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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Debito pubblico tra Sinistra e Destra

13.03.09 - Il debito pubblico rappresenta per la maggior parte degli italiani una riprova della gestione disastrosa della cosa pubblica da parte dei nostri politici, soprattutto di quelli pre-Tangentopoli. Invece non è così.

Il debito pubblico è legato all'emissione monetaria che è necessaria in ogni economia come è necessaria la moneta. Per esempio, l'inflazione e la crescita economica comportano un aumento della quantità di moneta in circolazione e rendono necessarie delle emissioni monetarie. Esiste un quantitativo di moneta adeguato al livello di ricchezza e all'entità degli scambi di una determinata economia.

Nel nostro caso l'emissione monetaria è stata delegata alla banca centrale che è la Banca d'Italia, una banca privata. Lo Stato per far fronte alle sue esigenze di liquidità non soddisfatte dal prelievo fiscale è costretto a collocare sul mercato i suoi titoli indebitandosi per capitale e interessi nei confronti degli acquirenti. Questa modalità di reperimento di fondi consente, secondo la teoria monetaria perorata dai banchieri, di evitare l'inflazione dal momento che il quantitativo di moneta in circolazione resta uguale.

Purtroppo l'inflazione e la crescita economica si verificano in ogni caso insieme ad altre circostanze che rendono necessarie delle ulteriori emissioni monetarie. La Banca d'Italia attraverso operazioni di acquisto, di risconto e di anticipazione su titoli dello stato in possesso del sistema bancario e su iniziativa di questo emette cartamoneta aumentandone il quantitativo in circolazione. Tuttavia, la cartamoneta messa in circolazione deve rientrare maggiorata degli interessi nei forzieri della banca centrale una volta che l'operazione su titoli che sta alla base dell'emissione volge al suo termine.

Mentre l'operazione con cui lo Stato reperisce i fondi di cui ha bisogno non modifica il quantitativo di moneta in circolazione, l'emissione monetaria da parte della banca centrale ne comporta in ultima analisi una riduzione che è pari agli interessi. Infatti, a rientrare non è soltanto il capitale ma il capitale più gli interessi. Di conseguenza la rarefazione monetaria o insufficiente quantitativo di moneta in circolazione si perpetua e il debito pubblico aumenta inesorabilmente. Lo Stato non crea moneta, la preleva dal mercato e ce la riversa, la Banca d'Italia crea moneta ma questa rientra maggiorata degli interessi.

Gli interessi del debito pubblico si portano via oltre il 50 per cento del prelievo fiscale e sono costantemente in aumento. Lo Stato per le sue manovre, per le necessarie opere pubbliche e per la spesa sociale è costretto a emettere nuovo debito dal quale si originano altri interessi. Il sistema monetario richiede nuove emissioni che, tuttavia, rientrando comportano una maggiore rarefazione monetaria... Questa è la spirale mortale alla quale ci hanno portato Maastrich e la privatizzazione "silente" della Banca d'Italia. Così come stanno le cose il nostro debito pubblico è destinato a non diminuire mai!

Quando la Sinistra è al potere i vari Prodi, Padoa Schioppa e compagnia cantante non fanno altro che sostenere che bisogna ridurre il debito pubblico e impongono nuove tasse e balzelli vari e fanno nel contempo tagli alla spesa sociale, creando disagio nella popolazione. Tant'è che anche quegli elettori che hanno contribuito alla loro salita al potere, sentendosi stringere intorno al collo un cappio mortale, fanno salti di gioia quando questo agglomerato di ideologie che la sinistra rappresenta crolla.

A questo punto bisogna segnalare che la privatizzazione delle banche è stata opera della Sinistra subentrata alla classe politica decapitata da Tangentopoli. Prodi ne è stato il principale artefice. Il professore di Bologna non solo ha svenduto le nostre banche ai suoi datori di lavoro di Wall Street ma gli acquirenti si sono ritrovati anche con un pacco regalo e cioè la proprietà della Banca d'Italia.

Quando la Destra è al potere l'indebitamento aumenta senza che Berlusconi e Tremonti se ne facciano una malattia. Tremonti trova sempre qualche "tesoretto" da utilizzare per la spesa sociale e Berlusconi non si fa problemi quando decide di avviare delle grandi opere pubbliche, ciò che tra l'altro si sta verificando attualmente. Infatti, per contrastare la recessione post-crisi sono state previste delle opere pubbliche grandiose, 16 miliardi solo per infrastrutture, tra cui il ponte sullo stretto di Messina, oltre a circa 1 miliardo per l'edilizia scolastica ed è stata avviata a livello nazionale una manovra incentivante per il settore edile. Il tutto in concomitanza con l'attivazione di ammortizzatori sociali anti-crisi.

Sembra quasi che il nostro primo ministro voglia emulare la politica economica dei tempi passati, quella del Duce tanto per intenderci, che aveva nelle grandi opere pubbliche il suo volano per la crescita economica e per l'occupazione. Peccato che l'Italia non abbia più neanche una briciola di sovranità monetaria!

Fa finta Tremonti di vedere con apprensione le manovre anti-crisi degli altri stati dell'UE, che stanno peggio di noi e che dovranno aumentare fortemente il debito pubblico per correre ai ripari. La collocazione dei loro titoli sul mercato farà concorrenza ai nostri, che sono tantissimi e che vanno rinnovati di volta in volta. Rischiamo di dover offrirli a tassi più elevati e di non riuscire nemmeno così a piazzarli. Sembra, tuttavia, che il problema non lo tormenti più di tanto.

Il tutto può essere esaminato, infatti, da un altro punto di vista. Prendiamo in considerazione il costo previsto per le grandi opere di infrastrutture: nel 2007 abbiamo devoluto all'Eurosistema e alla Banca Centrale Europea quella stessa cifra, 16 miliardi, come risulta dal bilancio Bankitalia al 31/12/2007, a fronte di niente. Mi riferisco al meccanismo di assegnazione del signoraggio a livello europeo. Inoltre, 7 miliardi di Euro, rappresentanti la quota di signoraggio spettante all'Italia, sono rimasti nelle grinfie della casta di Wall Street, proprietaria di Bankitalia.

Da quanto sopra è naturale che venga da pensare che se di questa situazione non siamo noi a trarre alcun beneficio ma altri, questi altri siano quelli a cui spetterebbe di preoccuparsi qualora si dovesse arrivare a un default. Il ragionamento fila come l'olio!

La Destra intende combattere la recessione con i mezzi che l'esperienza ha dimostrato più efficaci e se qualcosa dovesse andare storto c'è evidentemente un piano B, che dovrebbe consistere nella fuoriuscita dall'Euro, nel ripristino della nostra Lira, nella nazionalizzazione delle banche e soprattutto della Banca d'Italia e nel drastico intervento sulla riserva frazionaria.

Posizioni molto diverse quella della Sinistra e quella della Destra nei confronti del debito pubblico. Sembra, comunque, che la gente lo stia intuendo e che per certi luminari dell'economia al soldo delle banche di Wall Street stia arrivando l'ora della resa dei conti.



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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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