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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

La Shoa come la Croce?

02.02.09- La Shoa come la Croce? Certo! Il confronto è tutt'altro che assurdo. La crocifissione di Gesù è controversa a livello storico come lo è la Shoa. Oggi come oggi a dir la verità nessuno va in galera se sostiene che Gesù non è mai esistito e che la Croce è un'invenzione di sana pianta. In passato, però, non era proprio così.

Invece, più di qualcuno è in galera per aver negato la Shoa. Se vogliamo, questa è la differenza sostanziale tra i due eventi di dubbia storicità, al di là dei presunti fatti che li hanno originati: per crederci ci vuole in ogni caso una quota sostanziale di fede.

Entrambi gli eventi si sono staccati dal tempo. Non appartengono più al passato, si rinnovano periodicamente, sono sempre attuali. La Shoa come la Croce è diventata un fatto più vicino alla religione o alla fede in genere che alla storia, ma a differenza della Croce, la Shoa viene imposta da leggi liberticide, che condannano il diritto di opinione, e da una forte pressione mediatica.

La Shoa è soprattutto uno spettro vagante che grida giustizia e che, contrariamente alla Croce, non concede speranza, non conduce alla riconciliazione, non è moralizzante, rappresenta semplicemente una perenne richiesta di vendetta, che per gli ebrei è sinonimo di giustizia.

Il fatto che intorno alla data della memoria e cioè al 27 gennaio, il Vaticano abbia riabilitato i quattro lefebriani scomunicati, tra i quali uno ben noto per aver negato l'Olocausto, non deve essere ritenuto casuale. Esso rappresenta in realtà un attacco mediatico, uno dei tanti nei confronti della Shoa. Si sa, quando i deboli scagliano una pietra al potente, poi giurano e spergiurano di non averlo fatto apposta. Alla Shoa, però, le pietre stanno arrivando da più parti, ormai qualcosa sta cambiando.

Perfino Berlusconi pochi giorni prima della genuflessione di rito del giorno della memoria raccontò una barzelletta che fece scalpore (*), un'altro caso? Forse... Anche Mastella che voleva far passare il reato di opinione nei confronti del negazionismo e del riduzionismo della Shoa in Italia non fece una bella fine. Sicuramente qui siamo in presenza di un altro fatto casuale. Tuttavia, tanti fatti casuali rappresentano una traccia, una tendenza.

In Italia non tutto va per il meglio per la Shoa o per i sionisti, che sono due facce della stessa moneta. Il giornalista Santoro, conduttore di Annozero, venne praticamente accusato di negazionismo della Shoa dal ministro Frattini per essersi espresso criticamente nei confronti dell'intervento di Israele in Gaza. Per questi fatti si è addirittura paventato uno scisma all'interno del PD: D'alema contro i sionisti, Veltroni a favore.

Non tutto fila liscio come una volta. Continuano a genufletterlesi davanti ma di dietro le fanno gli sberleffi. Il "fenomeno" Shoa si sta ridimensionando.

Da più parti si incomincia a non credere più tanto ciecamente a questo olocausto basato su indizi ricavati soltanto da testimonianze, senza evidenze probatorie concrete, e sancito da un tribunale di guerra in applicazione della giustizia dei vincitori. Vae victis! dicevano i nostri padri.

Ma se mostruosi sono i fatti che starebbero alla base dell'Olocausto, come dovrebbe essere definita la metodologia con la quale il Tribunale di Norimberga avrebbe creato dal nulla questo genocidio? Solo testimonianze, 20.000 circa, senza evidenze concrete!

Viene da pensare che se i riscontri probatori fossero sufficienti a confermare le 20.000 testimonianze, non ci sarebbe stato bisogno di istituire delle leggi liberticide che sanciscono condanne penali ai negazionisti e ai riduzionisti dell'olocausto, come quelle in vigore in Germania, Austria, Francia, Svizzera e Canada. Come si fa a pensare che un'organizzazione come quella che sta dietro allo spettro della Shoa e che può imporre certe leggi in stati dove vige la democrazia non sia in grado di dimostrare la veridicità di eventi incontrastabili?

La Shoa rappresenta di fatto una formidabile propaganda bellica pro-sionismo. E' il fuoco di copertura mediatico della strategia coloniale di Israele, il velo che nasconde il genocidio in atto in Palestina. Rappresenta la pressione mediatica che tiene a bada i nazionalismi europei e che favorisce a livello di opinione pubblica gli interventi di questi paesi in qualità di alleati USA alle missioni mascheratamente pro-sioniste in Medio Oriente. E' uno scudo protettivo delle manovre finanziarie dei sionisti che si manifestano in crisi periodiche di carattere regionale o mondiale e che sono vere e proprie operazioni belliche. I soldi, si sa, sono l'arma più potente del mondo, comprano governi, legislatori, armi, mercenari, giornali, canali televisivi e chi più ne ha più ne metta.

A questo punto a cosa servono le scuse del Vaticano se il danno è già fatto? Se decine di migliaia di nuovi potenziali negazionisti, soprattutto in Italia e in Germania, si sono nel frattempo aggiunti ai milioni che stanno riflettendoci su più attentamente.

Il danno è già fatto. Altro che scuse! E poi queste scuse hanno tanto l'aria di essere delle ulteriori prese in giro, di voler provocare polemiche, di voler far riflettere. Cos'è più terribile per lo spettro della Shoa dell'invito alla riflessione? I processi biochimici mentali provocati dai media non ammettono il ricorso alla logica! Essi si impongono per abitudine, a forza di ripetersi, vengono accettati inconsciamente.

Ci si poteva aspettare altro da un papa tedesco? Un papa appartenente a un popolo che vive costantemente sotto il giogo dello spettro della Shoa, la quale non chiede pentimento ma apre spazi al sionismo ed esige vendetta o giustizia biblica?

Non credo che Ratzinger sia insensibile alle sorti del suo popolo. Una sua iniziativa anche se sottile e ambigua, ma pur sempre efficace, sembra più che opportuna.

Ma parliamo un po' di numeri veri o presunti. A fronte dei 200.000 o 300.000 ebrei che si ritiene da parte di diversi storici che siano deceduti nei campi di concentramento per malattie e per denutrizione e non in seguito ad uno sterminio sistematico e programmato, lo spettro della Shoa ne rivendica 6.000.000.

Sei milioni in sei campi di concentramento mediante le camere a gas, in sei anni? Quanti minuti ci sono in 6 anni? Cosa significa in termini di mano d'opera, di ore di lavoro, di impianti, di materiali, ecc. il "trattamento" di sei milioni di esseri umani vivi e di sei milioni di corpi senza vita? E cinque di questi campi si trovavano al di fuori del territorio tedesco.

Invece, a fronte delle 300.000 vittime dei bombardamenti di Dresda stimate non solo dagli storici ma da chiunque abbia un po' di buon senso, la Germania, la stessa Germania ne riconosce ufficialmente 25.000. Eppure Adenauer nel 1949 denunciò che circa un milione di prigionieri tedeschi erano morti di fame dopo il 1945, dopo la fine della guerra, dopo essere stati privati arbitrariamente dello status di prigionieri di guerra. Essi vennero lasciati morire di fame di proposito su ordine di Eisenhower e chiunque avesse procurato loro degli alimenti sarebbe stato passibile di fucilazione immediata. In proposito gli USA negano. E' quindi consentito il negazionismo quando questo riguarda fatti che si riferiscono a eccidi le cui vittime non sono state ebree!

A quanto pare, nonostante tutto, la Germania non ha ancora pagato. Lo spettro della Shoa è lì bene in mostra, la sua sete di giustizia, di vendetta, è sempre in agguato. Nemmeno noi, italiani, in quanto alleati e, quindi, complici, abbiamo pagato. Ma quando finiremo di pagare?

Finiremo di pagare quando cesseremo di esistere. Allora sì che avremo pagato!

(*) "Un kapò all'interno di un campo di concentramento dice ai prigionieri che ha una notizia buona e un'altra meno buona - spiega il Cavaliere dal palco -.
Quello dice: "metà" di voi sarà trasferita in un altro campo". E tutti contenti ad applaudire...".
Poi Berlusconi arriva alla "battuta": "La notizia meno buona è che la parte di voi che sarà trasferita è quella che va da qui in giù...", indicando la parte del corpo dalla cintola ai piedi.



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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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