La
Shoa come la Croce?
02.02.09-
La Shoa come la Croce? Certo! Il confronto è
tutt'altro che assurdo. La crocifissione di Gesù
è controversa a livello storico come lo
è la Shoa. Oggi come oggi a dir la verità
nessuno va in galera se sostiene che Gesù
non è mai esistito e che la Croce è
un'invenzione di sana pianta. In passato, però,
non era proprio così.
Invece,
più di qualcuno è in galera per
aver negato la Shoa. Se vogliamo, questa è
la differenza sostanziale tra i due eventi di
dubbia storicità, al di là dei presunti
fatti che li hanno originati: per crederci ci
vuole in ogni caso una quota sostanziale di fede.
Entrambi
gli eventi si sono staccati dal tempo. Non appartengono
più al passato, si rinnovano periodicamente,
sono sempre attuali. La Shoa come la Croce è
diventata un fatto più vicino alla religione
o alla fede in genere che alla storia, ma a differenza
della Croce, la Shoa viene imposta da leggi liberticide,
che condannano il diritto di opinione, e da una
forte pressione mediatica.
La
Shoa è soprattutto uno spettro vagante
che grida giustizia e che, contrariamente alla
Croce, non concede speranza, non conduce alla
riconciliazione, non è moralizzante, rappresenta
semplicemente una perenne richiesta di vendetta,
che per gli ebrei è sinonimo di giustizia.
Il
fatto che intorno alla data della memoria e cioè
al 27 gennaio, il Vaticano abbia riabilitato i
quattro lefebriani scomunicati, tra i quali uno
ben noto per aver negato l'Olocausto, non deve
essere ritenuto casuale. Esso rappresenta in realtà
un attacco mediatico, uno dei tanti nei confronti
della Shoa. Si sa, quando i deboli scagliano una
pietra al potente, poi giurano e spergiurano di
non averlo fatto apposta. Alla Shoa, però,
le pietre stanno arrivando da più parti,
ormai qualcosa sta cambiando.
Perfino
Berlusconi pochi giorni prima della genuflessione
di rito del giorno della memoria raccontò
una barzelletta che fece scalpore (*), un'altro
caso? Forse... Anche Mastella che voleva far passare
il reato di opinione nei confronti del negazionismo
e del riduzionismo della Shoa in Italia non fece
una bella fine. Sicuramente qui siamo in presenza
di un altro fatto casuale. Tuttavia, tanti fatti
casuali rappresentano una traccia, una tendenza.
In
Italia non tutto va per il meglio per la Shoa
o per i sionisti, che sono due facce della stessa
moneta. Il giornalista Santoro, conduttore di
Annozero, venne praticamente accusato di negazionismo
della Shoa dal ministro Frattini per essersi espresso
criticamente nei confronti dell'intervento di
Israele in Gaza. Per questi fatti si è
addirittura paventato uno scisma all'interno del
PD: D'alema contro i sionisti, Veltroni a favore.
Non
tutto fila liscio come una volta. Continuano a
genufletterlesi davanti ma di dietro le fanno
gli sberleffi. Il "fenomeno" Shoa si
sta ridimensionando.
Da
più parti si incomincia a non credere più
tanto ciecamente a questo olocausto basato su
indizi ricavati soltanto da testimonianze, senza
evidenze probatorie concrete, e sancito da un
tribunale di guerra in applicazione della giustizia
dei vincitori. Vae victis! dicevano i nostri padri.
Ma
se mostruosi sono i fatti che starebbero alla
base dell'Olocausto, come dovrebbe essere definita
la metodologia con la quale il Tribunale di Norimberga
avrebbe creato dal nulla questo genocidio? Solo
testimonianze, 20.000 circa, senza evidenze concrete!
Viene
da pensare che se i riscontri probatori fossero
sufficienti a confermare le 20.000 testimonianze,
non ci sarebbe stato bisogno di istituire delle
leggi liberticide che sanciscono condanne penali
ai negazionisti e ai riduzionisti dell'olocausto,
come quelle in vigore in Germania, Austria, Francia,
Svizzera e Canada. Come si fa a pensare che un'organizzazione
come quella che sta dietro allo spettro della
Shoa e che può imporre certe leggi in stati
dove vige la democrazia non sia in grado di dimostrare
la veridicità di eventi incontrastabili?
La
Shoa rappresenta di fatto una formidabile propaganda
bellica pro-sionismo. E' il fuoco di copertura
mediatico della strategia coloniale di Israele,
il velo che nasconde il genocidio in atto in Palestina.
Rappresenta la pressione mediatica che tiene a
bada i nazionalismi europei e che favorisce a
livello di opinione pubblica gli interventi di
questi paesi in qualità di alleati USA
alle missioni mascheratamente pro-sioniste in
Medio Oriente. E' uno scudo protettivo delle manovre
finanziarie dei sionisti che si manifestano in
crisi periodiche di carattere regionale o mondiale
e che sono vere e proprie operazioni belliche.
I soldi, si sa, sono l'arma più potente
del mondo, comprano governi, legislatori, armi,
mercenari, giornali, canali televisivi e chi più
ne ha più ne metta.
A
questo punto a cosa servono le scuse del Vaticano
se il danno è già fatto? Se decine
di migliaia di nuovi potenziali negazionisti,
soprattutto in Italia e in Germania, si sono nel
frattempo aggiunti ai milioni che stanno riflettendoci
su più attentamente.
Il
danno è già fatto. Altro che scuse!
E poi queste scuse hanno tanto l'aria di essere
delle ulteriori prese in giro, di voler provocare
polemiche, di voler far riflettere. Cos'è
più terribile per lo spettro della Shoa
dell'invito alla riflessione? I processi biochimici
mentali provocati dai media non ammettono il ricorso
alla logica! Essi si impongono per abitudine,
a forza di ripetersi, vengono accettati inconsciamente.
Ci
si poteva aspettare altro da un papa tedesco?
Un papa appartenente a un popolo che vive costantemente
sotto il giogo dello spettro della Shoa, la quale
non chiede pentimento ma apre spazi al sionismo
ed esige vendetta o giustizia biblica?
Non
credo che Ratzinger sia insensibile alle sorti
del suo popolo. Una sua iniziativa anche se sottile
e ambigua, ma pur sempre efficace, sembra più
che opportuna.
Ma
parliamo un po' di numeri veri o presunti. A fronte
dei 200.000 o 300.000 ebrei che si ritiene da
parte di diversi storici che siano deceduti nei
campi di concentramento per malattie e per denutrizione
e non in seguito ad uno sterminio sistematico
e programmato, lo spettro della Shoa ne rivendica
6.000.000.
Sei
milioni in sei campi di concentramento mediante
le camere a gas, in sei anni? Quanti minuti ci
sono in 6 anni? Cosa significa in termini di mano
d'opera, di ore di lavoro, di impianti, di materiali,
ecc. il "trattamento" di sei milioni
di esseri umani vivi e di sei milioni di corpi
senza vita? E cinque di questi campi si trovavano
al di fuori del territorio tedesco.
Invece,
a fronte delle 300.000 vittime dei bombardamenti
di Dresda stimate non solo dagli storici ma da
chiunque abbia un po' di buon senso, la Germania,
la stessa Germania ne riconosce ufficialmente
25.000. Eppure Adenauer nel 1949 denunciò
che circa un milione di prigionieri tedeschi erano
morti di fame dopo il 1945, dopo la fine della
guerra, dopo essere stati privati arbitrariamente
dello status di prigionieri di guerra. Essi vennero
lasciati morire di fame di proposito su ordine
di Eisenhower e chiunque avesse procurato loro
degli alimenti sarebbe stato passibile di fucilazione
immediata. In proposito gli USA negano. E' quindi
consentito il negazionismo quando questo riguarda
fatti che si riferiscono a eccidi le cui vittime
non sono state ebree!
A
quanto pare, nonostante tutto, la Germania non
ha ancora pagato. Lo spettro della Shoa è
lì bene in mostra, la sua sete di giustizia,
di vendetta, è sempre in agguato. Nemmeno
noi, italiani, in quanto alleati e, quindi, complici,
abbiamo pagato. Ma quando finiremo di pagare?
Finiremo
di pagare quando cesseremo di esistere. Allora
sì che avremo pagato!
(*)
"Un kapò all'interno di un campo
di concentramento dice ai prigionieri che ha una
notizia buona e un'altra meno buona - spiega
il Cavaliere dal palco -.
Quello dice: "metà" di voi sarà
trasferita in un altro campo". E tutti contenti
ad applaudire...".
Poi Berlusconi arriva alla "battuta":
"La notizia meno buona è che la parte
di voi che sarà trasferita è quella
che va da qui in giù...", indicando
la parte del corpo dalla cintola ai piedi.