| Cacano. Ergo sunt
05.04.2010 - Giorno 21 Aprile mi darò presente in Tribunale per rispondere del reato di “aver detto male di Bentivegna”, eroe partigiano. Sottoposto a giudizio su querela/denuncia di Rosario Bentivegna (eroe partigiano, bla, bla, bla) assistito da Ferdinando Imposimato del Foro di Roma (brillante giudice, brillante politico, brillante penalista). E già questo la dice lunga: due “eroi dell’Italia liberata” a caccia di un “piccolo topo nero”.
A parte la stazza, i due si fanno forti di alcune leggi delle Repubblica Italiana e di alcune sentenze della Cassazione che sanciscono certe “verità” sulle quali non è possibile sviluppare alcuna contestazione: i partigiani sono forze armate. Anche coloro che si sono macchiati di orribili delitti. Su questo piano è inutile contraddirli. Inutile e vano. Forse che l’Italia non ha sottoscritto un Trattato di Pace nel quale “s’impegna a non perseguire coloro che, nel corso della guerra, si adoperarono per la vittoria degli Alleati” (Articolo 16)? E allora, su questo piano, a me resta solo di dire con Socrate: “Non condivido le leggi della Repubblica, ma bevo la cicuta in obbedienza alle leggi”.
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Finita la guerra, costoro hanno indossato la “maschera liberale”, smettendo il “ghigno del guerrigliero” e ci hanno dato la “Costituzione”. E alla Costituzione io mi appellerò: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili” (Articolo 15).
Convengo: chi comanda fa legge. E dalle mie parti si dice:
1. “Quando nel mondo la canaglia impera, la patria degli onesti è la galera”;
2. “In tempi di diluvio tutti gli stronzi galleggiano”.
SI, d’accordo. Ma, se c’è una “sfera pubblica” nella quale riconosco di non trovare posto se non in galera; se c’è una “sfera pubblica” nella quale solo gli stronzi galleggiano; esiste anche una “sfera privata” nella quale posso pensarla come voglio e nella quale posso esprimere delle “libere opinioni”. Senza che nessun “eroe partigiano” e nessun “trombone politico” venga a ficcare il naso per cacarmi il cazzo. E a questa tesi mi atterrò.
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Pare che i due eroi siano consapevoli della differenza tra “sfera pubblica” e “sfera privata”. E poiché galleggiano, e galleggiano bene, nella sfera pubblica, ricorrono a delle ridicole bugie per tentare di intromettersi nella mia sfera privata.
Ve li immaginate? Due grossi personaggi dell’Italia liberata che sporgono denunce fasulle per inseguire un piccolo topo nero? Se fossi stato al loro livello (di grandezza), mi sarei dato a sostenere che “qualcuno mi ha rubato un file dal computer e lo presenta in Tribunale”. Ma, poiché io sono un piccolo topo nero, dichiaro: “il file è mio. E l’ho inviato ad alcuni miei amici a me legati in una particolare mailing list”. Se detto file entra in possesso del Bentivegna è segno evidente che tra i miei amici c’era un “Giuda”. Ma è segno evidente che dietro alle parvenze dello “stato liberale” si agita ed opera una falange di malfattori che spiano i cittadini per tenere in piedi un “regime corrotto e corruttore”, un regime di merda.
E allora cosa fanno i due grossi eroi dell’Italia liberata? Si danno a sostenere che “il mio file è un sito”. Insomma: ricevono un file da uno spione e tentano di dare ad intendere che trattasi di un sito. E, come tale, soggetto alle leggi sulla stampa. Mah!
I due grossi eroi non ci fanno una bella figura. E, a dirla fuori dai denti, neppure il PM che mi ha rinviato a giudizio: era così prono verso le autorità che non si è curato di accertare se il mio era “un file trasmesso a mezzo di posta elettronica” (e dunque corrispondenza privata) oppure un “sito”, aperto al pubblico e soggetto alle leggi sulla stampa.
Il 21 Aprile ci vedremo in Tribunale. E, con l’aiuto degli Dei, spero di convincere i due eroi di averci fatto una figura di merda. Odinoooo!!!
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