La
nazionalizzazione delle banche
22.02.09
- Il primo ministro britannico Brown e il nostro
presidente del consiglio si sono riuniti pochi
giorni fa. Si è parlato della crisi e,
da parte del britannico, c'è stata una
proposta che ha fatto scalpore: la nazionalizzazione
delle banche.
Berlusconi
ne ha parlato come ipotesi di soluzione ma ha
precisato immediatamente che in Italia non avrebbe
avuto luogo alcuna nazionalizzazione in quanto
le banche avevano dimostrato solidità o
quanto meno non si erano verificate delle situazioni
di bancarotta, o quasi, riscontrabili invece in
altri paesi.
Immediatamente
il nostro Silvio ha messo le mani avanti. Mi sembra
giusto, altrimenti si sarebbe sollevato un vespaio
che metà basta. Comunque, nonostante la
tempestività della smentita, il giorno
dopo i titoli bancari hanno subito delle perdite
nelle quotazioni di borsa. Pura speculazione,
certo, chi si è precipitato a vendere ha
trascinato nella scia i soliti polli. L'idea è
quella di ricomprare le stesse azioni ad un prezzo
più basso lucrando sulla differenza.
Brown
può dire quello che vuole. La Gran Bretagna
è padrona del suo sistema bancario. La
Banca d'Inghilterra è saldamente nelle
mani dell'esecutivo, come è logico che
sia. Londra non ha aderito all'Euro pur appartenendo
all'Unione Europea. Non ha rinunciato, cioè,
alla sua sovranità monetaria.
La
rinuncia alla sovranità monetaria costa
a noi italiani non poco. Per esempio nel 2007
abbiamo devoluto a favore dell'Eurosistema 16,3
miliardi di Euro e a favore di Bankitalia 7 miliardi
circa che, invece di appartenerci come reddito
di emissione monetaria, rappresentano per noi
un incremento del nostro debito pubblico.
Il
fatto che Bankitalia, tanto vale chiamarla così
in quanto si tratta di una banca privata, emetta
moneta a fronte di titoli dello stato italiano
reperiti sul mercato aperto e non direttamente
ricevuti dal Ministero del Tesoro comporta non
solo un'emissione monetaria onerosa per gli interessi
sui titoli, ma anche un aumento ripetitivo e perenne
del debito pubblico. Le alternative sarebbero
uno scambio diretto titoli contro moneta oppure,
ancora meglio, un'emissione diretta senza Bankitalia
come intermediaria. Non sono ipotesi campate in
arie, in giro per il mondo vengono attuate più
spesso di quello che si crede.
Ma
noi viviamo in una repubblica democratica, loro
invece, i britannici, sono governati da una monarchia
costituzionale vecchia di centinaia di anni. Noi
siamo più moderni ma a loro stanno più
a cuore le questioni relative alla sovranità.
Eh sì, bisogna proprio ammetterlo, la nostra
modernità ci obbliga a sgobbare per dei
padroni che non si vedono ma che ci menano per
il naso e ci mungono.
Ad
essere munti sono di solito non tutti i mammiferi,
categoria alla quale apparteniamo anche noi essere
umani, ma in particolare i ruminanti, animali
che brucano nei prati dei mungitori. La metamorfosi
essere umani-ruminanti avviene un pochino alla
volta, soprattutto ad opera dei media che, saldamente
in mano ai mungitori, ci fanno pascolare nei loro
prati informativi. Se ci sta bene di prendere
per buone le loro informazioni è anche
giusto che loro ci mungano quando e come vogliono.
Continuando
sul tema delle democrazie repubblicane, stupisce
che a restare fuori dall'Euro pur appartenendo
all'Unione Europea ci siano esclusivamente delle
monarchie costituzionali: la Gran Bretagna, la
Svezia e la Danimarca. Un caso? No, sicuramente
non è un caso.
Non
è un caso che alla casta non riesca di
scippare tanto facilmente la sovranità
di stati che sono retti da monarchie. In fondo
la democrazia repubblicana nasce come alternativa
ai sistemi aristocratici, come sistema di governo
più accessibile al mercato della domanda
e dell'offerta, più alla mano (mano piena
di soldi). Un sistema dove le tangenti sono all'ordine
del giorno, dove ci sono tanti che si vendono.
Tuttavia,
i mungitori ci danno da bere anzi da brucare che
i nostri politici sono corrotti. Grazie, e come
potrebbe essere altrimenti? In una repubblica
democratica questa è la regola. Il problema
è che, mentre ci distraggono facendoci
notare le marachelle degli amministratori pubblici,
ci rubano tutto, anche la vita, ci rendono schiavi,
ci mungono, e, come se ciò non bastasse,
ci tormentano con la paura della disoccupazione
e della miseria che traggono origine da una crisi
che loro stessi hanno provocato.
Ma
torniamo alla nazionalizzazione delle banche.
Da noi non è fattibile! Chi la proponesse
farebbe una bruttissima fine, ci mancherebbe altro!
Esiste una casta dentro il nostro stato che ha
più soldi, ma tanti di più, dello
stato. I soldi sono ovviamente l'arma più
potente del mondo, perché possono assumere
l'aspetto più vantaggioso a seconda delle
circostanze, rappresentano una leva fondamentale
di potere e il potere non lo si molla spontaneamente,
deve essere strappato. Non ci son santi che tengano!
Tuttavia,
se una nazionalizzazione del sistema bancario
fosse possibile, il nostro mondo cambierebbe radicalmente,
in meglio. E tutti i nostri problemi si risolverebbero
se contestualmente ci tirassimo fuori dall'Euro,
ci affiancassimo cioè a quelle monarchie
costituzionali che non vi hanno aderito affatto.
La
quantità di cartamoneta in circolazione
è di poco superiore ai 100 miliardi. Accanto
ad essa c'è la moneta bancaria, che utilizziamo
con assegni, carte di credito, bonifici, ecc.
Essa ammonta a circa 800 miliardi di Euro. Ecco,
a fronte di questi 800 miliardi le banche detengono
un ammontare di cartamoneta di 16 miliardi. La
riserva frazionaria, riserva obbligatoria delle
banche, è, infatti, pari al 2%.
Nella
decade del '50 la riserva frazionaria era pari
al 25%. Se lo stato riportasse la riserva frazionaria
al 25% ne risulterebbe carta moneta in circolazione
per un ammontare di circa 300 miliardi, duecento
miliardi in più di contanti. E' chiaro
e non richiede commento che l'abbassamento della
riserva frazionaria apporta beneficio al sistema
bancario a scapito dello stato, per cui rappresenta
una situazione che va rivista.
Comunque,
in presenza di una Banca centrale statale, una
riserva frazionaria del 25% equivarrebbe ad un
signoraggio di 200 miliardi con il quale si potrebbe
abbattere parzialmente il debito pubblico sollevandoci
un po' dal suo giogo. Essi sostituirebbero contestualmente,
rappresentando per lo stato soltanto un costo
tipografico, titoli e moneta bancaria per un pari
importo, il risparmiatore non ci rimetterebbe
nulla, anzi pagherebbe meno tasse, e continuerebbe
a percepire interessi da parte della sua banca
per il danaro depositato. Teniamo presente che
tra i teorici c'è chi ritiene addirittura
che la riserva dovrebbe essere del 100%. Se ciò
si potesse attuare il nostro debito pubblico si
ridurrebbe di quasi il 60%, da un giorno all'altro!
Inoltre,
una banca centrale statale consentirebbe di adeguare
il quantitativo di liquidità in circolazione
a seconda dell'andamento economico senza creare
ulteriore debito.
D'altra
parte, un sistema bancario statale renderebbe
possibile il sostenimento di quelle iniziative
imprenditoriali considerate importanti per il
nostro paese, sia per settore di appartenenza
che per zona geografica.
Queste
cose sì che non ce le danno in pasto! Continuiamo
pure a brucare nei pascoli dei mungitori pieni
di disinformazione, di cronaca nera e di specchietti
per le allodole. Andiamo pure avanti così
ma stiamo attenti perché dietro l'angolo
ci sta anche il mattatoio...