Jus
Solis e Cittadinanza Dominicana
31.05.08 - ART.11.- Son dominicanos:
1. Todas las personas que nacieren en el territorio
de la República, con excepción de
los hijos legítimos de los extranjeros
residentes en el país en representación
diplomática o los que están de tránsito
en él.
(Sono dominicani tutti i nati nel territorio della
Repubblica ad eccezione dei figli legittimi degli
stranieri residenti nel Paese con funzioni di
rappresentanza diplomatica o coloro che sono in
transito.)
In
base a questo articolo della costituzione della
R. Dominicana i figli di cittadini stranieri "in
transito" e quindi non stabilmente residenti
non sono dominicani. Dalla lettura del testo si
evince che soltanto i figli di stranieri residenti,
e quindi muniti di carta d'identità, rientrano
nello "jus solis" o diritto di
acquisizione della cittadinanza per nascita nel
territorio dello Stato. Questa è l'interpretazione
ufficiale di questo articolo. Infatti, il grande
leader del PRD, José Francisco Peña
Goméz, figlio di Haitiani, veniva invitato,
ogni volta che si candidava alle elezioni presidenziali,
ad esibire prova della sua cittadinanza dominicana,
per la qual cosa il politico aveva già
predisposto un fascicolo dove tra l'altro si trovava
la carta d'identità di suo padre.
Il
presidente Leonel Fernández propone una
stesura diversa di questo articolo in modo da
rendere il contenuto ancora più chiaro,
evitando dei malintesi come quelli che si stanno
verificando a livello internazionale, prevedendo
nel contempo un'eccezione all'eccezione qualora
chi nascesse nel territorio della Repubblica non
avesse diritto a nessun'altra cittadinanza e che,
quindi, altrimenti, diventerebbe apolide. In questo
caso verrebbe concessa la cittadinanza dominicana.
La
costituzione haitiana stabilisce che: "sono
haitiani i figli di Haitiani nati in qualunque
parte del mondo". Non è consentita
la doppia cittadinanza. Non esistono quindi, in
assenza dello status di residente nella R. Dominicana
dei genitori haitiani, i presupposti per l'acquisizione
della cittadinanza da parte dei loro figli nati
nel territorio nazionale. Non può essere
esteso a questi lo "jus solis"
e i genitori devono recarsi presso le autorità
consolari del loro Paese per depositare i certificati
di nascita dei loro figli che sono haitiani per
"jus sanguinis".
Si
tenga inoltre presente che più che una
questione di immigrazione si tratta nel caso degli
Haitiani nella R. Dominicana di una vera e propria
invasione strisciante. Il presidente Leonel
Fernández ha più volte ribadito
che la questione haitiana può portare a
situazioni simili a quelle che si sono verificate
nel Kossovo. Si tratta di un problema di sicurezza
nazionale e come tale verrà affrontato
dal presente governo sia in sede di modifica della
costituzione sia in sede di applicazione delle
misure che si renderanno necessarie perché
tutto torni alla normalità, sempre chiaramente
nel rispetto dei diritti umani e nell'interesse
superiore dello Stato dominicano. Nei confronti
della questione haitiana anche la chiesa cattolica
dominicana è piuttosto intransigente. Il
cardinale López Rodríguez si scaglia
con durezza contro chiunque appoggi posizioni
pro-haitiane nel territorio nazionale.
Ci
penserei due volte prima di tacciare di razzisti
i Dominicani. Di fatto si tratta di un Paese
abitato prevalentemente da mulatti senza complessi.
Discendono da spagnoli, da Tainos e da negri liberi,
che hanno saputo costruire una nazione occidentale
per cultura, per lingua e per valori morali. Quasi
il 50% degli elettori nel 1996 votò per
un negro figlio di padre e madre haitiani, che
viene tuttora ricordato e quasi venerato dai suoi
numerosi ammiratori. Questo negro da bambino venne
adottato ed educato da una prominente famiglia
dominicana. Si tratta di José Francisco
Peña Gómez. Come mulatti senza complessi
guardano al bianco e al negro come parte del loro
patrimonio genetico senza ritenersi né
inferiori ai primi né superiori ai secondi.
Lo stesso non direi degli Haitiani e se qualcuno
pensa ancora che si tratti di poveracci al di
sopra di ogni sospetto si legga bene la loro storia
e poi ne riparliamo.
Per
logica non credo che un Paese possa essere considerato
dagli stessi soggetti ricco e povero allo stesso
tempo. Eppure con la R. Dominicana succede spesso.
Da una parte la si vuole far passare per uno stato
fallito, tipo Haiti, povero in canna, pieno di
malati di AIDS e via dicendo, dall'altra gli stessi
denigratori lanciano nei suoi confronti accuse
di xenofobia e di razzismo come se fosse un paese
ricco che tratta male gli immigrati alla ricerca
nel suo territorio di una vita migliore.
Il
governo della R. Dominicana fa salti mortali per
garantire a tutti i cittadini un certo livello
di assistenza sanitaria, per garantire l'istruzione
scolastica gratuita: gli allievi ricevono i libri
gratis e ad ogni studente della scuola pubblica
viene data ogni giorno la colazione, anche questa
gratis. Il governo garantisce prezzi accessibili
per gli alimenti, per la corrente elettrica, per
il gas naturale. A tale scopo elargisce delle
sovvenzioni che lo portano in situazioni deficitarie
a livello macroeconomico. Gli Haitiani attraversano
la frontiera in massa per godere di questo relativo
benessere. Vengono qui perché c'è
ancora del verde. Dalle parti loro hanno fatto
tabula rasa. Vengono qui perché c'è
più sicurezza. Dalle parti loro girano
le bande armate. Vengono qui perché le
loro donne possono partorire con l'assistenza
medica, perché possono trovare le medicine,
perché mangiano con maggiore facilità.
Di fatto non vengono qui a lavorare ma a sopravvivere.
Si insediano nelle zone di frontiera, continuano
a parlare, pensare e vivere come haitiani e prima
o poi qualcuno avanzerà delle pretese indipendentiste
mettendo in evidenza la diversità culturale
e linguistica e la maggiore presenza demografica,
qualcun altro ne verificherà la veridicità
ed ecco un nuovo Kossovo. E poi si ricomincia
daccapo.
Armando
C. Tavano