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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Emma Marcegaglia, la crisi e i veri obiettivi di Bankitalia

20.03.09 - Secondo un articolista del Financial Times, giornale economico USA, la Marcegaglia sarebbe una spina nel fianco di Berlusconi. Emma Marcegaglia è l’attuale presidente di Confindustria. In effetti i suoi commenti sui Tremonti bond oltre a irritare Berlusconi, hanno irritato pure me che non c’entro niente, ma questo conta poco. Conta, invece, che il nostro premier se ne sia risentito. Un po’ è colpa sua però...

L’insigne esponente dell’industria italiana delocalizzante, cioè di quella che sta abbandonando il nostro caro Paese per portare il nostro know how industriale altrove, è saltata alla ribalta della scena mediatica dichiarando autorevolmente che servono soldi veri per superare la crisi, dando a intendere che con i Tremonti bond di soldi veri non ce ne sarebbero stati per le piccole e medie imprese (PMI).

Invece i soldi della legge che ha preso il nome del ministro del Tesoro sono verissimi in quanto si consente alle banche aderenti non solo di ricapitalizzarsi, ma di poter erogare finanziamenti per un importo fino a quindici volte l’entità dei bond sottoscritti dallo Stato. L’effettiva concessione dei finanziamenti ai clienti viene imposta alle banche attraverso l’impegno da queste assunto di mantenere per un triennio i volumi di finanziamenti approvati nel biennio 2007-2008 e attraverso il controllo da parte della prefettura, alla quale gli imprenditori e le famiglie potranno rivolgersi qualora le loro richieste verranno respinte. C’è da aggiungere che il vero rischio dell’erogazione creditizia lo assume lo Stato che rinuncia alla cedola di interessi spettantegli se la banca chiude il bilancio in perdita.

In seguito ai colloqui con la Marcegaglia il premier ha acconsentito di stanziare un fondo di garanzia di 1,3 miliardi a valere su un massimo di 70 miliardi di crediti erogati. Un di più che non guasta ma che va ritenuto superfluo. A parte il fatto che ridendo e scherzando la signora Marcegaglia ha ottenuto un utilissimo, per lei, aumento del limite massimo di compensazione fra crediti e debiti d’imposta da 500 milioni a un miliardo. Sicuramente di questo innalzamento non saranno le PMI ad avvantaggiarsene!

Tutto è bene quel che finisce bene, ma direi che se il nostro governo ha fatto del suo meglio come in effetti ha fatto, se la manovra si dimostra oltremodo appropriata alla situazione attuale di crisi, se essa ha delle notevoli prospettive di successo, se “costa” poco in termini di debito pubblico, come mai, mi chiedo, non si è riusciti a comunicarlo al pubblico?

Gli italiani hanno percepito che i Tremonti bond erano una trovata inutile, e che in seguito all’intervento della Marcegaglia sono diventati interessanti ma che comunque ancora non basta, ci vuole qualcos’altro. Gli italiani non hanno capito che la Marcegaglia ha voluto con il suo intervento appannare l’ottimo lavoro dei nostri governanti...

Come dicevo prima, questa mancanza di comunicazione non va addebitata alla Marcegaglia che fa i fatti suoi ma al nostro premier. Capisco che il Corriere della Sera, La Repubblica, il Sole 24 ore, la RAI non abbiano interesse a mettere in evidenza i pregi delle manovre anti-crisi del presente governo. Devo dire, però, che non mi risulta che nemmeno il Giornale, che fa parte di Mediaset, si sia adoperato più di tanto per spiegare ai suoi lettori come stanno le cose con i Tremonti bond. Mi sembra un errore anzi una vera e propria ingenuità! Se lavori bene, fallo capire ai tuoi elettori e agli elettori degli altri partiti...

La Marcegaglia sta dalla parte giusta! I politici vanno e vengono ma i banchieri sono sempre lì. Se sei loro amico ti danno la bomboletta dell’ossigeno quando c’è bisogno, altrimenti sono guai seri. Una settimana prima Mario Draghi, governatore di Bankitalia aveva dichiarato che servivano manovre più aggressive, non specificando cosa intendesse per tali. La presidente della Confindustria si è prontamente adeguata mettendosi in primo piano come abbiamo visto, ma ieri è tornata all’attacco da Londra proponendo ancora manovre più decise da parte della Banca Centrale Europea.

Draghi e quindi la Marcegaglia vorrebbero a quanto pare che la BCE si mettesse a stampare soldi a palate come stanno facendo la banca centrale USA e la Bank of England. Entrambe stanno acquistando titoli dello stato sul mercato pagandoli con soldi nuovi di zecca nel vero senso della parola. La manovra inglese prevede una prima emissione di contanti di 75 miliardi di sterline estendibile fino a 150 miliardi, la banca centrale americana ha già emesso 300 miliardi di dollari, tra ieri e oggi, a fronte dell’acquisto di titoli del tesoro pluriennali, provocando una caduta della quotazione del dollaro rispetto all’Euro del 3%.

Non mi soffermo qui sull’analisi delle due manovre che sono molto diverse, innanzitutto, perché quella inglese è stata concordata con l’esecutivo, mentre quella americana è stata decisa nell’Olimpo degli dei della finanza senza interpellare il governo.

Si deve dire, tuttavia, che tutto questo gufare in continuazione di Draghi e dei suoi lecchini, tra cui il PD, la Marcegaglia, la CGIL, mira a ingenerare nel pubblico l’erronea convinzione che sia assolutamente necessaria una manovra di questo tipo. Insomma, in qualche modo si vuole far pressione sulla BCE.

Per la verità questa soluzione estrema viene adottata quando il tasso di sconto è vicinissimo allo zero, ciò che in effetti accade in Inghilterra, 0,5%, e negli USA, 0,25%. Quando all’abbassamento dei tassi non segue alcuna reazione da parte del sistema monetario si ricorre eccezionalmente al quantitative easing o espansione monetaria quantitativa. L’UE non è ancora scesa al di sotto dell’1,5%, tasso al quale si è giunti senza l’approvazione unanime delle Banche Centrali dei paesi membri. Sembra, quindi, oltremodo difficile che si vada oltre e quasi impossibile che si arrivi all’espansione quantitativa in atto nei citati paesi anglossassoni, in Giappone da diversi anni, e persino in Svizzera. Trichet presidente della BCE a suo tempo non lo ha però escluso.

Se si dovesse arrivare ad una manovra del genere la BCE emetterebbe o meglio farebbe emettere alle banche centrali nazionali un quantitativo pari alla percentuale riconosciuta ad ogni Paese membro, per esempio Bankitalia emetterebbe il 16,6% dell’emissione complessiva deliberata, se si fa riferimento alla percentuale in essere nel 2007. Viste le cifre inglesi e americane l’emissione italiana dovrebbe aggirarsi intorno ai 70 miliardi!

Questo volume di emissione comporterebbe per Bankitalia a medio e lungo termine, una volta usciti dalla crisi, un diritto di signoraggio di pari importo, come contropartita della rivendita sul mercato dei titoli, ciò che impinguerebbe i suoi forzieri. E non si tratterebbe dei soliti 7 miliardi circa che incamera ogni anno...

Ecco risolto l’arcano, questi sì che sono soldi veri! Brava la Marcegaglia ma l’avrebbe potuto dire prima!


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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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