Banche:
nazionalizzazioni, Tangentopoli, privatizzazioni
06.03.09
- Tra la nazionalizzazione delle banche con le
leggi fasciste e la loro privatizzazione non cè
la Seconda Guerra Mondiale, la caduta del fascismo,
lavvento della Repubblica, no, tra questi
due eventi opposti cè Tangentopoli.
Soltanto dopo Tangentopoli la legge bancaria di
Benito Mussolini e di Alberto Beneduce venne radicalmente
modificata ed ebbe luogo la privatizzazione delle
banche, ivi compresa indirettamente la Banca ditalia,
e delle grandi imprese statali.
Leggo
su Il Giornale del 25 febbraio un articolo di
Claudio Borghi sulla nazionalizzazione delle banche,
del quale cito il seguente brano: LIri,
per volere di Benito Mussolini, nazionalizzò
negli anni 30 le banche provate dalla Grande
depressione, espandendo in seguito il suo controllo
a gran parte delleconomia italiana. Da quella
palude uscimmo con molta fatica solo dopo cinquantanni,
accumulando ritardi e inefficienze che si sono
tradotti fra le altre cose nel nostro enorme debito
pubblico.
Non
si riesce a capire esattamente come abbia potuto
lautore esprimere un tale giudizio.
Claudio
Borghi non è un giornalista qualunque,
ha un curriculum di tutto riguardo. Si deve quindi
escludere che egli non sappia di cosa sta parlando.
Probabilmente ci vuole imporre i suoi giudizi
magari pensando che la sua autorevolezza basterà
per far sì che li accettiamo pari pari.
Invece siccome io ormai da quel lato posso ritenermi
svezzato, nel senso che mi piace riflettere sulle
cose senza prenderle per buone solo perchè
lo dice Tizio o Caio, ho approfondito la tematica
e a dir la verità sono pervenuto, dati
alla mano, a conclusioni molto diverse.
Prendendo
in considerazione la cronologia a cui fa riferimento
lautore, notiamo che da una parte si fa
presente la nazionalizzazione delle banche avvenuta
negli anni trenta e dallaltra la loro privatizzazione
che ha avuto luogo verso la fine degli anni novanta.
In quella cinquantina e più di anni non
abbiamo accumulato né ritardi né
inefficienze, invece, prima della guerra sono
state eseguite opere macroscopiche e numerosissime
in tutto il territorio italiano e nelle colonie
e, nel dopo guerra, partendo da una situazione
di distruzione quasi totale del nostro Paese,
siamo riusciti a diventare una delle cinque maggiori
potenze industriali del mondo.
Una
legislazione bancaria che ha consentito al nostro
operoso popolo di raggiungere dei traguardi così
importanti non può assolutamente essere
ritenuta inadeguata.
Il
debito pubblico tirato in ballo dal giornalista
in questione è la solita barzelletta che
non ci fa più ridere. Il meccanismo perverso
della sua crescita smisurata è stato confermato
definitivamente allatto della riforma degli
anni novanta, che, secondo il Borghi avrebbe invece
messo le cose a posto. Prima, tuttavia, il problema
del debito pubblico non esisteva. Infatti, vigente
la legge bancaria fascista, Craxi negli anni ottanta
volle ridurre drasticamente linflazione
galoppante che al tempo imperversava e che era
a due digiti e adottò per il reperimento
dei fondi necessari allo Stato una modalità
che veniva utilizzata per il drenaggio di liquidità
dal sistema e che nel breve periodo avrebbe ridotto
linflazione. Mi riferisco alla collocazione
di titoli dello stato sul mercato aperto. Lemissione
monetaria divenne quindi indiretta e sostanzialmente
vana, essendo destinata a rientrare con il rimborso
dei titoli, creando ulteriore rarefazione monetaria
anche per gli ingenti pagamenti di interessi,
attualmente circa il 50% del gettito fiscale,
a fronte di un debito pubblico che si incrementava
costantemente. A lungo termine gli effetti di
una tale manovra non possono che essere deleteri
per qualunque economia ma si tenga presente che
la Banca dItalia allora era di proprietà
dello Stato.
Non
si riesce a capire in che modo gli interventi
legislativi comportanti la modifica della legge
bancaria fascista siano stati migliorativi per
la nostra economia. Il citato giornalista non
ne fa parola, ben conscio del fatto che basta
parlare male di qualunque iniziativa del fascismo
per raccogliere applausi a destra e a manca, se
poi si accusa anche la classe dirigente pre-Tangentopoli
di aver provocato una crescita spropositata del
debito pubblico tanto meglio. Peccato che ad applaudire
sono i troppo scemi o i troppo intelligenti. Io,
che mi trovo a metà strada tra questi due
gruppi, rifletto in base a dati alla portata di
mano di chiunque sia collegato a internet e invito
tutti a fare altrettanto.
Cito
alcune delle opere che vennero costruite in grandissima
parte senza gravare sul prelievo fiscale e senza
ricorrere allindebitamento ma soltanto con
una gestione intelligente e oculata della sovranità
monetaria in unepoca di recessione internazionale
successiva alla grande depressione del 1929:
-
Bonifica di milioni di ettari di terreno, rendendoli
da incolti, fertilissimi.
-
Costruzione di case popolari per i poveri in tutte
le città italiane
-
Costruzione di migliaia di chiese, solo nelle
paludi Pontine ne sono state costruite 126 (es.
Aprilia )
-
Costruzione di case, palazzi e ministeri
-
Costruzione di numerose dighe per la raccolta
delle acque
-
Il deserto libico diventò zona di altissima
produzione agricola
-
Costruzione degli osservatori di Trieste, Genova,
Merate, Brera, Campo Imperatore
-
Costruzione di monumenti e di scuole
-
Moltiplicazione delle ferrovie
-
Costruzione in ogni città del palazzo della
previdenza sociale
-
Costruzione di innumerevoli università,
anche la Città Universitaria a Roma
-
Cittadine costruite in dieci anni: Latina, Aprilia,
Sabaudia, Pomezia, Guidonia, Ardea,
Ostia Lido, Fregene, Palo, Ladispoli
-
Costruzione del quartiere dellEUR a Roma
-
Opere eseguite in Etiopia: 5.000 km di strade
asfaltate, 1.400 km di piste camionabili.
E stata trasformata non solo Addis Abeba,
ma anche oscuri villaggi in grandi centri
abitati (Dessiè, Harar, Gondar, Dire, Daua).
Alberghi, scuole, fognature, luce elettrica,
ristoranti, collegamenti con altri centri dellimpero,
telegrafo, telefono, porti, stazioni
radio, aeroporti, financo cinematografi e teatri.
Costruzione di nuovi mercati, numerose
scuole per indigeni, e per gli indigeni crearono:
tubercolosari, ospizi di ricovero per
vecchi e inabili al lavoro, ospedali per la maternità
e linfanzia, lebbrosari. Quello di
Selaclacà: oltre 700 posti letto e un grandioso
istituto per studi e ricerche contro la
lebbra. Creazione di imprese di colonizzazione sotto
forme di cooperative finanziate
dallo stato, mulini, fabbriche di birra, manifatture
di tabacchi, cementifici, oleifici,
coltivazione di più di 75.000 ettari di terra.
Vale la pena di
ripetere che tutto ciò è stato reso
possibile attraverso lemissione monetaria
diretta dello Stato. E chiaro che questa
situazione destò curiosità tra gli
studiosi delleconomia. E naturale
che oggi si cerchi di scopiazzare le scelte del
Duce per venir fuori dalla crisi.
Ci
si chiede quale sia il segreto di questa ricetta
miracolosa. La risposta è semplicissima:
la moneta rappresenta un mezzo di pagamento e
una misura del valore di esclusiva proprietà
delle Stato. Se viene trattata secondo questi
principi base essa diventa uno strumento potentissimo
per la realizzazione di opere pubbliche e per
il raggiungimento della maggior parte degli obiettivi
che ogni Stato si prefigge e che sono finalizzati
al benessere dei cittadini. Se, invece, come da
noi, viene trattata ingiustificatamente come merce
di proprietà di banche private, generatrice
di debito pubblico e divoratrice a titolo di interessi
della metà del gettito fiscale, la crescita
economica diventa impossibile, i servizi ai cittadini
si riducono drasticamente e leconomia si
inceppa.
Si
sostiene che lemissione monetaria diretta
crei inflazione. Invece non ci vuole molto per
verificare che questo non risponde a verità
e che si tratta dellunica modalità
di emissione che consente di mantenere in ogni
tempo il giusto quantitativo di moneta in circolazione.
Non è leccesso di moneta da solo
a provocare, eventualmente, linflazione,
ma il suo abbinamento con la mancanza di fiducia
della gente. Questultima sì che è
deleteria per qualunque economia, anche per la
più solida. Figuriamoci cosa accadrebbe
in Italia se i risparmiatori volessero contemporaneamente
monetizzare i loro risparmi per convertirli in
Franchi Svizzeri! Con una riserva frazionaria
del 2%!
La
Seconda Guerra Mondiale, la caduta del fascismo,
la distruzione di buona parte del nostro Paese,
tuttavia, non scalfirono la legislazione bancaria
fascista che ci procurò tanti benefici
prima e dopo levento bellico ed essa rimase
inalterata per altri cinquantanni. Ci volle
un altro evento, che dovrebbe essere approfondito
a dovere, perché le cose cambiassero radicalmente,
ci volle Tangentopoli!
Ecco,
il prof. Borghi non solo non apporta dei dati che
possano far ritenere che la legislazione bancaria
post-Tangentopoli sia stata migliorativa rispetto
a quella pre-Tangentopoli, ma non accenna nemmeno
al fatto che per consentire questo ribaltone è
stato necessario decapitare la classe politica italiana
per far posto alle mezze figure, ai dipendenti delle
banche di Wall Street, ai vari Prodi, Padoa Schioppa,
Ciampi, Draghi, Amato, Dini, ecc. e agli altri esponenti
ex PCI che magari dopo aver letto Il Capitale
di Marx colsero loccasione per procurarsene,
di capitale per le loro tasche private, il più
possibile, arrecando agli italiani danni macroscopici
dei quali, siccome tutti i nodi vengono al pettine,
prima o poi dovranno rispondere.