Debito
pubblico tra Sinistra e Destra
13.03.09
- Il debito pubblico rappresenta per la maggior
parte degli italiani una riprova della gestione
disastrosa della cosa pubblica da parte dei nostri
politici, soprattutto di quelli pre-Tangentopoli.
Invece non è così.
Il
debito pubblico è legato all'emissione
monetaria che è necessaria in ogni economia
come è necessaria la moneta. Per esempio,
l'inflazione e la crescita economica comportano
un aumento della quantità di moneta in
circolazione e rendono necessarie delle emissioni
monetarie. Esiste un quantitativo di moneta adeguato
al livello di ricchezza e all'entità degli
scambi di una determinata economia.
Nel
nostro caso l'emissione monetaria è stata
delegata alla banca centrale che è la Banca
d'Italia, una banca privata. Lo Stato per far
fronte alle sue esigenze di liquidità non
soddisfatte dal prelievo fiscale è costretto
a collocare sul mercato i suoi titoli indebitandosi
per capitale e interessi nei confronti degli acquirenti.
Questa modalità di reperimento di fondi
consente, secondo la teoria monetaria perorata
dai banchieri, di evitare l'inflazione dal momento
che il quantitativo di moneta in circolazione
resta uguale.
Purtroppo
l'inflazione e la crescita economica si verificano
in ogni caso insieme ad altre circostanze che
rendono necessarie delle ulteriori emissioni monetarie.
La Banca d'Italia attraverso operazioni di acquisto,
di risconto e di anticipazione su titoli dello
stato in possesso del sistema bancario e su iniziativa
di questo emette cartamoneta aumentandone il quantitativo
in circolazione. Tuttavia, la cartamoneta messa
in circolazione deve rientrare maggiorata degli
interessi nei forzieri della banca centrale una
volta che l'operazione su titoli che sta alla
base dell'emissione volge al suo termine.
Mentre
l'operazione con cui lo Stato reperisce i fondi
di cui ha bisogno non modifica il quantitativo
di moneta in circolazione, l'emissione monetaria
da parte della banca centrale ne comporta in ultima
analisi una riduzione che è pari agli interessi.
Infatti, a rientrare non è soltanto il
capitale ma il capitale più gli interessi.
Di conseguenza la rarefazione monetaria o insufficiente
quantitativo di moneta in circolazione si perpetua
e il debito pubblico aumenta inesorabilmente.
Lo Stato non crea moneta, la preleva dal mercato
e ce la riversa, la Banca d'Italia crea moneta
ma questa rientra maggiorata degli interessi.
Gli
interessi del debito pubblico si portano via oltre
il 50 per cento del prelievo fiscale e sono costantemente
in aumento. Lo Stato per le sue manovre, per le
necessarie opere pubbliche e per la spesa sociale
è costretto a emettere nuovo debito dal
quale si originano altri interessi. Il sistema
monetario richiede nuove emissioni che, tuttavia,
rientrando comportano una maggiore rarefazione
monetaria... Questa è la spirale mortale
alla quale ci hanno portato Maastrich e la privatizzazione
"silente" della Banca d'Italia. Così
come stanno le cose il nostro debito pubblico
è destinato a non diminuire mai!
Quando
la Sinistra è al potere i vari Prodi, Padoa
Schioppa e compagnia cantante non fanno altro
che sostenere che bisogna ridurre il debito pubblico
e impongono nuove tasse e balzelli vari e fanno
nel contempo tagli alla spesa sociale, creando
disagio nella popolazione. Tant'è che anche
quegli elettori che hanno contribuito alla loro
salita al potere, sentendosi stringere intorno
al collo un cappio mortale, fanno salti di gioia
quando questo agglomerato di ideologie che la
sinistra rappresenta crolla.
A
questo punto bisogna segnalare che la privatizzazione
delle banche è stata opera della Sinistra
subentrata alla classe politica decapitata da
Tangentopoli. Prodi ne è stato il principale
artefice. Il professore di Bologna non solo ha
svenduto le nostre banche ai suoi datori di lavoro
di Wall Street ma gli acquirenti si sono ritrovati
anche con un pacco regalo e cioè la proprietà
della Banca d'Italia.
Quando
la Destra è al potere l'indebitamento aumenta
senza che Berlusconi e Tremonti se ne facciano
una malattia. Tremonti trova sempre qualche "tesoretto"
da utilizzare per la spesa sociale e Berlusconi
non si fa problemi quando decide di avviare delle
grandi opere pubbliche, ciò che tra l'altro
si sta verificando attualmente. Infatti, per contrastare
la recessione post-crisi sono state previste delle
opere pubbliche grandiose, 16 miliardi solo per
infrastrutture, tra cui il ponte sullo stretto
di Messina, oltre a circa 1 miliardo per l'edilizia
scolastica ed è stata avviata a livello
nazionale una manovra incentivante per il settore
edile. Il tutto in concomitanza con l'attivazione
di ammortizzatori sociali anti-crisi.
Sembra
quasi che il nostro primo ministro voglia emulare
la politica economica dei tempi passati, quella
del Duce tanto per intenderci, che aveva nelle
grandi opere pubbliche il suo volano per la crescita
economica e per l'occupazione. Peccato che l'Italia
non abbia più neanche una briciola di sovranità
monetaria!
Fa
finta Tremonti di vedere con apprensione le manovre
anti-crisi degli altri stati dell'UE, che stanno
peggio di noi e che dovranno aumentare fortemente
il debito pubblico per correre ai ripari. La collocazione
dei loro titoli sul mercato farà concorrenza
ai nostri, che sono tantissimi e che vanno rinnovati
di volta in volta. Rischiamo di dover offrirli
a tassi più elevati e di non riuscire nemmeno
così a piazzarli. Sembra, tuttavia, che
il problema non lo tormenti più di tanto.
Il
tutto può essere esaminato, infatti, da
un altro punto di vista. Prendiamo in considerazione
il costo previsto per le grandi opere di infrastrutture:
nel 2007 abbiamo devoluto all'Eurosistema e alla
Banca Centrale Europea quella stessa cifra, 16
miliardi, come risulta dal bilancio Bankitalia
al 31/12/2007, a fronte di niente. Mi riferisco
al meccanismo di assegnazione del signoraggio
a livello europeo. Inoltre, 7 miliardi di Euro,
rappresentanti la quota di signoraggio spettante
all'Italia, sono rimasti nelle grinfie della casta
di Wall Street, proprietaria di Bankitalia.
Da
quanto sopra è naturale che venga da pensare
che se di questa situazione non siamo noi a trarre
alcun beneficio ma altri, questi altri siano quelli
a cui spetterebbe di preoccuparsi qualora si dovesse
arrivare a un default. Il ragionamento fila come
l'olio!
La
Destra intende combattere la recessione con i
mezzi che l'esperienza ha dimostrato più
efficaci e se qualcosa dovesse andare storto c'è
evidentemente un piano B, che dovrebbe consistere
nella fuoriuscita dall'Euro, nel ripristino della
nostra Lira, nella nazionalizzazione delle banche
e soprattutto della Banca d'Italia e nel drastico
intervento sulla riserva frazionaria.
Posizioni
molto diverse quella della Sinistra e quella della
Destra nei confronti del debito pubblico. Sembra,
comunque, che la gente lo stia intuendo e che
per certi luminari dell'economia al soldo delle
banche di Wall Street stia arrivando l'ora della
resa dei conti.