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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

La nazionalizzazione delle banche

22.02.09 - Il primo ministro britannico Brown e il nostro presidente del consiglio si sono riuniti pochi giorni fa. Si è parlato della crisi e, da parte del britannico, c'è stata una proposta che ha fatto scalpore: la nazionalizzazione delle banche.

Berlusconi ne ha parlato come ipotesi di soluzione ma ha precisato immediatamente che in Italia non avrebbe avuto luogo alcuna nazionalizzazione in quanto le banche avevano dimostrato solidità o quanto meno non si erano verificate delle situazioni di bancarotta, o quasi, riscontrabili invece in altri paesi.

Immediatamente il nostro Silvio ha messo le mani avanti. Mi sembra giusto, altrimenti si sarebbe sollevato un vespaio che metà basta. Comunque, nonostante la tempestività della smentita, il giorno dopo i titoli bancari hanno subito delle perdite nelle quotazioni di borsa. Pura speculazione, certo, chi si è precipitato a vendere ha trascinato nella scia i soliti polli. L'idea è quella di ricomprare le stesse azioni ad un prezzo più basso lucrando sulla differenza.

Brown può dire quello che vuole. La Gran Bretagna è padrona del suo sistema bancario. La Banca d'Inghilterra è saldamente nelle mani dell'esecutivo, come è logico che sia. Londra non ha aderito all'Euro pur appartenendo all'Unione Europea. Non ha rinunciato, cioè, alla sua sovranità monetaria.

La rinuncia alla sovranità monetaria costa a noi italiani non poco. Per esempio nel 2007 abbiamo devoluto a favore dell'Eurosistema 16,3 miliardi di Euro e a favore di Bankitalia 7 miliardi circa che, invece di appartenerci come reddito di emissione monetaria, rappresentano per noi un incremento del nostro debito pubblico.

Il fatto che Bankitalia, tanto vale chiamarla così in quanto si tratta di una banca privata, emetta moneta a fronte di titoli dello stato italiano reperiti sul mercato aperto e non direttamente ricevuti dal Ministero del Tesoro comporta non solo un'emissione monetaria onerosa per gli interessi sui titoli, ma anche un aumento ripetitivo e perenne del debito pubblico. Le alternative sarebbero uno scambio diretto titoli contro moneta oppure, ancora meglio, un'emissione diretta senza Bankitalia come intermediaria. Non sono ipotesi campate in arie, in giro per il mondo vengono attuate più spesso di quello che si crede.

Ma noi viviamo in una repubblica democratica, loro invece, i britannici, sono governati da una monarchia costituzionale vecchia di centinaia di anni. Noi siamo più moderni ma a loro stanno più a cuore le questioni relative alla sovranità. Eh sì, bisogna proprio ammetterlo, la nostra modernità ci obbliga a sgobbare per dei padroni che non si vedono ma che ci menano per il naso e ci mungono.

Ad essere munti sono di solito non tutti i mammiferi, categoria alla quale apparteniamo anche noi essere umani, ma in particolare i ruminanti, animali che brucano nei prati dei mungitori. La metamorfosi essere umani-ruminanti avviene un pochino alla volta, soprattutto ad opera dei media che, saldamente in mano ai mungitori, ci fanno pascolare nei loro prati informativi. Se ci sta bene di prendere per buone le loro informazioni è anche giusto che loro ci mungano quando e come vogliono.

Continuando sul tema delle democrazie repubblicane, stupisce che a restare fuori dall'Euro pur appartenendo all'Unione Europea ci siano esclusivamente delle monarchie costituzionali: la Gran Bretagna, la Svezia e la Danimarca. Un caso? No, sicuramente non è un caso.

Non è un caso che alla casta non riesca di scippare tanto facilmente la sovranità di stati che sono retti da monarchie. In fondo la democrazia repubblicana nasce come alternativa ai sistemi aristocratici, come sistema di governo più accessibile al mercato della domanda e dell'offerta, più alla mano (mano piena di soldi). Un sistema dove le tangenti sono all'ordine del giorno, dove ci sono tanti che si vendono.

Tuttavia, i mungitori ci danno da bere anzi da brucare che i nostri politici sono corrotti. Grazie, e come potrebbe essere altrimenti? In una repubblica democratica questa è la regola. Il problema è che, mentre ci distraggono facendoci notare le marachelle degli amministratori pubblici, ci rubano tutto, anche la vita, ci rendono schiavi, ci mungono, e, come se ciò non bastasse, ci tormentano con la paura della disoccupazione e della miseria che traggono origine da una crisi che loro stessi hanno provocato.

Ma torniamo alla nazionalizzazione delle banche. Da noi non è fattibile! Chi la proponesse farebbe una bruttissima fine, ci mancherebbe altro! Esiste una casta dentro il nostro stato che ha più soldi, ma tanti di più, dello stato. I soldi sono ovviamente l'arma più potente del mondo, perché possono assumere l'aspetto più vantaggioso a seconda delle circostanze, rappresentano una leva fondamentale di potere e il potere non lo si molla spontaneamente, deve essere strappato. Non ci son santi che tengano!

Tuttavia, se una nazionalizzazione del sistema bancario fosse possibile, il nostro mondo cambierebbe radicalmente, in meglio. E tutti i nostri problemi si risolverebbero se contestualmente ci tirassimo fuori dall'Euro, ci affiancassimo cioè a quelle monarchie costituzionali che non vi hanno aderito affatto.

La quantità di cartamoneta in circolazione è di poco superiore ai 100 miliardi. Accanto ad essa c'è la moneta bancaria, che utilizziamo con assegni, carte di credito, bonifici, ecc. Essa ammonta a circa 800 miliardi di Euro. Ecco, a fronte di questi 800 miliardi le banche detengono un ammontare di cartamoneta di 16 miliardi. La riserva frazionaria, riserva obbligatoria delle banche, è, infatti, pari al 2%.

Nella decade del '50 la riserva frazionaria era pari al 25%. Se lo stato riportasse la riserva frazionaria al 25% ne risulterebbe carta moneta in circolazione per un ammontare di circa 300 miliardi, duecento miliardi in più di contanti. E' chiaro e non richiede commento che l'abbassamento della riserva frazionaria apporta beneficio al sistema bancario a scapito dello stato, per cui rappresenta una situazione che va rivista.

Comunque, in presenza di una Banca centrale statale, una riserva frazionaria del 25% equivarrebbe ad un signoraggio di 200 miliardi con il quale si potrebbe abbattere parzialmente il debito pubblico sollevandoci un po' dal suo giogo. Essi sostituirebbero contestualmente, rappresentando per lo stato soltanto un costo tipografico, titoli e moneta bancaria per un pari importo, il risparmiatore non ci rimetterebbe nulla, anzi pagherebbe meno tasse, e continuerebbe a percepire interessi da parte della sua banca per il danaro depositato. Teniamo presente che tra i teorici c'è chi ritiene addirittura che la riserva dovrebbe essere del 100%. Se ciò si potesse attuare il nostro debito pubblico si ridurrebbe di quasi il 60%, da un giorno all'altro!

Inoltre, una banca centrale statale consentirebbe di adeguare il quantitativo di liquidità in circolazione a seconda dell'andamento economico senza creare ulteriore debito.

D'altra parte, un sistema bancario statale renderebbe possibile il sostenimento di quelle iniziative imprenditoriali considerate importanti per il nostro paese, sia per settore di appartenenza che per zona geografica.

Queste cose sì che non ce le danno in pasto! Continuiamo pure a brucare nei pascoli dei mungitori pieni di disinformazione, di cronaca nera e di specchietti per le allodole. Andiamo pure avanti così ma stiamo attenti perché dietro l'angolo ci sta anche il mattatoio...



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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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