Cojoni d’Italya
12.01.2010 - Chiarisco, a scanso d’equivoci, che i “Cojoni d’Italya” siamo noi “Italyani”. Beati e contenti per essere stati “liberati nel 1945”. E, da allora, amministrati da una classe dirigente indefinibile (scrivo “indefinibile”, se no ci scappa qualche denuncia penale.
Recentemente sono accaduti i “fattacci di Rosarno”:
1. uno sconosciuto ha sparato dei pallini su due africani;
2. gli africani, che vivevano una vita impossibile, peggiore degli schiavi dei tempi di “Via col vento”, si sono ribellati, scaricando la loro rabbia sugli abitanti di Rosarno;
3. i Rosarnesi, che avevano visto bruciate le loro automobili, distrutti i loro negozi e minacciate le loro donne, si sono organizzati per “cacciare i neri”.
Insomma: dei fattacci che avrebbero dovuto indurre tutti ad amare riflessioni. Ed invece i soliti imbonitori hanno cercato di cavarsela parlando e scrivendo di “ndrangheta” e di “razzismo”.
Nel corso degli anni Napolitano e Benedetto XVI° hanno dormito il “sonno dei giusti” nei loro eleganti lettoni, guardati dai granatieri e dalle guardie svizzere e certi che, l’indomani, avrebbero trovato le rispettive mense più che imbandite. Dormivano il sonno dei giusti. E non hanno visto che una torma di finanzieri rapaci stava riducendo l’Africa ad una landa desolata. E non hanno visto che milioni di Africani, spinti dalla fame nera e dalla disperazione cupa, venivano in Europa in cerca di un tozzo di pane. Dormivano il sonno dei giusti e non hanno visto che altri rapaci, di stirpe italyota, si profittavano del bisogno di questa torma di disperati per imporre loro condizioni di lavoro e di vita che riduceva tutta questa povera gente a dei bruti.
No, io non grido al “razzismo” nel leggere di un africano che, protestando contro lo sfruttamento e l’ingiustizia, ripete come un ritornello “Italiani di merda” (1). Non grido al razzismo perché io sono un “becero fascista”. E mi commuovo al pensiero di quegli Italiani che, andati in Abissinia, cantavano “Faccetta nera”: sognavano di inchiappettarla, vestirla in camicia nera e portarla in trionfo a Roma. A celebrare i fasti dello “Impero che risorgeva sui colli fatali di Roma”. Non grido al razzismo perché io ammiro Spartaco che si ribella alla sua condizione servile. Anche se si ribella contro Roma. Convinto come sono che la decadenza di Roma cominciò nel momento preciso che sacrificò il contadinato italico importando schiavi.
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Napolitano e Benedetto XVI°, invece, avevano dormito il sonno dei giusti. Ed ignoravano che, in Italya, sono nati e si sono sviluppati tanti ghetti, delle fogne a cielo aperto dove vivono torme di disperati (2). Si aggiunga che i due non sono “beceri fascisti”, ma “giudeocristiani”. E che hanno fatto una brillante carriera salmodiando dietro al carro dei “padroni del vapore”. E che potevano fare, i due, svegliati di soprassalto? Hanno intonato le litanie che conoscono.
Napolitano dichiara che il 21 gennaio sarà in Calabria per riaffermare i valori di “legalità e solidarietà oscurati dai fatti di Rosarno” (3). Prego, riverite il Presidente. Ha dormito a lungo. E solo ora, svegliato di soprassalto, si è accorto che la legalità in Italya è violata da decenni. In ogni caso Napolitano aveva già detto che “l’Italia ha l’onore e la sicurezza in Afganistan”. Come poteva immaginare, mentre dormiva, che tanti Italyoti avrebbero ridotto porzioni del territorio italiano in ghetti nei quali rinserrare gli schiavi del liberalismo? E, allora, auguri Presidente: meglio tardi che mai.
Benedetto XVI°, invece, dormiva. E, dormendo, sognava: “Jahvé e Gesù sono due persone, ma un unico Dio. Duemila anni fa litigarono. E Jahvé fece crocifiggere Gesù. Ma, recentemente, i due trovarono la via dell’intesa e si divisero l’impero: a Jahvé la Palestina, a Gesù l’Italia. Più che giusto che in Palestina gli Ebrei caccino i Palestinesi per dare vita ad uno stato giudaico. Più che giusto, anzi doveroso, che gli Italyani accolgano milioni di Africani a casa loro”. Fu così che, svegliatosi di soprassalto e frastornato dai suoi sogni, si diede ad accusare gli Italyani di razzismo. Lui, i suoi preti e i suoi chierici (4).
Particolare curioso: mentre i chierici di ex Santa ex Romana ex Chiesa accusano gli Italiani di essere razzisti, Israele si appresta a costruire un altro muro tra Israele ed Egitto. Per impedire che alcuni diseredati dell’Africa vadano in Israele (5). Ma Benedetto XVI° e i suoi chierici sono troppo impegnati a rampognare gli Italyani per vedere queste cose. Del resto non si era già concordato e stabilito che la Palestina è sotto il segno di Jahvé e l’Italya sotto il segno di Gesù? Resta irrisolto il quesito: Jahvé o Gesù? Sono un solo Dio? Sono due diversi Dei? Sono due “idoli falsi e bugiardi”? Non aspettate che vi rispondano i preti: costoro mangiano sulla vostra fede e s’ingrassano sulla vostra minchioneria.
Giunto a questo punto, penso a Santa Caterina da Siena che convinse i Pontefici a rientrare a Roma da Avignone. Penso a Santa Caterina e mi prudono le mani. Benedetta Donna, non poteva convincerli ad andarsene a Gerusalemme? Lontano da noi, Cojoni d’Italya. Tanto Cojoni da prestar fede a Napolitano e a Benedetto XVI°.
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(1) “Castel Volturno, il nuovo rifugio per 200 reduci degli scontri” in “Corriere della Sera” del 12 gennaio 2010, pagina 13;
(2) “Sicilia, un lavoratore su tre è in nero” in “La Sicilia” del 12 gennaio 2010, pagina 2;
(3) “Il Quirinale: legalità e solidarietà oscurate” in “Corriere della Sera” del 12 gennaio 2010, pagina 1;
(4) “Italia razzista, c’è troppo odio” in “Corriere della Sera” del 12 gennaio 2010, pagina 10;
(5) “Netaniahu e il nuovo muro: scelta strategica” in “Corriere della Sera” del 12 gennaio 2010, pagina 21.