I
Soldi, questi sconosciuti
15.07.08
- Succede che siamo così presi dalla routine
quotidiana che non ci fermiamo mai a pensare all'essenza
delle cose.
Per esempio i soldi, questi sconosciuti, cosa
sappiamo di loro?
Molto poco. Sappiamo che servono per fare incassi
e pagamenti. Sappiamo che si presentano sotto forme
diverse: moneta metallica, carta moneta, assegni,
carte di credito e trasferimenti bancari sui conti.
Sappiamo che assegni, saldi di conti correnti, ecc.
volendo, si possono trasformare in carta moneta,
che in definitiva insieme alla moneta metallica
rappresenta il contante vero e proprio.
Prendiamo un biglietto, che ne so, da 500 Euro
e uno da 100. In cosa divergono questi due biglietti?
Logicamente nei valori nominali.
Ma da un punto di vista concreto, reale, di cosa
sono fatti questi biglietti?
Sono fatti di carta diversamente colorata e stampata,
il cui costo si avvicina ai 3 centesimi di Euro.
E allora perché hanno un potere di acquisto
migliaia di volte superiore?
Qualcuno dirà che rappresentano un credito
nei confronti di non si sa chi. Ma non è
così. Un tempo esisteva la convertibilità
in oro ma da ormai oltre trent'anni questa non esiste
più.
E allora perché i soldi valgono?
Valgono perché per legge hanno circolazione
forzosa, perché noi siamo convinti che valgano,
perché la nostra vita di ogni giorno è
imperniata sui soldi, che rappresentano un vero
e proprio postulato circolante.
E questo divario tra il valore della carta e
il valore nominale del biglietto a chi spetta? Per
esempio a chi spettano i circa 500 Euro di differenza
tra il costo del biglietto e il suo valore nominale?
Questa differenza spetta a chi emette la moneta,
a chi, quindi, la immette in circolazione. Si chiama
"reddito monetario" o "signoraggio".
Ecco, un tempo spettava al Cesare, poi allo Stato
e oggi alla Banca Centrale, nel nostro caso alla
Banca d'Italia.
E la Banca Centrale Europea?
La BCE può emettere fino all'8% del circolante
complessivo, ciò che di fatto non fa, Essa
stabilisce quale parte di questo reddito monetario
appartenga ad ogni banca centrale secondo delle
percentuali fisse sull'emissione monetaria complessiva
assegnate ad ogni paese. Per esempio se la Banca
d'Italia ha emesso 10 miliardi di Euro questi non
sono da considerare reddito monetario finché
la BCE non stabilisca definitivamente l'entità
di questo reddito in base alla percentuale di ripartizione
attribuita all'Italia che è di circa il 14%
sull'emissione complessiva e che si modifica ogni
volta che altri stati entrano a far parte dell'Unione.
Se l'Unione Europea non avesse previsto il riconoscimento
del reddito monetario agli stati membri probabilmente
essa, l'Unione Europea, non esisterebbe. Nessun
paese vi avrebbe aderito, o meglio, nessun paese
che non fosse governato da traditori meritevoli
di fucilazione immediata.
Il reddito monetario effettivo riconosciuto alla
Banca d'Italia potrebbe essere inferiore o superiore
a quello della vera e propria emissione e tale differenza
darebbe luogo a dei conguagli fra banche centrali.
Leggevo l'altro giorno in un articolo di Antonino
Amato che l'Italia ha rinunciato al signoraggio
a favore della BCE.
Non è così. La Banca d'Italia continua
a emettere moneta e il reddito monetario o signoraggio
viene riconosciuto ad essa come a tutti gli altri
paesi europei. Le norme comunitarie regolano con
grande precisione la distribuzione del reddito monetario
agli stati membri.
Cosa succede in Italia?
Perché è evidente che di questo reddito
monetario non c'è alcuna traccia e non se
ne fa mai parola quando si menzionano le risorse
dello Stato. Più di qualcuno pensa, infatti,
che ci abbiamo rinunciato quando abbiamo sostituito
la Lira con l'Euro. No, il reddito monetario va
a finire tra le attività della Banca d'Italia,
il problema è che la Banca d'Italia non è
di proprietà dello Stato. Lo Stato ne possiede
soltanto il 5%. Quando Romano Prodi privatizzò
le banche che erano statali e che erano proprietarie
della Banca d'Italia, privatizzò di conseguenza
anche la Banca d'Italia e pochi se ne accorsero.
In Italia non è più lo Stato a battere
moneta, né direttamente, né indirettamente,
ma una banca privata, la Banca d'Italia appunto.
Il passato governo Berlusconi con la Legge 262 del
28 Dicembre 2005 stabilì che entro il 2008
le quote di partecipazione a Bankitalia attualmente
in mano a imprese private sarebbero passate allo
Stato. Speriamo bene! Il reddito monetario che si
riversa di fatto ogni anno sulla Banca d'Italia
supera i 10 miliardi di Euro. Che poi questo reddito
venga mascherato alla meglio, questo è un
altro paio di maniche. Comunque è lì,
incluso tra le attività del suo (Bankitalia)
bilancio e compensato da un debito di uguale misura
inesistente.
Romano Prodi il re dei tagli grandi e piccoli alla
spesa statale, il paladino della lotta contro l'indebitamento
pubblico, il fautore di nuove tasse e balzelli di
ogni tipo, Romano Prodi ripeto, mentre occupava
una delle più alte cariche dello Stato italiano
ha privato l'Italia di una delle sue principali
risorse: la Banca d'Italia. Purtroppo la realtà
supera spesso la fantasia! Siamo in presenza di
una questione di sovranità nazionale che
non dovrebbe essere presa alla leggera.
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(Autore e' Dottore Commercialista
e Revisore Ufficiale dei Conti)
actavano@yahoo.com
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