Firme
/
 

 
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Soldi bla bla e Tremonti bond

17.03.09 - La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, si è espressa polemicamente nei confronti della manovra anti-crisi messa in atto dal governo recentemente, giudicandola senza mezzi termini non vera, in quanto fatta di soldi non veri a fronte di una crisi vera.

La Marcegaglia ha fatto un po’ di confusione e non le si può fare una colpa. In fondo le questioni monetarie non è che siano difficili da capire ma se ne parla così poco in giro che appaiono spesso ai più alquanto misteriose.

In effetti, esistono i soldi di carta e i soldi virtuali, i primi vengono emessi dalla banca centrale, nel nostro caso Bankitalia, i secondi sono frutto della moltiplicazione dei depositi da parte del sistema bancario. Accanto ai soldi di carta e ai soldi virtuali circolano anche i soldi bla bla, fatti di sole parole, ma questi meritano un commento a parte.

Contrariamente alle altre categorie di soldi anteriormente menzionate, i soldi bla bla non consentono investimenti di sorta. Sono soltanto utilizzati per obiettivi politici, demagogici e destabilizzanti. Del resto non comportano nemmeno un aumento del debito pubblico e sono a disposizione in ogni tempo e in qualunque quantitativo. In comune con i soldi di carta e i soldi virtuali hanno solo la modalità di emissione esclusiva. Infatti, i soldi di carta vengono emessi esclusivamente dalla banca centrale, i soldi virtuali dalle banche in genere e i soldi bla bla dalla Sinistra quando è all’opposizione e la loro emissione cessa automaticamente una volta che questa perviene al potere.

I Tremonti bond non sono soldi bla bla, prima di tutto perché si tratta di un’iniziativa che non proviene dalla Sinistra. Forse la Marcegaglia non era a conoscenza di questo dettaglio. La manovra in questione si compone di soldi di carta e di soldi virtuali. A fronte di circa 10 miliardi di Euro dei primi ne dovrebbero arrivare ai destinatari finali, piccoli e medi imprenditori e famiglie che non riescono a pagare il mutuo prima casa, gli uni e gli altri ben individuati dalla legge, 150 miliardi. Una manovra pari al 10% del PIL. Non male se si pensa che questi dieci miliardi rappresenteranno per lo stato soltanto un maggiore indebitamento di 10 miliardi e cioè dello 0,7% circa del PIL.

Tenendo presente la totale assenza di strumenti di sovranità monetaria a disposizione dello stato italiano mi sembra che come misura anti-crisi quella dei Tremonti bond sia degna di ammirazione.

Il Tesoro è autorizzato a sottoscrivere i titoli obbligazionari rientranti in questa categoria previo esame della struttura patrimoniale della banca emittente, che assume dei ben precisi impegni sulla destinazione dei fondi da ricevere. Solo alcune banche verranno ammesse: la manovra è destinata ad aiutare banche in difficoltà e non a salvare banche decotte.

In pratica il Tesoro sottoscrive queste obbligazioni e ne versa il controvalore a favore delle banche emittenti. I soldi ricevuti dalle banche sono verissimi, provengono in gran parte da titoli di stato collocati sul mercato secondo la modalità usuale di reperimento di fondi da parte dello stato e, quindi, con creazione di debito pubblico.

I Tremonti bond sono titoli ibridi, contemplano il pagamento di cedole di interessi tra il 7.5 e l’8,5% e da questo punto di vista sono delle vere e proprie obbligazioni ma per altri aspetti sono da assimilare alle azioni. Aumentano di fatto il capitale di rischio della banca di cui non possono superare l’8%. Inoltre, non è previsto il pagamento degli interessi qualora la banca non chiuda il bilancio con utili dichiarati.

Sono, comunque, per lo stato un investimento fruttifero in quanto il costo rappresentato dagli interessi passivi sui titoli di stato emessi per il reperimento dei fondi necessari è inferiore rispetto al ricavo rappresentato dagli interessi attivi corrisposti dalle banche. E’ chiaro che anche il rischio è alto ma il gioco vale la candela.

Infatti, le banche che accedessero a questa formula potrebbero espandere il credito fino a 15 volte gli importi ricevuti e quindi la manovra totale avrebbe come effetto complessivo circa 150 miliardi di Euro. Nemmeno questi sono soldi bla bla! In effetti si tratta di soldi virtuali o bancari che sono poi quelli che utilizziamo quando emettiamo assegni, effettuiamo bonifici, ecc.

Lo stato italiano non ha abbandonato né le piccole imprese né le famiglie e con i Tremonti bond vuole mettere in atto in loro favore uno scudo protettivo. La Marcegaglia, invece, a quanto pare sta già volgendo lo sguardo verso altre lande. Non è un segreto che la sua industria si stia delocalizzando all’estero, in particolare in Polonia e in Cina. E quando si guarda in casa d’altri non si è sempre al corrente di ciò che accade in casa propria e magari si parla anche a vanvera...

Sta di fatto che le quotazioni azionarie delle banche che hanno fatto ricorso ai Tremonti bond hanno subito degli incrementi. Il mercato borsistico italiano accoglie con favore questa iniziativa. Forse anche perché la novità del controllo prefettizio, sull’adempimento degli impegni assunti nei confronti dei destinatari dei finanziamenti, ha positivamente sorpreso tutti e ciò non è assolutamente da sottovalutare. Ormai ci si attende che lo stato intervenga fattivamente nel sistema bancario!


Pubblicita'
 
 

Scrivono per Voi

Archivio
Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

actavano@yahoo.com








Aiutaci
Grazie !