Veneti
o Sloveniti?
28.04.08
- Si è sempre cercato di manipolare la
storia per un motivo o per l'altro. I Romani quando
furono abbastanza ricchi e potenti affidarono
a Virgilio l'incarico di comporre l'Eneide al
fine di nobilitare le loro origini. Il loro antenato
sarebbe stato niente meno che Enea, figlio della
dea Venere, rifugiatosi nel Lazio in fuga da Troia.
Con l'occasione la nobilitazione venne estesa,
sempre attraverso l'opera di Virgilio, anche ai
Veneti, stretti alleati dei Romani, che sarebbero
stati i discendenti di Antenore, altro troiano
fuggiasco, approdato nelle coste adriatiche cispadane,
al quale si attribuì la fondazione di Padova.
Peccato che Antenore secondo la leggenda fosse
un comunissimo mortale e che avesse tradito i
suoi per avere salva la vita!
I
mezzi attualmente a disposizione degli archeologi
e degli storici hanno tolto spazio alla fantasia
e oggi sappiamo che i Veneti non solo non giunsero
via mare nei territori nei quali ancora vi si
trovano ma che è anche da escludersi il
loro ingresso in Italia via terra dai confini
orientali. Non erano né troiani né
tanto meno illirici. Per la verità si credette
fino a cinquant'anni fa che fossero illirici e
qualcuno lo sostiene ancora. Da oltre mezzo secolo
si sa invece che Latini e Veneti provenivano dalla
Turingia, regione dell'attuale Germania, e che
si trasferirono in Italia nel 1500 a.C circa.
I Veneti si fermarono prima e rimasero dove sono
ancora oggi, i Latini continuarono fino al Lazio.
L'affinità
linguistica e le comuni origini li resero alleati
e benché questa alleanza giovasse di più
ai Veneti, portati alle attività civili
piuttosto che a quelle belliche, anche i Romani
ne trassero beneficio, soprattutto in occasione
della discesa in Italia di Annibale e dell'assedio
di Roma da parte dei Galli Senoni di Brenno. Come
conseguenza di questa alleanza il Veneto divenne
una provincia romana gradualmente senza interventi
bellici di sorta, che si resero invece necessari
nei confronti di quasi tutti i Galli cispadani.
Del
venetico, la lingua dei progenitori degli attuali
Veneti, ne sono rimaste circa 400 scritte e si
conosce il significato di una sessantina di parole.
Poco ma sufficiente per confermare che le due
lingue erano indoeuropee del gruppo centum e che
esisteva una grande affinità fra di loro.
Infatti, per esempio, il pronome di prima persona
singolare al nominativo"ego" coincideva
in entrambe le lingue, all'accusativo diventava
in venetico "mego" anziché "me".
Nel tedesco, altra lingua indoeuropea del gruppo
centum, i corrispondenti pronomi al nominativo
e all'accusativo sono "ich" e "mich".
La maggior parte delle scritte non è stata
ancora decifrata. L'alfabeto etrusco modificato,
utilizzato per la scrittura del venetico, è
anche sillabico (la sillaba e non la lettera è
l'elemento strutturale minimo) e il verso è
talvolta da destra verso sinistra, talvolta da
sinistra verso destra. Non deve essere per niente
facile affrontare la lettura di un testo in una
lingua che non si conosce, in cui gli spazi tra
le parole non si distinguono con precisione e
di cui non si sa se si deve leggere iniziando
dalla sinistra o dalla destra!
Gli
studiosi sloveni Joko avli, Matej
Bor e Ivan Tomai? sostengono invece di aver
risolto l'enigma. Il venetico altro non sarebbe
che una lingua quasi identica allo sloveno moderno.
Teniamo presente che gli Sloveni giunsero dall'Europa
orientale nel 500 d.C. circa, dopo i Longobardi
e seguendo pari pari la loro rotta, i Veneti invece
giunsero dal centro Europa 2000 anni prima. Teniamo
inoltre presente che lo sloveno è una lingua
indoeuropea del gruppo satem e il venetico appartiene
invece al gruppo centum. Nonostante ciò
essi, soprattutto Matej Bor, un poeta sloveno,
sostengono di aver decifrato le scritte. Si deve
dire al riguardo che lo sloveno, essendo una lingua
consonantica, e facendo quindi poco uso delle
vocali, forse si è prestato meglio a dare
una interpretazione apparentemente attendibile
delle scritte venetiche, date le caratteristiche
sillabiche dell'alfabeto etruscoide. Si tratta
comunque di interpretazioni artefatte che tendono
a convalidare una teoria completamente campata
in aria. Se le scritte per gli studiosi sloveni
non hanno rappresentato un grosso problema, per
tutto il resto e, cioè, per quanto attiene
al luogo di provenienza e allo scostamento temporale
degli arrivi, circa duemila anni, questi si sono
letteralmente arrampicati sugli specchi come si
può verificare nella versione tedesca dell'opera
del Bor che si trova in rete. Una versione italiana
non esiste. Secondo il Bor quindi non si tratterebbe
di Veneti ma bensì di Sloveneti! L'eliminazione
dello "slo" sarebbe dovuta all'assenza
di questi suoni nella lingua latina.
"Osti
Jarei" è una di queste libere interpretazioni
di scritte venetiche eseguite da Matej Bor. Starebbe
per "ostani jar" oppure "ostani
mladic" che in sloveno significa "rimani
giovane". Digitando su Google "osti
jarej" vi si trovano oltre 8.000 riscontri.
Quasi tutti si riferiscono a un complesso musicale
nazionalista sloveno il cui nome fa riferimento
inequivocabilmente alla scritta venetica in questione.
La tendenziosa teoria-barzelletta di Matej Bor
finisce così per alimentare il nazionalismo
sloveno!
Eccoci
ritornati al punto di partenza: anche gli Sloveni
sono interessati a manipolare la storia. La teoria
non regge ma intanto si diffonde, soprattutto
entro i confini della vicina repubblica. Le loro
rivendicazioni territoriali non si estendono fino
al Po ma si consolidano entro i limiti di sempre.
Mi chiedo a quale scopo si diano tanto da fare.
Pensavo che con il loro ingresso nell'Unione Europea
di queste cose non si sarebbe più dovuto
parlare. A quanto pare non è così!
Armando
C. Tavano