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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

La Guerra continua

02.01.09 - La seconda guerra mondiale non è ancora finita. Quando una cosa finisce, finisce proprio, nel senso che non evolve più, raggiunge uno stadio definitivo. Invece, una piccola brace è rimasta accesa in Medio Oriente e, ora, a distanza di quasi settant'anni il fuoco divampa a livello mondiale. Una cosa apparentemente da niente, dei centroeuropei, parlanti il yiddish, una lingua affine al tedesco, si insediarono nei territori della Palestina. Questi territori appartenenti allo scomparso Impero Ottomano erano stati affidati agli inglesi dalla Società delle Nazioni per la gestione della decolonizzazione. La decolonizzazione si ridusse quindi alla cessione delle terre ad altri colonizzatori che si dichiaravano e si dichiarano discendenti diretti degli antichi ebrei che abitarono in passato quei territori. In sostanza il sionismo altro non è che una forma di colonialismo.

Sul legame genetico con gli antichi ebrei ci sarebbe, poi, molto da ridire, anche perché da un punto di vista antropometrico questi centroeuropei sono brachicefali, di statura media e capelli castani. Un quadro ben diverso da quello presentato dagli antichi abitanti di Israele, i quali, tanto per cominciare, erano dolicocefali e olivastri, erano cioè dei semiti come gli attuali palestinesi e arabi in genere.

Più di qualcuno sostiene che l'esodo in massa degli Ebrei dalla Palestina ai tempi dell'Imperatore Tito non abbia mai avuto luogo e che i veri discendenti degli antichi ebrei sarebbero gli stessi palestinesi di oggi, diventati nel frattempo mussulmani. Invece, quelli che vantano l'appartenenza a questo antico popolo sarebbero dei caucasici convertiti al giudaismo. Caucasici che si dichiarano semiti. E poi dicono che la realtà non supera sempre la fantasia!
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Al di là di questo, penso che non stia né in cielo né in terra che si possano rivendicare delle terre appartenute a presunti antenati vissuti migliaia di anni prima. In realtà, tutto si può dire quando esiste una situazione di fatto che può essere modificata soltanto con la forza: le parole sono parole e i fatti sono fatti. E questi non portano ad altra conclusione se non a quella semplice semplice secondo cui in Medio Oriente si sta combattendo una guerra coloniale originatasi in seguito agli eventi della seconda guerra mondiale a cui è strettamente legata.

Preso atto della natura coloniale di questa continuazione della seconda guerra mondiale, per sapere come andrà a finire basterebbe dare un'occhiatina ai libri di storia e verificare cos'è successo nelle altre guerre coloniali in giro per il mondo. I risultati sono diversi, ma in buona sostanza succede prevalentemente che il colonizzatore scompare.

Dovremmo quindi supporre che questi centroeuropei prima o poi saranno costretti ad abbandonare i territori occupati. L'alternativa, cioè che tutti i Palestinesi e i loro sostenitori scompaiano dalla faccia della terra, sembra molto meno probabile, anche se non impossibile. Non esistono altre possibilità, questo è poco ma sicuro. Una convivenza pacifica è esclusa, perché dovrebbe essere impostata su rapporti di forza e quindi tollerata dalla parte più debole che, comunque, si sentirebbe sempre ingiustamente scippata. Non credo che gli arabi riconosceranno mai di avere di fronte i loro lontani cugini, nemmeno sentendoli parlare quella lingua affine inventata per sostituire il yiddish.

L'importante è dare alle cose il loro vero nome: la guerra continua. Non si combatte da noi, ma continua. Ne sentiamo gli effetti negativi, questo sì, soprattutto dal punto di vista della pressione dei media. Quando a Norimberga si facevano i processi sembrava che si trattasse della normale liquidazione di un evento bellico giunto a conclusione. Invece no, si stavano gettando le basi per una pressione mediatica costante volta a stigmatizzare ogni giudizio negativo nei confronti di tutto ciò che potesse riguardare i sedicenti ebrei e la loro guerra coloniale. I potenti "padrini" di Israele, sionisti e bravi "speculatori" sui mercati, controllano da sempre i principali media in giro per il mondo, soprattutto del mondo che conta.

A distanza di oltre sessant'anni la pressione mediatica persiste. In certi paesi, addirittura, sono entrate in vigore delle leggi che reprimono con il carcere il negazionismo totale o parziale dell' Olocausto: dalla pressione mediatica si è passato all' "acquisto" della benevolenza di legislatori e governanti. Non esiste, oggi, alcuna possibilità di riverificare le cifre e l'effettiva esistenza di un macchinario di morte in grado di provocare tante vittime, 6.000.000, in così poco tempo. Per la documentazione storica potete rivolgervi alla miriade di film che trattano il tema e a qualche fotografia. Se non vi basta, fatevela bastare. Meglio non avere problemi!

Noi abbiamo dimenticato i nostri morti anche perché stiamo parlando di storia, siamo quasi tutti nati dopo quegli eventi, e chi è nato prima non ne è stato protagonista. Tuttavia, ci troviamo sempre davanti lo spettro dell' Olocausto o delle leggi razziali. Se dici che è ora di finirla con la stessa menata, rischi di beccarti un sacco di improperi e di diventare complice intellettuale degli eccidi. "Non si deve ripetere" ti dicono. Ma è tutto fuoco di copertura, ti bombardano mediaticamente, ti condizionano psicologicamente in tutti i modi e nel frattempo prosegue la strategia della "soluzione finale" versione Israele nei confronti dei palestinesi.

Teniamo ben presente che il Sionismo sta affrontando una guerra totale. Si tratta, infatti, di una guerra coloniale a oltranza, che non conoscerà mai la pace ma soltanto lo sterminio di uno dei due contendenti. Il Sionismo non ha né amici, né alleati ma soltanto nemici, quelli a cui spara con pallottole e missili e quelli che bombarda con i media e che compra con soldi e favori. Non si tratta di avere simpatia per gli uni o per gli altri, si tratta di non venire più strumentalizzati, si tratta di scrollarci di dosso la stampa sionista e la sua propaganda denigratoria della nostra storia e del nostro popolo, si tratta di tener presente che a noi italiani preme il benessere dell'Italia più di ogni altra cosa e che per noi la guerra è finita da un pezzo.


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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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