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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

I Soldi, questi sconosciuti

15.07.08 - Succede che siamo così presi dalla routine quotidiana che non ci fermiamo mai a pensare all'essenza delle cose.

Per esempio i soldi, questi sconosciuti, cosa sappiamo di loro?
Molto poco. Sappiamo che servono per fare incassi e pagamenti. Sappiamo che si presentano sotto forme diverse: moneta metallica, carta moneta, assegni, carte di credito e trasferimenti bancari sui conti. Sappiamo che assegni, saldi di conti correnti, ecc. volendo, si possono trasformare in carta moneta, che in definitiva insieme alla moneta metallica rappresenta il contante vero e proprio.

Prendiamo un biglietto, che ne so, da 500 Euro e uno da 100. In cosa divergono questi due biglietti?
Logicamente nei valori nominali.

Ma da un punto di vista concreto, reale, di cosa sono fatti questi biglietti?
Sono fatti di carta diversamente colorata e stampata, il cui costo si avvicina ai 3 centesimi di Euro.

E allora perché hanno un potere di acquisto migliaia di volte superiore?
Qualcuno dirà che rappresentano un credito nei confronti di non si sa chi. Ma non è così. Un tempo esisteva la convertibilità in oro ma da ormai oltre trent'anni questa non esiste più.

E allora perché i soldi valgono?
Valgono perché per legge hanno circolazione forzosa, perché noi siamo convinti che valgano, perché la nostra vita di ogni giorno è imperniata sui soldi, che rappresentano un vero e proprio postulato circolante.

E questo divario tra il valore della carta e il valore nominale del biglietto a chi spetta? Per esempio a chi spettano i circa 500 Euro di differenza tra il costo del biglietto e il suo valore nominale?
Questa differenza spetta a chi emette la moneta, a chi, quindi, la immette in circolazione. Si chiama "reddito monetario" o "signoraggio". Ecco, un tempo spettava al Cesare, poi allo Stato e oggi alla Banca Centrale, nel nostro caso alla Banca d'Italia.

E la Banca Centrale Europea?
La BCE può emettere fino all'8% del circolante complessivo, ciò che di fatto non fa, Essa stabilisce quale parte di questo reddito monetario appartenga ad ogni banca centrale secondo delle percentuali fisse sull'emissione monetaria complessiva assegnate ad ogni paese. Per esempio se la Banca d'Italia ha emesso 10 miliardi di Euro questi non sono da considerare reddito monetario finché la BCE non stabilisca definitivamente l'entità di questo reddito in base alla percentuale di ripartizione attribuita all'Italia che è di circa il 14% sull'emissione complessiva e che si modifica ogni volta che altri stati entrano a far parte dell'Unione. Se l'Unione Europea non avesse previsto il riconoscimento del reddito monetario agli stati membri probabilmente essa, l'Unione Europea, non esisterebbe. Nessun paese vi avrebbe aderito, o meglio, nessun paese che non fosse governato da traditori meritevoli di fucilazione immediata.
Il reddito monetario effettivo riconosciuto alla Banca d'Italia potrebbe essere inferiore o superiore a quello della vera e propria emissione e tale differenza darebbe luogo a dei conguagli fra banche centrali.

Leggevo l'altro giorno in un articolo di Antonino Amato che l'Italia ha rinunciato al signoraggio a favore della BCE.
Non è così. La Banca d'Italia continua a emettere moneta e il reddito monetario o signoraggio viene riconosciuto ad essa come a tutti gli altri paesi europei. Le norme comunitarie regolano con grande precisione la distribuzione del reddito monetario agli stati membri.

Cosa succede in Italia?
Perché è evidente che di questo reddito monetario non c'è alcuna traccia e non se ne fa mai parola quando si menzionano le risorse dello Stato. Più di qualcuno pensa, infatti, che ci abbiamo rinunciato quando abbiamo sostituito la Lira con l'Euro. No, il reddito monetario va a finire tra le attività della Banca d'Italia, il problema è che la Banca d'Italia non è di proprietà dello Stato. Lo Stato ne possiede soltanto il 5%. Quando Romano Prodi privatizzò le banche che erano statali e che erano proprietarie della Banca d'Italia, privatizzò di conseguenza anche la Banca d'Italia e pochi se ne accorsero. In Italia non è più lo Stato a battere moneta, né direttamente, né indirettamente, ma una banca privata, la Banca d'Italia appunto.
Il passato governo Berlusconi con la Legge 262 del 28 Dicembre 2005 stabilì che entro il 2008 le quote di partecipazione a Bankitalia attualmente in mano a imprese private sarebbero passate allo Stato. Speriamo bene! Il reddito monetario che si riversa di fatto ogni anno sulla Banca d'Italia supera i 10 miliardi di Euro. Che poi questo reddito venga mascherato alla meglio, questo è un altro paio di maniche. Comunque è lì, incluso tra le attività del suo (Bankitalia) bilancio e compensato da un debito di uguale misura inesistente.
Romano Prodi il re dei tagli grandi e piccoli alla spesa statale, il paladino della lotta contro l'indebitamento pubblico, il fautore di nuove tasse e balzelli di ogni tipo, Romano Prodi ripeto, mentre occupava una delle più alte cariche dello Stato italiano ha privato l'Italia di una delle sue principali risorse: la Banca d'Italia. Purtroppo la realtà supera spesso la fantasia! Siamo in presenza di una questione di sovranità nazionale che non dovrebbe essere presa alla leggera.


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Armando C. Tavano


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

actavano@yahoo.com








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