Banca
d'Italia e sovranità nazionale
07.01.09
- Siamo entrati nel 2009. L'anno si presenta bene
almeno per chi sostiene la rivendicazione della
sovranità nazionale in tutti i suoi aspetti.
In effetti, entro il 28/12/2008 è previsto,
e siamo già nel 2009, il recupero da parte
dello Stato della proprietà del capitale
sociale della Banca d'Italia. Lo prevede la legge
28 dicembre 2005, n. 262 "Disposizioni per
la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati
finanziari" all'articolo 19, punto 10 dove
dispone che "Con regolamento da adottare
ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto
1988, n. 400, è ridefinito l'assetto proprietario
della Banca d'Italia, e sono disciplinate le modalità
di trasferimento, entro tre anni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, delle
quote di partecipazione al capitale della Banca
d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo
Stato o da altri enti pubblici".
Questa
risorsa, la Banca d'Italia, ci era stata scippata
quando nella foga delle privatizzazioni, Prodi
privatizzò le banche che ne detenevano
il capitale.
Bravo
questo insigne economista a (s)vendere i nostri
asset. Bravo a seconda dei punti di vista. Per
esempio, dal nostro punto di vista, quello del
popolo italiano, tanto per intenderci, bravo non
lo è stato affatto. Ma se guardiamo le
cose con gli occhi dei suoi veri datori di lavoro,
che sono i grandi banchieri apatridi, le cose
cambiano: alla chetichella la Banca d'Italia venne
ceduta indirettamente a privati.
Una
risorsa fondamentale per qualunque paese al mondo,
e cioè la riserva monetaria o riserva di
signoraggio, è rimasta per tutti questi
anni ingabbiata all'interno della Banca d'Italia.
Oltre dieci miliardi di Euro l'anno, resi indisponibili
al popolo italiano, complessivamente, al 31/12/2007,
112 miliardi di Euro, cifra pari a tutto il contante
in circolazione. Questo non è un segreto,
è stato sottaciuto agli italiani ma non
è un segreto. Basta leggere i bilanci della
Banca d'Italia, che sono pubblicati annualmente.
Ci
sono anche gli interessi sui titoli ricevuti in
contropartita della carta moneta emessa. Quelli
sono considerati ricavi e contribuiscono alla
formazione del reddito imponibile. Interessante
il concetto: una società privata non è
proprietaria della carta moneta che fabbrica ma
la presta e a fronte di essa esige il pagamento
di interessi. Detto così sembra assurdo.
Invece, mettiamola diversamente: lo Stato ha dato
la concessione alla Banca d'Italia di battere
moneta e di lucrarci su con degli interessi e
con l'incameramento del reddito monetario. La
sostanza non cambia ma ora si capisce tutto meglio:
lo Stato concede delle ingenti risorse a fronte
di un servizio reso da una banca, che un tempo
era pubblica e che ora non lo è più.
Il problema è che il popolo non ne sa
e non ne sapeva nulla!
I
Prodi, i Padoa Schioppa, gli Amato e i Ciampi
hanno manovrato bene. Privatizzate, privatizzate!
La mano pubblica non sa gestire! Ci vuole la mano
privata! Soprattutto la mano privata apatride,
quella che sa "speculare" sui mercati
e che non guarda in faccia a nessuno quando si
tratta di far soldi. Mentre si privatizzava tutto,
George Soros (ex Schwartz), lo sponsor di Bush
e ora lo sponsor di Obama, faceva svalutare la
vecchia Lira del 30%. Le privatizzazioni si eseguivano
a prezzi più convenienti (per chi acquistava)
e la finanza apatride andava in brodo di giuggiole!
Bravi,
bravi, senz'altro bravi! La sinistra ha fatto
un buon servizio ai suoi padroni. Ma non lo doveva
fare al popolo che rappresentava? Alla povera
"ggente"! Quanto ne fossero consapevoli
i vari D'Alema e Veltroni non è dato saperlo,
ma tutto induce a pensare che questi avessero
delegato ciecamente ai summenzionati portenti
dell'economia tutte le ingegnose manovre economiche
volte a depredare il popolo italiano, senza capire
veramente dove si volesse andare a finire. Me
lo auguro, almeno, anche se l'ideologia che i
due dirigenti ex PCI rappresentano non li obbligherebbe
di certo a sentirsi legati ad una patria. Ma anche
la destra, in base al principio che la finanza
apatride dà sempre un colpo al cerchio
e uno alla botte, aveva nelle sue fila un grande
alleato (della finanza apatride), l'esimio Mario
Draghi, conosciuto anche come Mr. Britannia.
I
passaggi sono stati i seguenti:
1) Cessione indiretta, all'insaputa di tutti,
a privati, della proprietà della Banca
d'Italia, con conseguente:
a) rinuncia alla risorsa rappresentata dal reddito
di signoraggio (10 miliardi di Euro l'anno);
b) rinuncia agli interessi sui titoli allocati
a fronte delle emissioni di contanti (3 miliardi
di Euro l'anno);
c) innesto di un meccanismo perverso di indebitamento
fasullo consistente nel costante aumento del debito
pubblico a fronte della corrispondente costante
crescita delle attività della Banca d'Italia.
2) assunzione del ruolo di risanatori del debito
pubblico da parte dei menzionati economisti con
aumento della pressione fiscale e dei tagli alla
spesa pubblica.
Quest'ultima
manovra, la 2) tanto per intenderci, è
sicuramente la più tendenziosa, quella
che scoraggia l'iniziativa privata: gli imprenditori
si vedono costretti a desiderare di fuggire da
un Paese che ti toglie oltre la metà di
quello che guadagni e che non ti offre in cambio
niente o troppo poco in confronto con quello che
offrono altri paesi ad alta tassazione. Un'imposizione
fiscale volta in gran parte a pagare gli interessi
di un debito pubblico che ci si trascina da decenni
e che si incrementa all'atto di emettere moneta
esaurendosi in definitiva con un assurdo drenaggio
di liquidità dal mercato e un altrettanto
assurdo rimpinguimento dei forzieri di una banca
inutile intermediaria di un processo dal quale
potrebbe essere benissimo estromessa. Un'assurda
e ridicola situazione che, semmai, non avrebbe
maggiori effetti se la banca centrale appartenesse
allo Stato, ciò che al momento attuale
in Italia non si verifica.
Da
quando gli accordi di Bretton Woods cessarono
di esistere, da quando la carta moneta non rappresenta
altro che un pezzo di carta colorato e basta,
le cose sono cambiate notevolmente a livello monetario.
Non risulta che ci siano stati degli studi molto
approfonditi al riguardo, che possano portare
a certezze circa come si possa e si debba mantenere
la stabilità economica di un circuito monetario.
Tuttavia, tanto per non sapere né leggere
né scrivere tutti i Paesi del mondo si
sono tenuti la proprietà della banca centrale
e i pochi che non l'hanno fatto hanno regolamentato
chiaramente la destinazione del reddito da signoraggio.
Noi siamo l'eccezione alla regola!
Il
problema è che i primi a farsi avanti a
dare consigli sono proprio i rappresentanti del
settore bancario che sono sempre legati alla finanza
apatride. E i consigli sono volti a portare l'acqua
al loro mulino. I risultati sono evidenti, riserva
monetaria obbligatoria per le banche ridotta ai
minimi termini ed espansione della moneta virtuale
o bancaria al massimo possibile e immaginabile
con massimizzazione dei profitti a tutti i livelli.
Fino a quando non salterà fuori una elite
di economisti non disposti a vendere l'anima alla
finanza apatride non ne verremo fuori. Questo
è poco ma sicuro.
Da
quasi quarant'anni si gioca all'equivoco e alla
disinformazione. Si continua a evidenziare un
debito cartolare nelle banconote, con l'unico
obiettivo di far fesso il popolo perché
non se ne accorga di come lo si sfrutta. Si continua
a far pensare che l'economia di uno Stato sia
come l'economia di una famiglia qualunque. E ciò
non è assolutamente vero. Si continua a
infangare i politici tacciandoli di ladri e di
inetti quando i veri ladri sono coloro che tirano
le fila di tutto e che controllano il sistema
finanziario e la maggior parte dei mezzi di informazione.
Sarebbe
da rivedere ogni aspetto del sistema monetario
e, soprattutto, il trattato di Maastricht, che
più che un trattato sembra un cappio al
collo a causa dei suoi principali postulati:
1) L'autonomia delle Banche Centrali.
2) L'impossibilità di finanziamento diretto
del Tesoro.
3) Le quote fisse di reddito monetario da devolversi
alle Banche Centrali Nazionali.
Sarebbe da rivedere tutto, se vogliamo tornare
ad essere padroni del nostro destino e non più
schiavi della finanza apatride.
E se qualcuno ha mai pensato che uscire dall'Europa
sia il peggiore dei mali, sbaglia, sbaglia di
grosso!