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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

GianGiuda alle “comiche finali”: stretto tra “fedeltà” e “diritto al dissenso

17.12.09 - Uomo intelligente, intelligentissimo, Gianfranco Fini. Dotato di vasta e profonda cultura. Tanto che, recentemente, ha scritto un libro. E pazienza se qualcuno dice che, in quel libro, Fini ha apposto solo la firma. Ma che volete che sia la “virtù” se non è accompagnata dalla “fortuna”?

Fini ebbe fortuna quando Almirante lo impose al Fronte della Gioventù su Marco Tarchi. E pazienza se molti parlarono di “favoritismo”. Ed ebbe anche fortuna quando Almirante, dopo averlo designato come “delfino”, se ne morì. Sopravvenne la vedova Almirante che, dopo avergli fornito le “truppe cammellate” del defunto marito, si fece da parte. Poi.... Poi la fortuna, stanca per avere strafatto, si riposò.

E, da allora, cominciarono i guai di Fini. Che contrattò un accordo con Berlusconi per fondere, nel PdL, Alleanza Nazionale e Forza Italia accettando la logica del 70 + 30. Ma fidando nel titolo di “cofondatore”. Del quale, intelligente ed acculturato com’è, non capì la valenza: era un titolo onorifico. Quando finalmente lo capì, quando prese atto che Berlusconi “non voleva morire” e rifiutava di designarlo “erede” e “successore”, a Fini non restò che mettersi di traverso.
Ed iniziò la “guerriglia”, con svariati tentativi di distinguersi e di contrapporsi. Poi sopravvenne l’aggressione a Berlusconi e “Gianfranco” corse a dare conforto e sostegno a “Silvio”. Fu un gran successo: “i due si riappacificarono” e Berlusconi emanò un comunicato nel quale si dice che “l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”. Fu un trionfo, ma un trionfo parziale. Perché, mentre Berlusconi, parlando in brianzolo, diceva “vincerò”; Fini, leggendo in bolognese, aveva inteso “vincerai”. Un equivoco subito chiarito visto che nel PdL volavano più “falchi” che “colombe”.

***

Fu a questo punto che Fini, facendo appello alla sua moltissima intelligenza e alla sua vastissima cultura, tentò una “mossa strategica” di sicuro impatto. Ma, su questo, consentitemi una digressione personale. Ho speso la vita credendo in un “Ordine di Credenti e Combattenti”, a proclamare che “il mio Onore si chiama Fedeltà”, nel sognare “le albe che cantano”. E mi ritrovo vecchio, povero e pazzo.

Fini ha incrociato me e tanti altri “forsennati” e, nel momento del bisogno, deve essersi chiesto: “Perché non fare appello ai Valori imperituri?”. Detto, fatto: convocò gli “ex colonnelli” di quella che “fù Alleanza nazionale”. Scordandosi che lui e i suoi colonnelli quei Valori li avevano svenduti ad un tanto al chilo. Fù il “pranzo delle beffe”. E tutti recitarono una parte in commedia.

Fini chiede se loro, gli ex colonnelli di AN, si considerano ancora “colonnelli” (e a lui fedeli) oppure “aggregati a Forza Italia” (1). E quelli a protestare: “Noi non siamo di Forza Italia. Noi siamo gli ex di AN confluiti nel PdL”. E, per togliere ogni equivoco sull’incontro, La Russa dichiara (e l’intelligentissimo Fini ripete) che “l’idea di un gruppo autonomo” dei finiani è “una leggenda metropolitana” (1). Anzi....

Anzi “con distinguo vari Fini riceve l’appoggio di tutti gli ex colonnelli, da Gasparri a Urso, da Matteoli a La Russa” (1). E, dunque, a nome di tutti, andrà a “ridiscutere l’alleanza con Berlusconi”. Che, immagino, gli risponderà sornione: “Gianfranco io ho preso il mio 70 e ho dato ai tuoi colonnelli il 30. Che altro vuoi?”. Già, che altro vuole Fini? Forse che non gli viene riconosciuto il titolo di “cofondatore” del PdL? E allora?

Onore e Fedeltà”? Ma i colonnelli, come Fini, sono fedeli. Fedeli a se stessi. Quanto al “dissenso a Berlusconi”, i colonnelli convengono che “Fini ha diritto di dissentire da Berlusconi” ma.... Sì, c’è il “diritto di dissentire da Berlusconi” ma non c’è il “dovere di dissentire da Berlusconi”. Insomma: i colonnelli hanno detto a Fini: “Vai avanti tu, ché a noi vien da ridere”. E, se i colonnelli ridono di Fini, perché non dovrei ridere io? Credo di averne più diritto.

E non venite a dirmi che questi sono “fatti minori”. V’informo che Massimo Franco, su questa cosa, ci ha scritto un articolo per il “Corriere” (2). Dicendo meglio di me e in forma seriosa, quello che io vi ho detto scherzandoci su. Del resto ce lo eravamo promesso e ripromesso: andremo a brindare sulla sua tomba.


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(1) “Fini: superato il livello di guardia” in “Corriere della Sera” del 17 dicembre 2009, pagina 8;
(2) “La destra si divide sulla doppia fedeltà ai leader del PdL” in “Corriere della Sera” del 17 dicembre 2009, pagina 9.


 
 

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