La
Guerra continua
02.01.09
- La seconda guerra mondiale non è ancora
finita. Quando una cosa finisce, finisce proprio,
nel senso che non evolve più, raggiunge
uno stadio definitivo. Invece, una piccola brace
è rimasta accesa in Medio Oriente e, ora,
a distanza di quasi settant'anni il fuoco divampa
a livello mondiale. Una cosa apparentemente da
niente, dei centroeuropei, parlanti il yiddish,
una lingua affine al tedesco, si insediarono nei
territori della Palestina. Questi territori appartenenti
allo scomparso Impero Ottomano erano stati affidati
agli inglesi dalla Società delle Nazioni
per la gestione della decolonizzazione. La
decolonizzazione si ridusse quindi alla cessione
delle terre ad altri colonizzatori che si dichiaravano
e si dichiarano discendenti diretti degli antichi
ebrei che abitarono in passato quei territori.
In sostanza il sionismo altro non è che
una forma di colonialismo.
Sul
legame genetico con gli antichi ebrei ci sarebbe,
poi, molto da ridire, anche perché da un
punto di vista antropometrico questi centroeuropei
sono brachicefali, di statura media e capelli
castani. Un quadro ben diverso da quello presentato
dagli antichi abitanti di Israele, i quali, tanto
per cominciare, erano dolicocefali e olivastri,
erano cioè dei semiti come gli attuali
palestinesi e arabi in genere.
Più
di qualcuno sostiene che l'esodo in massa degli
Ebrei dalla Palestina ai tempi dell'Imperatore
Tito non abbia mai avuto luogo e che i veri discendenti
degli antichi ebrei sarebbero gli stessi palestinesi
di oggi, diventati nel frattempo mussulmani. Invece,
quelli che vantano l'appartenenza a questo antico
popolo sarebbero dei caucasici convertiti al giudaismo.
Caucasici che si dichiarano semiti. E poi dicono
che la realtà non supera sempre la fantasia!
.
Al di là di questo, penso che non stia
né in cielo né in terra che si possano
rivendicare delle terre appartenute a presunti
antenati vissuti migliaia di anni prima. In realtà,
tutto si può dire quando esiste una situazione
di fatto che può essere modificata soltanto
con la forza: le parole sono parole e i fatti
sono fatti. E questi non portano ad altra conclusione
se non a quella semplice semplice secondo cui
in Medio Oriente si sta combattendo una guerra
coloniale originatasi in seguito agli eventi della
seconda guerra mondiale a cui è strettamente
legata.
Preso
atto della natura coloniale di questa continuazione
della seconda guerra mondiale, per sapere come
andrà a finire basterebbe dare un'occhiatina
ai libri di storia e verificare cos'è successo
nelle altre guerre coloniali in giro per il mondo.
I risultati sono diversi, ma in buona sostanza
succede prevalentemente che il colonizzatore scompare.
Dovremmo
quindi supporre che questi centroeuropei prima
o poi saranno costretti ad abbandonare i territori
occupati. L'alternativa, cioè che tutti
i Palestinesi e i loro sostenitori scompaiano
dalla faccia della terra, sembra molto meno probabile,
anche se non impossibile. Non esistono altre
possibilità, questo è poco ma sicuro.
Una convivenza pacifica è esclusa, perché
dovrebbe essere impostata su rapporti di forza
e quindi tollerata dalla parte più debole
che, comunque, si sentirebbe sempre ingiustamente
scippata. Non credo che gli arabi riconosceranno
mai di avere di fronte i loro lontani cugini,
nemmeno sentendoli parlare quella lingua affine
inventata per sostituire il yiddish.
L'importante
è dare alle cose il loro vero nome: la
guerra continua. Non si combatte da noi, ma continua.
Ne sentiamo gli effetti negativi, questo sì,
soprattutto dal punto di vista della pressione
dei media. Quando a Norimberga si facevano
i processi sembrava che si trattasse della normale
liquidazione di un evento bellico giunto a conclusione.
Invece no, si stavano gettando le basi per una
pressione mediatica costante volta a stigmatizzare
ogni giudizio negativo nei confronti di tutto
ciò che potesse riguardare i sedicenti
ebrei e la loro guerra coloniale. I potenti
"padrini" di Israele, sionisti e bravi
"speculatori" sui mercati, controllano
da sempre i principali media in giro per il mondo,
soprattutto del mondo che conta.
A
distanza di oltre sessant'anni la pressione mediatica
persiste. In certi paesi, addirittura, sono entrate
in vigore delle leggi che reprimono con il carcere
il negazionismo totale o parziale dell' Olocausto:
dalla pressione mediatica si è passato
all' "acquisto" della benevolenza di
legislatori e governanti. Non esiste, oggi, alcuna
possibilità di riverificare le cifre e
l'effettiva esistenza di un macchinario di morte
in grado di provocare tante vittime, 6.000.000,
in così poco tempo. Per la documentazione
storica potete rivolgervi alla miriade di film
che trattano il tema e a qualche fotografia. Se
non vi basta, fatevela bastare. Meglio non avere
problemi!
Noi
abbiamo dimenticato i nostri morti anche perché
stiamo parlando di storia, siamo quasi tutti nati
dopo quegli eventi, e chi è nato prima
non ne è stato protagonista. Tuttavia,
ci troviamo sempre davanti lo spettro dell' Olocausto
o delle leggi razziali. Se dici che è ora
di finirla con la stessa menata, rischi di beccarti
un sacco di improperi e di diventare complice
intellettuale degli eccidi. "Non si deve
ripetere" ti dicono. Ma è tutto
fuoco di copertura, ti bombardano mediaticamente,
ti condizionano psicologicamente in tutti i modi
e nel frattempo prosegue la strategia della "soluzione
finale" versione Israele nei confronti dei
palestinesi.
Teniamo
ben presente che il Sionismo sta affrontando una
guerra totale. Si tratta, infatti, di una guerra
coloniale a oltranza, che non conoscerà mai
la pace ma soltanto lo sterminio di uno dei due
contendenti. Il Sionismo non ha né amici,
né alleati ma soltanto nemici, quelli a cui
spara con pallottole e missili e quelli che bombarda
con i media e che compra con soldi e favori. Non
si tratta di avere simpatia per gli uni o per gli
altri, si tratta di non venire più strumentalizzati,
si tratta di scrollarci di dosso la stampa sionista
e la sua propaganda denigratoria della nostra storia
e del nostro popolo, si tratta di tener presente
che a noi italiani preme il benessere dell'Italia
più di ogni altra cosa e che per noi la guerra
è finita da un pezzo.