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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

QUI TEATRINO ITALYA: dal “Sermone del Colle” alle “invettive del Pollaio

04.01.2010 - Di Mao Tze Dong si diceva che era un “grand’uomo” perché teneva “la testa in Cina e i coglioni in Italya”. Eravamo prima ciclone “Mani Pulite” che avrebbe annientato quel poco di classe dirigente che avevamo. Una classe dirigente indubbiamente “ladrona”, ma era l’unica emersa nella “Italya liberata”. Poi sono arrivati i “piccoli uomini”, senza testa e senza coglioni.

Prendete il Sermone che il Presidente Napolitano ci ha elargito dal Colle. Nei bei tempi andati gli statisti si ponevano il quesito: “Burro oppure Cannoni”? Oggi Napolitano sa che tale scelta non gli compete. E che rischierebbe di brutto ad affrontare simili problemi. E allora scrive ed enuncia un pistolotto inodore ed insapore, buono per tutti i palati:

1. l’interesse per le donne, i giovani e i disoccupati;
2. la necessità delle “riforme”, da fare in “concordia”.

Nessuna proposta di ampio respiro, ma “ordinaria amministrazione”:

1. Niente chiusura delle 113 basi militari USA dislocate in Italia che ci farebbe risparmiare una montagna di soldi;
2. Niente ritiro degli 11.000 soldati dislocati all’estero che ci farebbe risparmiare un oceano di soldi;
3. Niente soluzione del problema del “signoraggio” che ci consentirebbe di pagare gli interessi del “debito pubblico” mediante gli storni che riceve la “Banca d’Italia”. Ma la prospettiva di spendere altri soldi, fare altri debiti e pagare altri interessi agli “usurai della terra”.


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Insomma un discorso deludente. E tutti, politici e giornalisti, ad applaudire. Perché, in un paese di nani, chi raggiunge i 120 cm è considerato un “gigante”. Ed allora tutti ad osannare: “Bravo Napolitano, bene Napolitano”.

Chi se ne discosta, lo fa per riportare il tutto alla solita “rissa interna” (1). Eugenio Scalfari spreca una paginata di “la Repubblica” per commentare i vari punti toccati dal Messaggio ma tace sulle cose che Napolitano ha eluso. E conclude: “Si può chiedere a Silvio Berlusconi di non essere più Silvio Berlusconi? Si tratta ovviamente di una domanda retorica alla quale la sola risposta possibile è negativa” (1). Insomma, se Napolitano tace, Scalfari afferma che importa poco quello che succede in Afganistan, in Iraq e in Palestina. Ha scarso interesse quello che si minaccia in Yemen, in Somalia e in Iran. Quello che importa a Scalfari e al suo editore (il giudeo Carlo De Benedetti) è prevalere su Berlusconi.

Segue il lodo di De Magistris: “La proposta di fondo è questa: garantiamo a Berlusconi la possibilità di lasciare l’Italia senza conseguenze. Un volo di Stato con annesso Apicella e magari una graziosa signorina. Destinazione? Consigliamo le isole Cayman” (2). Opinione peraltro illuminata ed illuminante: i problemi dell’Italia sono da addossare a Berlusconi. Liberandoci di Berlusconi, noi Italyani saremo padroni dei nostri destini.

Tonino Di Pietro, invece, va oltre Berlusconi. Ed attacca anche Napolitano: “Il solito manipolo golpista che vuole stravolgere la Costituzione cavalcando le dichiarazioni del capo dello Stato, forse incaute visti gli interlocutori” (3). Potenza del preconcetto: a Di Pietro non interessa il “contesto” nel quale agisce l’Italia né lo smuove la “necessità” di una collaborazione tra maggioranza ed opposizione. Quello che importa a Di Pietro è combattere contro Berlusconi. Sulle dichiarazioni dei due parlamentari dell’IDV (De Magistris e Di Pietro) Luciano Cavalli ci spiega che i due sono in competizione per conquistare il Partito. E che la contesa avviene a “chi la spara più grossa” (4).

Insomma a tutti questi signori non interessa un bel niente dell’Italya e degli Italyani. Interessa solo la contesa con Berlusconi. E questo ci conforta alquanto. Grazie Napolitano, grazie Scalfari, grazie De Magistris, grazie Di Pietro. Grazie, anche se la farsa era mal recitata.

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(1) “Berlusconi deve dare una risposta a Napolitano” in “la Repubblica” del 3 gennaio 2010, pagina 1;
(2) “Mandiamo il premier in esilio” in “Corriere della Sera” del 3 gennaio 2010, pagina 12;
(3) “Di Pietro accusa Napolitano” in “Corriere della Sera” del 4 gennaio 2010, pagina 10;
(4) ”Lotta di potere con De Magistris” in “Corriere della sera” del 4 gennaio 2010, pagina 10.


 
 

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