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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Il cosidetto Democratico

04.11.08 - Abbiamo assistito in questi giorni a delle pubblicazioni molto interessanti su un tema quanto mai attuale: la libertà di opinione. Un tema molto caro ai cosiddetti democratici ma solo da un punto di vista meramente teorico come vedremo più avanti.

Il sig. Ennio Marchetti ha un blog. Ogni tanto scrive il suo bell'articoletto, ogni tanto si lamenta che gli sembra di scrivere per se stesso, perché non riceve delle risposte.
Questo sedicente democratico ha scritto un articolo nel suo blog in cui sostiene che il fatto di portare la camicia nera, tenere in scrivania oggetti che ricordano il "ventennio" e fare il saluto romano di per sé integrano il reato di apologia del fascismo e che quindi, anche se l'extra-territorialità sia garanzia di impunità, chi si rendesse colpevole di tali misfatti non dovrebbe poter occupare la carica di presidente del Comites. Il destinatario dell'accusa è il cav. Paolo Dussich, presidente del COMITES di Santo Domingo.

Si noti bene che il sig. Marchetti fa queste accuse senza approfondire il tema. In linea di massima ne è convinto, gli sembra giusto e poi, non siamo, forse, in un mondo democratico? Lui in Venezuela, il presunto reato viene commesso a Santo Domingo e la legge è italiana. Tutti paesi democratici, si può dire quello che si pensa, qualunque castroneria, dirla e persino scriverla, accusando gente, che lavora seriamente, di commettere reati e di non essere all'altezza della carica pubblica che occupa. Il tutto senza la pur minima documentazione. Questa è la forza della democrazia!

Tocca al cav. Dussich fare la sua bella ricerca e motivare l'infondatezza delle affermazioni che lo coinvolgono. E invece di lamentarsi esordisce contento in quanto evidentemente questo tema gli sta a cuore e si sente felice di raggiungere il maggior numero di lettori possibile per chiarire una volta per tutte cosa si debba intendere per apologia del fascismo da un punto di vista penale. La sua risposta in sostanza si fonda sulla natura lesiva del diritto di opinione della legge Scelba, il che ha fatto sì che praticamente per tale norma penale non ci sia mai stata una condanna passata in giudicato.

Il cav. Dussich pensava che Ennio Marchetti avrebbe pubblicato nel suo blog questa risposta, anzi ci teneva moltissimo e a giusta ragione. Invece, passa un giorno, passa un altro giorno, passa una settimana e questa risposta non viene pubblicata. Il fatto è che Ennio Marchetti non è un democratico, ma semplicemente un "cosiddetto" democratico.

La risposta ricevuta non poteva essere pubblicata nel suo blog, perché lui, il buon Ennio, ci avrebbe fatto una brutta figura. Probabilmente non si sentiva all'altezza di fornire una risposta adeguata. E poi si sa, perdere la faccia non piace a nessuno, nemmeno a un cosiddetto democratico. A questo punto il cav. Dussich per poter vedere pubblicato il suo articolo si vede costretto a rivolgersi al Corriere d'Italia. Indignato il Marchetti reagisce usando paroloni tipo "turpiloquio tristemente caratteristico", "becere insinuazioni".

Visto che la risposta è così breve, mi sembra doveroso soffermarmi su questi termini: "turpiloquio tristemente caratteristico" e "becere insinuazioni". Ma il Marchetti si sta riferendo alla lettera sua o a quella del Dussich? Perché mi pare proprio che qui ci sia un equivoco. E se a qualcuno è sorto lo stesso dubbio, sarebbe bene rileggere entrambi gli articoli e non per dare un'altra pesciata in faccia al bloggista, questo no, ma per verificare effettivamente a quale dei due scritti si addicano meglio le pompose definizioni attributive del cosiddetto democratico.

In definitiva da quanto precede si può trarre tre insegnamenti di base:

1) Se attacchi qualcuno dal tuo blog, non puoi poi negare a questo di pubblicare la sua risposta nel tuo blog. E' un suo diritto. Qui si ha più a che fare con l'etica che con la politica.

2) Antidemocratico non è chi ha sulla sua scrivania un cimelio del "ventennio" ma chi non rispetta le regole della democrazia e una di queste è dare spazio ai pareri degli altri, soprattutto quando sono stati oggetto di nostri attacchi.

3) Bisogna saper perdere! Se non si è in grado di rispondere adeguatamente, meglio non rispondere. Minacce velate, paroloni vuoti, mettono ancor più in evidenza la propria pochezza.

Armando C. Tavano


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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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