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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Banca d'Italia e sovranità nazionale

07.01.09 - Siamo entrati nel 2009. L'anno si presenta bene almeno per chi sostiene la rivendicazione della sovranità nazionale in tutti i suoi aspetti. In effetti, entro il 28/12/2008 è previsto, e siamo già nel 2009, il recupero da parte dello Stato della proprietà del capitale sociale della Banca d'Italia. Lo prevede la legge 28 dicembre 2005, n. 262 "Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari" all'articolo 19, punto 10 dove dispone che "Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l'assetto proprietario della Banca d'Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici".

Questa risorsa, la Banca d'Italia, ci era stata scippata quando nella foga delle privatizzazioni, Prodi privatizzò le banche che ne detenevano il capitale.

Bravo questo insigne economista a (s)vendere i nostri asset. Bravo a seconda dei punti di vista. Per esempio, dal nostro punto di vista, quello del popolo italiano, tanto per intenderci, bravo non lo è stato affatto. Ma se guardiamo le cose con gli occhi dei suoi veri datori di lavoro, che sono i grandi banchieri apatridi, le cose cambiano: alla chetichella la Banca d'Italia venne ceduta indirettamente a privati.

Una risorsa fondamentale per qualunque paese al mondo, e cioè la riserva monetaria o riserva di signoraggio, è rimasta per tutti questi anni ingabbiata all'interno della Banca d'Italia. Oltre dieci miliardi di Euro l'anno, resi indisponibili al popolo italiano, complessivamente, al 31/12/2007, 112 miliardi di Euro, cifra pari a tutto il contante in circolazione. Questo non è un segreto, è stato sottaciuto agli italiani ma non è un segreto. Basta leggere i bilanci della Banca d'Italia, che sono pubblicati annualmente.

Ci sono anche gli interessi sui titoli ricevuti in contropartita della carta moneta emessa. Quelli sono considerati ricavi e contribuiscono alla formazione del reddito imponibile. Interessante il concetto: una società privata non è proprietaria della carta moneta che fabbrica ma la presta e a fronte di essa esige il pagamento di interessi. Detto così sembra assurdo. Invece, mettiamola diversamente: lo Stato ha dato la concessione alla Banca d'Italia di battere moneta e di lucrarci su con degli interessi e con l'incameramento del reddito monetario. La sostanza non cambia ma ora si capisce tutto meglio: lo Stato concede delle ingenti risorse a fronte di un servizio reso da una banca, che un tempo era pubblica e che ora non lo è più. Il problema è che il popolo non ne sa e non ne sapeva nulla!

I Prodi, i Padoa Schioppa, gli Amato e i Ciampi hanno manovrato bene. Privatizzate, privatizzate! La mano pubblica non sa gestire! Ci vuole la mano privata! Soprattutto la mano privata apatride, quella che sa "speculare" sui mercati e che non guarda in faccia a nessuno quando si tratta di far soldi. Mentre si privatizzava tutto, George Soros (ex Schwartz), lo sponsor di Bush e ora lo sponsor di Obama, faceva svalutare la vecchia Lira del 30%. Le privatizzazioni si eseguivano a prezzi più convenienti (per chi acquistava) e la finanza apatride andava in brodo di giuggiole!

Bravi, bravi, senz'altro bravi! La sinistra ha fatto un buon servizio ai suoi padroni. Ma non lo doveva fare al popolo che rappresentava? Alla povera "ggente"! Quanto ne fossero consapevoli i vari D'Alema e Veltroni non è dato saperlo, ma tutto induce a pensare che questi avessero delegato ciecamente ai summenzionati portenti dell'economia tutte le ingegnose manovre economiche volte a depredare il popolo italiano, senza capire veramente dove si volesse andare a finire. Me lo auguro, almeno, anche se l'ideologia che i due dirigenti ex PCI rappresentano non li obbligherebbe di certo a sentirsi legati ad una patria. Ma anche la destra, in base al principio che la finanza apatride dà sempre un colpo al cerchio e uno alla botte, aveva nelle sue fila un grande alleato (della finanza apatride), l'esimio Mario Draghi, conosciuto anche come Mr. Britannia.

I passaggi sono stati i seguenti:

1) Cessione indiretta, all'insaputa di tutti, a privati, della proprietà della Banca d'Italia, con conseguente:
a) rinuncia alla risorsa rappresentata dal reddito di signoraggio (10 miliardi di Euro l'anno);
b) rinuncia agli interessi sui titoli allocati a fronte delle emissioni di contanti (3 miliardi di Euro l'anno);
c) innesto di un meccanismo perverso di indebitamento fasullo consistente nel costante aumento del debito pubblico a fronte della corrispondente costante crescita delle attività della Banca d'Italia.

2) assunzione del ruolo di risanatori del debito pubblico da parte dei menzionati economisti con aumento della pressione fiscale e dei tagli alla spesa pubblica.

Quest'ultima manovra, la 2) tanto per intenderci, è sicuramente la più tendenziosa, quella che scoraggia l'iniziativa privata: gli imprenditori si vedono costretti a desiderare di fuggire da un Paese che ti toglie oltre la metà di quello che guadagni e che non ti offre in cambio niente o troppo poco in confronto con quello che offrono altri paesi ad alta tassazione. Un'imposizione fiscale volta in gran parte a pagare gli interessi di un debito pubblico che ci si trascina da decenni e che si incrementa all'atto di emettere moneta esaurendosi in definitiva con un assurdo drenaggio di liquidità dal mercato e un altrettanto assurdo rimpinguimento dei forzieri di una banca inutile intermediaria di un processo dal quale potrebbe essere benissimo estromessa. Un'assurda e ridicola situazione che, semmai, non avrebbe maggiori effetti se la banca centrale appartenesse allo Stato, ciò che al momento attuale in Italia non si verifica.

Da quando gli accordi di Bretton Woods cessarono di esistere, da quando la carta moneta non rappresenta altro che un pezzo di carta colorato e basta, le cose sono cambiate notevolmente a livello monetario. Non risulta che ci siano stati degli studi molto approfonditi al riguardo, che possano portare a certezze circa come si possa e si debba mantenere la stabilità economica di un circuito monetario. Tuttavia, tanto per non sapere né leggere né scrivere tutti i Paesi del mondo si sono tenuti la proprietà della banca centrale e i pochi che non l'hanno fatto hanno regolamentato chiaramente la destinazione del reddito da signoraggio. Noi siamo l'eccezione alla regola!

Il problema è che i primi a farsi avanti a dare consigli sono proprio i rappresentanti del settore bancario che sono sempre legati alla finanza apatride. E i consigli sono volti a portare l'acqua al loro mulino. I risultati sono evidenti, riserva monetaria obbligatoria per le banche ridotta ai minimi termini ed espansione della moneta virtuale o bancaria al massimo possibile e immaginabile con massimizzazione dei profitti a tutti i livelli. Fino a quando non salterà fuori una elite di economisti non disposti a vendere l'anima alla finanza apatride non ne verremo fuori. Questo è poco ma sicuro.

Da quasi quarant'anni si gioca all'equivoco e alla disinformazione. Si continua a evidenziare un debito cartolare nelle banconote, con l'unico obiettivo di far fesso il popolo perché non se ne accorga di come lo si sfrutta. Si continua a far pensare che l'economia di uno Stato sia come l'economia di una famiglia qualunque. E ciò non è assolutamente vero. Si continua a infangare i politici tacciandoli di ladri e di inetti quando i veri ladri sono coloro che tirano le fila di tutto e che controllano il sistema finanziario e la maggior parte dei mezzi di informazione.

Sarebbe da rivedere ogni aspetto del sistema monetario e, soprattutto, il trattato di Maastricht, che più che un trattato sembra un cappio al collo a causa dei suoi principali postulati:

1) L'autonomia delle Banche Centrali.
2) L'impossibilità di finanziamento diretto del Tesoro.
3) Le quote fisse di reddito monetario da devolversi alle Banche Centrali Nazionali.

Sarebbe da rivedere tutto, se vogliamo tornare ad essere padroni del nostro destino e non più schiavi della finanza apatride.

E se qualcuno ha mai pensato che uscire dall'Europa sia il peggiore dei mali, sbaglia, sbaglia di grosso!



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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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