La
rielezione e l'orco cattivo
31.05.08
- Spesso i politici si rivolgono agli elettori
come se questi fossero dei bambini incapaci di
intendere e di volere. La rielezione presidenziale
nella R. Dominicana viene presentata alla stregua
di un orco cattivo che da queste parti si chiama
"cuco": "el cuco de la reelección".
Viene dato per scontato da certi teorici della
politica che questa sia la causa di tutti i mali
dei paesi latino-americani e quindi anche della
R. Dominicana. Da essa traerebbero origine i regimi
totalitari ed essa rappresenterebbe uno sperpero
delle risorse dello Stato in quanto il candidato
al potere se ne servirebbe smisuratamente facendone
un uso improprio per raggiungere lo scopo di essere
rieletto.
Di
fatto in quattro anni e quindi in due elezioni
presidenziali successive, risultati alla mano,
non meno del 90% degli elettori si è pronunciato
indirettamente ma inequivocabilmente a favore
della rielezione. Nel 2004 circa il 34% ha votato
per Hipólito e nel 2008 circa il 54%, per
Leonel. A questi devono senz'altro aggiungersi
gli elettori del PRSC, partito rielezionista per
antonomasia.
Della
volontà popolare certi teorici della politica
non fanno alcun cenno. Probabilmente ritengono
che il popolo non sia all'altezza di capire da
solo se la rielezione gli conviene o meno. Chiunque
si dichiari democratico deve, però, innanzitutto
rispettare e interpretare la volontà popolare
cercando di capirne le motivazioni di base senza
arricciare il naso. Se è vero che nel commercio
il cliente ha sempre la ragione, nella politica
ad avere sempre la ragione è il popolo.
Per dirla in altri termini, nella Rep. Dominicana
il subconscio collettivo accetta la rielezione
e la considera un premio per il presidente uscente
che si ricandida. E' un dato di fatto che i Dominicani
tendono a riconfermare nel potere coloro che sono
stati alla guida del loro Paese. Tra due candidati
propendono sempre per l'ex-presidente. Questo
lo sosteneva Joaquín Balaguer che riteneva
anche che non si potesse fare politica nella R.
Dominicana senza conoscerne a fondo la storia.
Hipólito
nel 2002 provvide a modificare la costituzione
limitatamente all'articolo 49 che disponeva che
dopo un mandato presidenziale il presidente uscente
non si potesse ricandidare se non dopo almeno
un altro periodo. Questa norma era già
stata applicata a Joaquín Balaguer nel
1996 e a Leonel Fernández nel 2000. Hipólito
Mejía si diede molto da fare per modificare
questo articolo e quindi potersi ricandidare nel
2004. Facendo così vanificò uno
dei maggiori successi di tutti i tempi del suo
partito, il PRD, che fa dell' antirielezione uno
dei suoi principi cardini. Ritengo che Hipólito
fosse ben conscio del fatto che non avrebbe potuto
battere Leonel in quelle elezioni e che quindi
la rielezione non fosse il suo obiettivo principale.
Molto probabilmente Hipólito aspirava ad
un giudizio sul suo operato espresso direttamente
nelle urne dagli elettori. E lo ottenne e, visto
quanto in quei quattro anni era successo, il giudizio
espresso non si può considerare del tutto
negativo: il 34% degli elettori gli riconfermò
la fiducia e nei successivi quattro anni il PRD
rimase saldamente nelle sue mani. Da ciò
si evince che il presidente in carica con la rielezione
vuole anche che il popolo esprima un giudizio
sul suo operato. Mi pare un'aspirazione più
che legittima.
In
realtà da quando la dittatura militare
instaurata con i classici colpi di stato è
stata bandita dall' arsenale degli strumenti della
politica egemonica americana, l' antirielezionismo
ha iniziato a prendere piede in Latinoamerica.
Si dice che la rielezione è l'anticamera
del totalitarismo, che è antidemocratica
perché la democrazia non può prescindere
dall'alternanza. In primo luogo sappiamo che al
totalitarismo in Latinoamerica non si scivola
attraverso la rielezione ma piuttosto attraverso
i colpi di stato, nel frattempo scomparsi dalla
scena politica. Se poi il processo elettorale
è trasparente e corretto, e l'OEA manda
dei suoi rappresentanti per verificarne la regolarità,
non c'è motivo per togliere al popolo sovrano
l'opzione della rielezione. In secondo luogo per
alternanza in questo contesto probabilmente s'
intende, detto all'italiana: "una volta ciascuno
non fa male a nessuno".
Si
dice che aspirando alla rielezione il candidato
al potere faccia un uso improprio delle risorse
dello Stato. Sicuramente il presidente uscente
gode di maggiore visibilità ed è
agevolato dal fatto di essere ancora presidente
in carica nei vari spostamenti e anche nel reperimento
di finanziatori che scommettono su una vittoria
elettorale più probabile. Lo sperpero delle
risorse dello Stato non è mai stato dimostrato
e, comunque, in ogni caso, anche se dovesse vincere
un partito dell'opposizione, per rimborsare i
finanziatori in modo adeguato, si dovrebbe provvedere
ricorrendo, guarda caso, proprio alle risorse
dello Stato. Questo lo sanno anche i bambini:
in Latinoamerica la politica è intesa come
il più redditizio dei mestieri e alla base
del grande interesse che suscita c' è di
solito poca ideologia e molta ambizione economica.
Le
norme antirielezione adottate dai vari paesi del
continente americano prevedono talvolta un unico
mandato e poi "mai più", è
il caso del Messico in cui il mandato elettorale
ha la durata di sei anni e della Colombia dove
invece il mandato è di quattro anni. Altre
prevedono per il presidente uscente l'impossibilità
di ricandidarsi immediatamente. E' il caso del
Perù, del Cile e della Bolivia con mandati
di 5 o di 6 anni. Tra questi solo la Bolivia prevede
il "mai più" dopo il secondo
mandato. Questo era il modello precedente della
costituzione del 1994 della R. Dominicana con
un mandato di quattro anni e senza il "mai
più". Altre ancora prevedono due mandati
consecutivi seguiti dal "mai più"
o da un intervallo. Del primo gruppo fanno parte
gli USA, la R. Dominicana, il Venezuela con quattro,
quattro e sei anni rispettivamente, con la particolarità
per la R. Dominicana che il presidente che si
ricandida è soggetto al "mai più"
anche qualora non venga rieletto. E' il caso di
Hipólito Mejía. C'è da dire
che il Venezuela prevede anche la possibilità
di revoca del mandato presidenziale attraverso
un meccanismo referendario. In questo gruppo possiamo
includere a titolo di cronaca anche la Russia.
Nel secondo gruppo troviamo la sola R. Argentina.
Nella sua costituzione è previsto un intervallo
dopo due mandati consecutivi di quattro anni ma
non è prescritto il "mai più".
Un caso a parte è la Francia che non rientra
nel campo di influenza degli USA e che non si
è mai posta il problema della rielezione.
|
Stato
|
Periodo
presidenziale
|
Rielezione
immediata
|
Dopo
un periodo di intervallo
|
Dopo
due periodi consecutivi
|
Mai
più
|
|
Argentina
|
4 anni
|
Si
|
Si
|
No
|
No
|
|
Venezuela
|
6 anni
|
Si
|
No
|
No
|
Si
|
|
Perù
|
5
anni
|
No
|
Si
|
/
|
No
|
|
Cile
|
6
anni
|
No
|
Si
|
/
|
No
|
|
Bolivia
|
5
anni
|
No
|
Si
|
/
|
Si
|
|
Messico
|
6
anni
|
No
|
No
|
/
|
Si
|
|
Usa
|
4
anni
|
Si
|
Si
|
No
|
Si
|
|
Russia
|
4
anni
|
Si
|
Si
|
No
|
Si
|
|
Dominicana
|
4
anni
|
Si
|
No
|
No
|
Si
|
|
Colombia
|
4
anni
|
No
|
No
|
/
|
Si
|
|
Francia
|
4
anni
|
Si
|
Si
|
Si
|
No
|
Il
presidente rieletto Leonel Fernández, in
una recente intervista non scartò l'eventualità
di una quarta candidatura presidenziale ed è
per questo motivo che è stato adottato
lo slogan "cuatro años más
y después hablamos" (quattro anni
ancora e poi se ne riparla). La continuazione
delle strutture in essere per i progetti presidenziali
di Leonel e dell'ex-presidente Hipólito
Mejía dipendono dall' eliminazione dell'
articolo 49 della costituzione che dispone la
rielezione e il "mai più". Così
come stanno le cose, a livello dei paesi della
regione non sarà facile far accettare una
rimozione totale di ogni impedimento alla rielezione,
anche se nella R. Dominicana quasi il 100% degli
elettori si è indirettamente espresso a
favore di questa nei due ultimi processi elettorali.
Sicuramente verrà esteso il mandato a cinque
o sei anni per far coincidere nuovamente nel futuro
le elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative.
Con ogni probabilità verranno ridotti i
poteri del presidente che nelle repubbliche presidenziali
sono praticamente illimitati: sarebbe il primo
Stato della regione a farlo e ciò potrebbe
far vedere di buon occhio l'abolizione di ogni
clausola antirielezione. Forse si adotterà
un modello tipo quello in essere nella R. Argentina,
che prevede un intervallo dopo due mandati ma
che non prescrive il "mai più".
I temi attuali della politica dominicana sono:
la modifica dell'art. 49, l' abolizione del "nunca
jamás" e la ricongiunzione delle elezioni
presidenziali, legislative e amministrative. Le
manovre elettorali in vista del 2010 e del 2012
sono già iniziate. Ricompare Danilo Medina
il grande rivale di Leonel all'interno del PLD,
ricompaiono Fernández Mirabal e Tomás
Pérez. Qualcuno parla della prima dama,
Margarita Cedeño, che potrebbe emulare
Cristina Kirchner. Nel PRD si sente una certa
tensione. Miguel Vargas rivendica una posizione
di leadership visto il successo, in termini di
incremento di voti rispetto al 2004, avuto nelle
recenti elezioni. Hipólito dichiara che
non si ripresenterà come candidato e così
come stanno le cose non potrebbe nemmeno. Ma Hipólito
è un politico e le sue parole vanno interpretate
con attenzione.
Armando
C. Tavano