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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

La rielezione e l'orco cattivo

31.05.08 - Spesso i politici si rivolgono agli elettori come se questi fossero dei bambini incapaci di intendere e di volere. La rielezione presidenziale nella R. Dominicana viene presentata alla stregua di un orco cattivo che da queste parti si chiama "cuco": "el cuco de la reelección". Viene dato per scontato da certi teorici della politica che questa sia la causa di tutti i mali dei paesi latino-americani e quindi anche della R. Dominicana. Da essa traerebbero origine i regimi totalitari ed essa rappresenterebbe uno sperpero delle risorse dello Stato in quanto il candidato al potere se ne servirebbe smisuratamente facendone un uso improprio per raggiungere lo scopo di essere rieletto.

Di fatto in quattro anni e quindi in due elezioni presidenziali successive, risultati alla mano, non meno del 90% degli elettori si è pronunciato indirettamente ma inequivocabilmente a favore della rielezione. Nel 2004 circa il 34% ha votato per Hipólito e nel 2008 circa il 54%, per Leonel. A questi devono senz'altro aggiungersi gli elettori del PRSC, partito rielezionista per antonomasia.

Della volontà popolare certi teorici della politica non fanno alcun cenno. Probabilmente ritengono che il popolo non sia all'altezza di capire da solo se la rielezione gli conviene o meno. Chiunque si dichiari democratico deve, però, innanzitutto rispettare e interpretare la volontà popolare cercando di capirne le motivazioni di base senza arricciare il naso. Se è vero che nel commercio il cliente ha sempre la ragione, nella politica ad avere sempre la ragione è il popolo. Per dirla in altri termini, nella Rep. Dominicana il subconscio collettivo accetta la rielezione e la considera un premio per il presidente uscente che si ricandida. E' un dato di fatto che i Dominicani tendono a riconfermare nel potere coloro che sono stati alla guida del loro Paese. Tra due candidati propendono sempre per l'ex-presidente. Questo lo sosteneva Joaquín Balaguer che riteneva anche che non si potesse fare politica nella R. Dominicana senza conoscerne a fondo la storia.

Hipólito nel 2002 provvide a modificare la costituzione limitatamente all'articolo 49 che disponeva che dopo un mandato presidenziale il presidente uscente non si potesse ricandidare se non dopo almeno un altro periodo. Questa norma era già stata applicata a Joaquín Balaguer nel 1996 e a Leonel Fernández nel 2000. Hipólito Mejía si diede molto da fare per modificare questo articolo e quindi potersi ricandidare nel 2004. Facendo così vanificò uno dei maggiori successi di tutti i tempi del suo partito, il PRD, che fa dell' antirielezione uno dei suoi principi cardini. Ritengo che Hipólito fosse ben conscio del fatto che non avrebbe potuto battere Leonel in quelle elezioni e che quindi la rielezione non fosse il suo obiettivo principale. Molto probabilmente Hipólito aspirava ad un giudizio sul suo operato espresso direttamente nelle urne dagli elettori. E lo ottenne e, visto quanto in quei quattro anni era successo, il giudizio espresso non si può considerare del tutto negativo: il 34% degli elettori gli riconfermò la fiducia e nei successivi quattro anni il PRD rimase saldamente nelle sue mani. Da ciò si evince che il presidente in carica con la rielezione vuole anche che il popolo esprima un giudizio sul suo operato. Mi pare un'aspirazione più che legittima.

In realtà da quando la dittatura militare instaurata con i classici colpi di stato è stata bandita dall' arsenale degli strumenti della politica egemonica americana, l' antirielezionismo ha iniziato a prendere piede in Latinoamerica. Si dice che la rielezione è l'anticamera del totalitarismo, che è antidemocratica perché la democrazia non può prescindere dall'alternanza. In primo luogo sappiamo che al totalitarismo in Latinoamerica non si scivola attraverso la rielezione ma piuttosto attraverso i colpi di stato, nel frattempo scomparsi dalla scena politica. Se poi il processo elettorale è trasparente e corretto, e l'OEA manda dei suoi rappresentanti per verificarne la regolarità, non c'è motivo per togliere al popolo sovrano l'opzione della rielezione. In secondo luogo per alternanza in questo contesto probabilmente s' intende, detto all'italiana: "una volta ciascuno non fa male a nessuno".

Si dice che aspirando alla rielezione il candidato al potere faccia un uso improprio delle risorse dello Stato. Sicuramente il presidente uscente gode di maggiore visibilità ed è agevolato dal fatto di essere ancora presidente in carica nei vari spostamenti e anche nel reperimento di finanziatori che scommettono su una vittoria elettorale più probabile. Lo sperpero delle risorse dello Stato non è mai stato dimostrato e, comunque, in ogni caso, anche se dovesse vincere un partito dell'opposizione, per rimborsare i finanziatori in modo adeguato, si dovrebbe provvedere ricorrendo, guarda caso, proprio alle risorse dello Stato. Questo lo sanno anche i bambini: in Latinoamerica la politica è intesa come il più redditizio dei mestieri e alla base del grande interesse che suscita c' è di solito poca ideologia e molta ambizione economica.

Le norme antirielezione adottate dai vari paesi del continente americano prevedono talvolta un unico mandato e poi "mai più", è il caso del Messico in cui il mandato elettorale ha la durata di sei anni e della Colombia dove invece il mandato è di quattro anni. Altre prevedono per il presidente uscente l'impossibilità di ricandidarsi immediatamente. E' il caso del Perù, del Cile e della Bolivia con mandati di 5 o di 6 anni. Tra questi solo la Bolivia prevede il "mai più" dopo il secondo mandato. Questo era il modello precedente della costituzione del 1994 della R. Dominicana con un mandato di quattro anni e senza il "mai più". Altre ancora prevedono due mandati consecutivi seguiti dal "mai più" o da un intervallo. Del primo gruppo fanno parte gli USA, la R. Dominicana, il Venezuela con quattro, quattro e sei anni rispettivamente, con la particolarità per la R. Dominicana che il presidente che si ricandida è soggetto al "mai più" anche qualora non venga rieletto. E' il caso di Hipólito Mejía. C'è da dire che il Venezuela prevede anche la possibilità di revoca del mandato presidenziale attraverso un meccanismo referendario. In questo gruppo possiamo includere a titolo di cronaca anche la Russia. Nel secondo gruppo troviamo la sola R. Argentina. Nella sua costituzione è previsto un intervallo dopo due mandati consecutivi di quattro anni ma non è prescritto il "mai più". Un caso a parte è la Francia che non rientra nel campo di influenza degli USA e che non si è mai posta il problema della rielezione.

Stato
Periodo presidenziale
Rielezione immediata
Dopo un periodo di intervallo
Dopo due periodi consecutivi
Mai più
Argentina
4 anni
Si
Si
No
No
Venezuela
6 anni
Si
No
No
Si
Perù
5 anni
No
Si
/
No
Cile
6 anni
No
Si
/
No
Bolivia
5 anni
No
Si
/
Si
Messico
6 anni
No
No
/
Si
Usa
4 anni
Si
Si
No
Si
Russia
4 anni
Si
Si
No
Si
Dominicana
4 anni
Si
No
No
Si
Colombia
4 anni
No
No
/
Si
Francia
4 anni
Si
Si
Si
No


Il presidente rieletto Leonel Fernández, in una recente intervista non scartò l'eventualità di una quarta candidatura presidenziale ed è per questo motivo che è stato adottato lo slogan "cuatro años más y después hablamos" (quattro anni ancora e poi se ne riparla). La continuazione delle strutture in essere per i progetti presidenziali di Leonel e dell'ex-presidente Hipólito Mejía dipendono dall' eliminazione dell' articolo 49 della costituzione che dispone la rielezione e il "mai più". Così come stanno le cose, a livello dei paesi della regione non sarà facile far accettare una rimozione totale di ogni impedimento alla rielezione, anche se nella R. Dominicana quasi il 100% degli elettori si è indirettamente espresso a favore di questa nei due ultimi processi elettorali. Sicuramente verrà esteso il mandato a cinque o sei anni per far coincidere nuovamente nel futuro le elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative. Con ogni probabilità verranno ridotti i poteri del presidente che nelle repubbliche presidenziali sono praticamente illimitati: sarebbe il primo Stato della regione a farlo e ciò potrebbe far vedere di buon occhio l'abolizione di ogni clausola antirielezione. Forse si adotterà un modello tipo quello in essere nella R. Argentina, che prevede un intervallo dopo due mandati ma che non prescrive il "mai più".
I temi attuali della politica dominicana sono: la modifica dell'art. 49, l' abolizione del "nunca jamás" e la ricongiunzione delle elezioni presidenziali, legislative e amministrative. Le manovre elettorali in vista del 2010 e del 2012 sono già iniziate. Ricompare Danilo Medina il grande rivale di Leonel all'interno del PLD, ricompaiono Fernández Mirabal e Tomás Pérez. Qualcuno parla della prima dama, Margarita Cedeño, che potrebbe emulare Cristina Kirchner. Nel PRD si sente una certa tensione. Miguel Vargas rivendica una posizione di leadership visto il successo, in termini di incremento di voti rispetto al 2004, avuto nelle recenti elezioni. Hipólito dichiara che non si ripresenterà come candidato e così come stanno le cose non potrebbe nemmeno. Ma Hipólito è un politico e le sue parole vanno interpretate con attenzione.

Armando C. Tavano



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Armando C. Tavano


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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