stabilimenti” in “Corriere della Sera” del 21 novembre 2009, pagina 43.



 
 

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