Fratelli, coltelli
15.01.2010 - Da alcuni decenni quella che fu Santa Romana Chiesa ha “aperto agli Ebrei”. No, non si tratta di una “apertura alle altre religioni”, cosa che io giudicherei positiva. Ma la speciale apertura agli Ebrei, che gli ultimi Pontefici hanno preso a chiamare “fratelli maggiori”, mi lascia perplesso.
Oggi il “Corriere della Sera” dedica molte pagine alla visita che Benedetto XVI° farà alla Sinagoga di Roma. E riporta i pareri di molti Ebrei che, su questa visita, si dividono in:
1. speranzosi che il dialogo possa andare avanti;
2. dubbiosi per via delle molte incomprensioni;
3. critici perché accusano la Chiesa di una posizione equivoca ed ondeggiante.
Particolare curioso: i cattolici non dubitano, sono gli Ebrei che esprimono, ed esprimono ad alta voce, i loro dubbi.
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Scusate, ma a me pare tutto un teatrino. Messo su al fine preciso di minchionare il “popolo bue”. Cercherò, dunque di esporvi i miei dubbi.
Narrano i Vangeli che Gesù annunciava una “nuova alleanza” e si proclamava “figlio di Dio”. Per questi motivi gli Ebrei lo catturarono, lo consegnarono ai Romani ed ottennero che fosse crocifisso. Sono passati 2.000 anni e, mentre i cattolici hanno scoperto di avere dei “fratelli maggiori”; gli Ebrei sono rimasti fermi alla “vecchia alleanza”, non riconoscono Gesù come “figlio di Dio” ed insistono nel loro Dio Jahvé, “Dio nazionalista”.
Mi rendo conto che la “fede” non si può imporre. E, sul piano fede, convengo che ciascuno si tenga la sua; ma....... Ma ripugna alla mia ragione che mi si venga a dire che “Jahvé e Gesù sono un unico Dio”. Come si concilia Jahvé (dio nazionalista) con Gesù (dio che s’immola per tutti gli uomini)? L’incongruenza si spiega con Gesù che rinnova la “vecchia alleanza”, ma gli Ebrei si attengono alla “vecchia alleanza”. Eppure vengono dichiarati “fratelli maggiori”.
Né la distinzione è meramente “teologica”, ma coinvolge tutti noi. I Pontefici, i Preti e i Chierici tutti predicano a noi Italiani che “dobbiamo accogliere gli stranieri”. Ce lo comanda Gesù, dio dell’amore. Solo che Jahvé predicava e predica agli Ebrei di cacciare i Palestinesi perché “Israele deve essere giudaico”.
Insomma: Jahvé e Gesù sono “due Dei” (e ciascuno va per la sua strada) oppure sono un “Dio unico”? E, se sono un Dio unico, perché predicano in maniera sfacciatamente difforme?
Torno a ribadire: io giudico utilissimi gli incontri tra tutte le religioni. Ma a me pare azzardato quel “colloquio privilegiato tra cattolici e giudei”. Almeno sul piano della religione. Salvo poi a voltarla in volgarissima politica. Nel qual caso sarebbe un riconoscere che anche Santa Romana Chiesa ha una “Patria” (USA/Israel). E, nella “patria novella” si concepisce che tutti noi si debba diventare delle “pecore senza identità”, mentre USA/Israel sarebbero i nostri “pastori”.
Confesso: la prospettiva non mi entusiasma. Anzi suscita in me un sentimento di rivolta.
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