Soldi
bla bla e Tremonti bond
17.03.09
- La presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia,
si è espressa polemicamente nei confronti
della manovra anti-crisi messa in atto dal governo
recentemente, giudicandola senza mezzi termini
non vera, in quanto fatta di soldi non veri a
fronte di una crisi vera.
La
Marcegaglia ha fatto un po di confusione
e non le si può fare una colpa. In fondo
le questioni monetarie non è che siano
difficili da capire ma se ne parla così
poco in giro che appaiono spesso ai più
alquanto misteriose.
In
effetti, esistono i soldi di carta e i soldi virtuali,
i primi vengono emessi dalla banca centrale, nel
nostro caso Bankitalia, i secondi sono frutto
della moltiplicazione dei depositi da parte del
sistema bancario. Accanto ai soldi di carta e
ai soldi virtuali circolano anche i soldi bla
bla, fatti di sole parole, ma questi meritano
un commento a parte.
Contrariamente
alle altre categorie di soldi anteriormente menzionate,
i soldi bla bla non consentono investimenti di
sorta. Sono soltanto utilizzati per obiettivi
politici, demagogici e destabilizzanti. Del resto
non comportano nemmeno un aumento del debito pubblico
e sono a disposizione in ogni tempo e in qualunque
quantitativo. In comune con i soldi di carta e
i soldi virtuali hanno solo la modalità
di emissione esclusiva. Infatti, i soldi di carta
vengono emessi esclusivamente dalla banca centrale,
i soldi virtuali dalle banche in genere e i soldi
bla bla dalla Sinistra quando è allopposizione
e la loro emissione cessa automaticamente una
volta che questa perviene al potere.
I
Tremonti bond non sono soldi bla bla, prima
di tutto perché si tratta di uniniziativa
che non proviene dalla Sinistra. Forse la Marcegaglia
non era a conoscenza di questo dettaglio. La manovra
in questione si compone di soldi di carta e di
soldi virtuali. A fronte di circa 10 miliardi
di Euro dei primi ne dovrebbero arrivare ai destinatari
finali, piccoli e medi imprenditori e famiglie
che non riescono a pagare il mutuo prima casa,
gli uni e gli altri ben individuati dalla legge,
150 miliardi. Una manovra pari al 10% del PIL.
Non male se si pensa che questi dieci miliardi
rappresenteranno per lo stato soltanto un maggiore
indebitamento di 10 miliardi e cioè dello
0,7% circa del PIL.
Tenendo
presente la totale assenza di strumenti di sovranità
monetaria a disposizione dello stato italiano
mi sembra che come misura anti-crisi quella dei
Tremonti bond sia degna di ammirazione.
Il
Tesoro è autorizzato a sottoscrivere i
titoli obbligazionari rientranti in questa categoria
previo esame della struttura patrimoniale della
banca emittente, che assume dei ben precisi impegni
sulla destinazione dei fondi da ricevere. Solo
alcune banche verranno ammesse: la manovra è
destinata ad aiutare banche in difficoltà
e non a salvare banche decotte.
In
pratica il Tesoro sottoscrive queste obbligazioni
e ne versa il controvalore a favore delle banche
emittenti. I soldi ricevuti dalle banche sono
verissimi, provengono in gran parte da titoli
di stato collocati sul mercato secondo la modalità
usuale di reperimento di fondi da parte dello
stato e, quindi, con creazione di debito pubblico.
I
Tremonti bond sono titoli ibridi, contemplano
il pagamento di cedole di interessi tra il 7.5
e l8,5% e da questo punto di vista sono
delle vere e proprie obbligazioni ma per altri
aspetti sono da assimilare alle azioni. Aumentano
di fatto il capitale di rischio della banca di
cui non possono superare l8%. Inoltre, non
è previsto il pagamento degli interessi
qualora la banca non chiuda il bilancio con utili
dichiarati.
Sono,
comunque, per lo stato un investimento fruttifero
in quanto il costo rappresentato dagli interessi
passivi sui titoli di stato emessi per il reperimento
dei fondi necessari è inferiore rispetto
al ricavo rappresentato dagli interessi attivi
corrisposti dalle banche. E chiaro che anche
il rischio è alto ma il gioco vale la candela.
Infatti,
le banche che accedessero a questa formula potrebbero
espandere il credito fino a 15 volte gli importi
ricevuti e quindi la manovra totale avrebbe come
effetto complessivo circa 150 miliardi di Euro.
Nemmeno questi sono soldi bla bla! In effetti
si tratta di soldi virtuali o bancari che sono
poi quelli che utilizziamo quando emettiamo assegni,
effettuiamo bonifici, ecc.
Lo
stato italiano non ha abbandonato né le
piccole imprese né le famiglie e con i
Tremonti bond vuole mettere in atto in loro favore
uno scudo protettivo. La Marcegaglia, invece,
a quanto pare sta già volgendo lo sguardo
verso altre lande. Non è un segreto che
la sua industria si stia delocalizzando allestero,
in particolare in Polonia e in Cina. E quando
si guarda in casa daltri non si è
sempre al corrente di ciò che accade in
casa propria e magari si parla anche a vanvera...
Sta
di fatto che le quotazioni azionarie delle banche
che hanno fatto ricorso ai Tremonti bond hanno subito
degli incrementi. Il mercato borsistico italiano
accoglie con favore questa iniziativa. Forse anche
perché la novità del controllo prefettizio,
sulladempimento degli impegni assunti nei
confronti dei destinatari dei finanziamenti, ha
positivamente sorpreso tutti e ciò non è
assolutamente da sottovalutare. Ormai ci si attende
che lo stato intervenga fattivamente nel sistema
bancario!