“Italyani” e “devoti alla Sinagoga”
06.02.2010 - Desta tenerezza don Francesco Anfuso, arciprete di Termini Imerese, che, rivolgendosi agli Agnelli/Elkann, li esorta: “Dovete fare qualcosa”. Il poveretto ignora che i vertici della FIAT adorano un “Dio” più autorevole e più potente del “suo Gesù”. E difatti, a dire di Benedetto XVI°, “Gesù è figlio di Jahvé”. E al padre deve obbedienza e rispetto.
Ne è consapevole Berlusconi che, recatosi in Israele, ha detto un mucchio di bestialità al preciso scopo di ingraziarsi gli Israeliani. E pazienza se, messosi in prima linea nella condanna dell’Iran, ne soffriranno gli interessi italiani.
Ne sanno qualcosa i magistrati di questa Repubblica. E difatti, se Berlusconi attacca il gruppo editoriale del giudeo Carlo De Benedetti, si trovano dei Magistrati che riscontrano nelle sue parole gli estremi di un procedimento civile a prescindere dall’articolo 68 della Costituzione (1), ma.... Ma non si trovano Magistrati che facciano arrestare gli azionisti della FIAT per la strana politica industriale fatta in Italia. E dire che....
E dire che gli estremi ci sarebbero tutti. A cominciare delle strane dichiarazioni di Luca Cordero di Montezemolo che nega di avere ricevuto “un Euro dall’Italia”. E che conclude, con sufficienza, che “FIAT è italiana e resta italiana”. Peccato che i “fatti concreti” smentiscono le sue “parole”. E difatti, grazie alla strana politica industriale portata avanti dalla FIAT, in Italia si immatricolano 2 milioni di autovetture, ma se ne fabbricano solo 600 mila. Segno evidente che FIAT è italiana perché è cresciuta spremendo gli Italiani e portando gli stabilimenti all’estero. E vorrebbe continuare su questa strada.
Del resto lo stabilimento di Termini Imerese è un autentico scandalo, uno scandalo da codice penale. E difatti.... E difatti per Termini Imerese erano previsti da anni investimenti tali che ne avrebbero fatto un gioiello. E “per questi investimenti FIAT aveva sottoscritto un contratto di programma con lo Stato” (2); aveva comprato, ma mai istallato dei macchinari avveniristici che ora conta di spostare in Polonia (2); ma oggi Marchionne se ne esce dicendo che “per ogni automobile fabbricata a Termini FIAT ci rimette 1.000 Euro”. Ma non spiega che il mancato decollo dello stabilimento di Termini Imerese è da addebitare ai dirigenti della FIAT.
Insomma: FIAT si è presa un’ampia porzione del territorio di Termini Imerese, si è presa i contributi nazionali e regionali; non ha fatto mai partire lo stabilimento così come aveva promesso, ma conta di spostare il tutto in Polonia. E, tanto per chiarire, dichiara che non intende cedere il marchio e non intende cedere il sito. Nel timore che altri venga a rilevarlo. Mi chiedo: se questo comportamento non è pirateria, in che cosa consiste la pirateria? Ma devo arrendermi all’evidenza: nessun magistrato fa arrestare i dirigenti di FIAT e nessun ministro minaccia di nazionalizzare lo stabilimento di Termini Imerese, con tutto quello che contiene. Anzi si accetta di discutere con FIAT che vorrebbe:
1. tenersi lo spazio con i relativi capannoni per impedire che qualche altro gruppo venga ad istallarsi sul posto;
2. spostare i macchinari in Polonia;
3. regalare gli operai disoccupati alla collettività nazionale.
Hanno torto? No, hanno ragione. Perché gli Italyani siamo ridotti così: cani ringhiosi quando c’è da difendere Israele, cani da salotto quando sono in ballo gli interessi nazionali. Cani in commedia.
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(1) “Il premier e l’Espresso: gli atti alla Camera” in “Corriere della Sera” del 6 febbraio 2010, pagina 8;
(2) “Fiat non arretra e dà i numeri per smobilitare” in “LA SICILIA” del 6 febbraio 2010, pagina 2. |
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