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Il
cosidetto Democratico
04.11.08 - Abbiamo assistito in questi giorni a
delle pubblicazioni molto interessanti su un tema
quanto mai attuale: la libertà di opinione.
Un tema molto caro ai cosiddetti democratici ma
solo da un punto di vista meramente teorico come
vedremo più avanti.
Il sig. Ennio Marchetti ha un blog. Ogni
tanto scrive il suo bell'articoletto, ogni tanto
si lamenta che gli sembra di scrivere per se stesso,
perché non riceve delle risposte.
Questo sedicente democratico ha scritto un articolo
nel suo blog in cui sostiene che il fatto di portare
la camicia nera, tenere in scrivania oggetti che
ricordano il "ventennio" e fare il saluto
romano di per sé integrano il reato di apologia
del fascismo e che quindi, anche se l'extra-territorialità
sia garanzia di impunità, chi si rendesse
colpevole di tali misfatti non dovrebbe poter occupare
la carica di presidente del Comites. Il destinatario
dell'accusa è il cav. Paolo Dussich,
presidente del COMITES di Santo Domingo.
Si noti bene che il sig. Marchetti fa queste accuse
senza approfondire il tema. In linea di massima
ne è convinto, gli sembra giusto e poi, non
siamo, forse, in un mondo democratico? Lui in Venezuela,
il presunto reato viene commesso a Santo Domingo
e la legge è italiana. Tutti paesi democratici,
si può dire quello che si pensa, qualunque
castroneria, dirla e persino scriverla, accusando
gente, che lavora seriamente, di commettere reati
e di non essere all'altezza della carica pubblica
che occupa. Il tutto senza la pur minima documentazione.
Questa è la forza della democrazia!
Tocca al cav. Dussich fare la sua bella ricerca
e motivare l'infondatezza delle affermazioni che
lo coinvolgono. E invece di lamentarsi esordisce
contento in quanto evidentemente questo tema gli
sta a cuore e si sente felice di raggiungere il
maggior numero di lettori possibile per chiarire
una volta per tutte cosa si debba intendere per
apologia del fascismo da un punto di vista penale.
La sua risposta in sostanza si fonda sulla natura
lesiva del diritto di opinione della legge Scelba,
il che ha fatto sì che praticamente per tale
norma penale non ci sia mai stata una condanna passata
in giudicato.
Il cav. Dussich pensava che Ennio Marchetti avrebbe
pubblicato nel suo blog questa risposta, anzi ci
teneva moltissimo e a giusta ragione. Invece, passa
un giorno, passa un altro giorno, passa una settimana
e questa risposta non viene pubblicata. Il fatto
è che Ennio Marchetti non è un democratico,
ma semplicemente un "cosiddetto" democratico.
La risposta ricevuta non poteva essere pubblicata
nel suo blog, perché lui, il buon Ennio,
ci avrebbe fatto una brutta figura. Probabilmente
non si sentiva all'altezza di fornire una risposta
adeguata. E poi si sa, perdere la faccia non
piace a nessuno, nemmeno a un cosiddetto democratico.
A questo punto il cav. Dussich per poter vedere
pubblicato il suo articolo si vede costretto a rivolgersi
al Corriere d'Italia. Indignato il Marchetti reagisce
usando paroloni tipo "turpiloquio tristemente
caratteristico", "becere insinuazioni".
Visto che la risposta è così breve,
mi sembra doveroso soffermarmi su questi termini:
"turpiloquio tristemente caratteristico"
e "becere insinuazioni". Ma il Marchetti
si sta riferendo alla lettera sua o a quella del
Dussich? Perché mi pare proprio che qui
ci sia un equivoco. E se a qualcuno è sorto
lo stesso dubbio, sarebbe bene rileggere entrambi
gli articoli e non per dare un'altra pesciata in
faccia al bloggista, questo no, ma per verificare
effettivamente a quale dei due scritti si addicano
meglio le pompose definizioni attributive del cosiddetto
democratico.
In definitiva da quanto precede si può trarre
tre insegnamenti di base:
1) Se attacchi qualcuno dal tuo blog, non puoi poi
negare a questo di pubblicare la sua risposta nel
tuo blog. E' un suo diritto. Qui si ha più
a che fare con l'etica che con la politica.
2) Antidemocratico non è chi ha sulla sua
scrivania un cimelio del "ventennio" ma
chi non rispetta le regole della democrazia e una
di queste è dare spazio ai pareri degli altri,
soprattutto quando sono stati oggetto di nostri
attacchi.
3) Bisogna saper perdere! Se non si è in
grado di rispondere adeguatamente, meglio non rispondere.
Minacce velate, paroloni vuoti, mettono ancor più
in evidenza la propria pochezza.
Armando C. Tavano
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