E dire che.....
20.02.2010 - Io avevo sempre creduto che i Tedeschi avessero perso, e perso rovinosamente, la Seconda Guerra Mondiale. E che noi Italyani l’avessimo vinto, sia perché gli “Alleati” avevano fatto la guerra per “liberarci” e sia perché i nostri partigiani bla, bla, bla. Corroborava questa mia convinzione il fatto che i nostri rappresentanti tutti gli anni, in occasione del 25 Aprile, si vestivano da pagliacci per decantarci le “glorie patrie”.
Mi tocca prendere atto che le cose non stanno in questi termini. E difatti....
E difatti è notizia recente che la “Volkswagen”, l’industria automobilistica tedesca, ha stilato un accordo con il locale sindacato. Con detto accordo s’impegna a mantenere intatta l’occupazione. In cambio i 100 mila occupati si sottoporranno a dei testi di produttività (1). E’ notizia di oggi che la “Gesamtmetall”, l’industria metalmeccanica tedesca, ha firmato un accordo con il quale gli industriali s’impegnano a garantire il posto di lavoro. E questo accordo, valido per 700 mila lavoratori, sarà esteso a 2 milioni 700 mila dipendenti (2).
Insomma, in Germania, politici, industriali ed operai “marciano assieme” per dare un futuro alla Nazione e una sicurezza ai lavoratori tedeschi. In Italya, invece.....
In Italya invece le azioni della Banca d’Italia sono finite in mani private. E Draghi, governatore della Banca d’Italia, si oppone fieramente a rimetterle in mani pubbliche. In Italya i principali gruppi industriali delocalizzano all’estero i loro stabilimenti e ci rifilano i prodotti fabbricati all’estero come “prodotti nazionali”. Senza che alcun magistrato “nazifascista” li mandi in galera. E senza che alcun ministro “nazifascista” nazionalizzi gli impianti.
Tutto perduto? NO, a noi lasciano le celebrazioni della resistenza e le rievocazioni della Shoah. E sembra che gli Italyani ne siano contenti. Cornuti e contenti.
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(1) “La svolta Volkswagen sul posto sicuro” in “Corriere della Sera” del 17 febbraio 2010, pagina 31;
(2) “Garanzie al lavoro. E i metalmeccanici di Ig-Metall firmano l’accordo” in “Corriere della Sera” del 19 febbraio 2010, pagina 33. |