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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Banca d’Italia? E’ “amica” degli usurai, “nemica” degli Italiani

06.03.2010 - La “Banca d’Italia” era nata come “Banca degli Italiani”; ma, purtroppo, politici dissennati (Prodi) hanno svenduto le sue azioni a privati e politici pavidi (Tremonti) esitano a nazionalizzare le sue azioni.

Potreste obiettarmi: “Banca d’Italia deve essere autonoma ed indipendente dalle maggioranze del momento”. Vi risponderei: “Io darei al Governatore di Banca d’Italia le stesse garanzie d’indipendenza del Presidente della Repubblica. Purché lo stesso venisse eletto dal Parlamento, espressione del popolo sovrano. Oggi, invece, il Governatore è scelto dai banchieri”. Ed aggiungerei: “Oggi Banca d’Italia, retta da Mario Draghi, ex boy di Goldman Sachs, fa gli interessi degli usurai, interni ed internazionali; non fa gli interessi degli Italiani”.

E non venite a dirmi che le mie sono “parole in libertà”. Vi risponderei con la seguente notizia: “La crisi economica sta riportando alla luce la questione di una spesa pubblica socialmente iniqua, squilibrata per il peso della previdenza rispetto agli altri interventi di politica sociale, dal lavoro, alla famiglia, alla casa ai poveri. L’allarme viene dalla Banca d’Italia” (1).

Insomma: i “rapaci” ci hanno regalato la crisi del 1929 e la crisi del 2008 (ed anni seguenti). E tutti convengono che, nella fattispecie, si tratta di “crisi finanziarie, dovute all’ingordigia dei finanzieri rapaci”. Eppure.... Eppure i boys dei banchieri non parlano dei proventi del “signoraggio”, che devono andare ai banchieri. Eppure i boys dei banchieri sostengono che “si deve tagliare sulla spesa sociale”. Perché, a costoro, lo stipendio e la carriera vengono dai banchieri, non vengono dagli Italiani.

Colpa loro? No, colpa nostra che, nel 1945, abbiamo perso la guerra e tutti gli anni festeggiamo la nostra “liberazione”. Una liberazione che ci ha messo nelle mani dei rapaci nostrani e stranieri.


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(1) “BankItalia: La crisi riapre il nodo di una spesa sociale da rivedere” in “LA SICILIA” del 6 marzo 2010, pagina 15.


 
 

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