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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Per “amore dei Giudei” Benedetto XVI° bestemmia il “Buon Dio

18.01.2010 - Leggo la cronaca della visita di Benedetto XVI° in Sinagoga (1), leggo l’illuminato commento di Pierluigi Battista (2); ma non mi convinco. Tralascio, dunque, il tutto (cronache e commenti) per sottoporvi le cose che non mi convincono.

Buona cosa il “colloquio interreligioso” se ci si rivolge a tutti. Mettendo sullo stesso piano il “Padreterno” dei Cristiani, lo “Jahvé” dei Giudei, lo “Allah” dei Mussulmani, la “Dea Kalì” di certi Indù e il “Manitù” dei Pellerossa. Fosse così, io ci vedrei il desiderio di non mescolare le “cose religiose” con le “vicende umane”. Purtroppo non è così.

Si vuole, invece, privilegiare il colloquio tra cattolici e giudei. E si sostiene che il “Padreterno” dei cristiani è lo stesso medesimo Dio dello “Jahvé” dei giudei. Del “padreterno” dei cristiani ci parla Gesù nei Vangeli: “Padre nostro che sei nei cieli.... Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Rimetti a noi i nostri peccati così come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Dello “Jahvé” dei Giudei ci parla la Bibbia. E ce lo descrive come un “dio nazionalista, razzista, assassino e genocida”.

Possono il “Padreterno” e “Jahvé” essere lo stesso Dio, come sostiene Benedetto XVI°? Può il “Buon Dio”, che ci viene predicato da 2.000 anni, assomigliare a “Jahvé” che ordina ai suoi “uccideteli tutti”? Io penso di no. E su questo dilemma si sviluppa la vita di Gesù che, per la sua visione di Dio, fu catturato e fatto crocifiggere per volontà dei Giudei.

Mi si potrebbe obiettare: la Bibbia fu scritta alcuni secoli prima della nascita di Gesù. Converrei. Ma osserverei che, negli stessi tempi, i Greci cantavano “Giove, Padre degli Dei e degli Uomini”. I giudei, invece, anche ai nostri giorni, si attengono al loro “Jahvé”. E difatti parlano di “Dio che ha concesso loro la Palestina” in dispregio di chi la abita da 2.000 anni. E che “non rimettono i debiti” di chi ha fatto loro torto; ma sostengono che, verso i Palestinesi, “non hanno torto alcuno” di cui chiedere perdono a Dio.

E allora? E allora resta la volgarissima politica. I preti hanno sempre bisogno del potere politico. E ne ricercano i favori. Rammentate "Mussolini, Uomo della Provvidenza"? Oggi predomina USA/Israel. E i chierici di Santa Romana Chiesa ne ricercano il sostegno. E, pur di averlo, ricorrono anche alla bestemmia. Perché è una bestemmia sostenere che il “Buon Dio” dei Vangeli è lo stesso di “Jahvé” della Bibbia.

Domanda: se al Buon Dio, ai Vangeli e a Gesù non credono loro, che li predicano da 2.000 anni, perché dovrei crederci io? Io penso che, favole per favole, le leggende dei Greci e dei Romani sono più interessanti. Oltretutto, se ciascun popolo deve avere il suo “dio nazionale”, perché io dovrei rinunciare agli “Dei dell’Olimpo”?

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(1) “Il Papa nella sinagoga a Roma” in “Corriere della Sera” del 18 gennaio 2010, pagina 2;
(2) “Un cammino comune” in “Corriere della Sera” del 18 gennaio 2010, pagina 1.


 
 

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