I
tempi per la nazionalizzazione di Bankitalia sono
maturi
27.03.09
- Chi dovesse schierarsi contro la nazionalizzazione
di Bankitalia pagherebbe cara questa scelta in
termini di popolarità. Viviamo momenti
di resa dei conti dei cittadini nei confronti
del sistema bancario. Il controllo statale dellerogazione
del credito si è dimostrato graditissimo
a livello di opinione pubblica e limmagine
di gente al di sopra di ogni sospetto dei banchieri
è miseramente crollata. È il momento
giusto per procedere alla rinazionalizzazione
della banca di emissione, magari rendendo anche
di dominio pubblico la truffa della sua privatizzazione.
Dopo
essersi manifestato contro i Tremonti bond ed
essersi espresso a favore di misure più
aggressive, nella sua relazione del 17 marzo 2009
Mario Draghi, governatore di Bankitalia
SpA, si ricredeva e invitava le banche a utilizzare
i fondi messi a disposizione dal Ministero del
Tesoro. Non bisogna tuttavia trascurare un piccolo
ma importante dettaglio e cioè che alcune
banche si erano già prenotate per la manovra
e che solo per questo i loro titoli si erano ripresi
fortemente in borsa.
Il
buon Draghi è stato costretto a prendere
atto di questo stato di cose e si è dovuto
adeguare. A quanto pare non è più
come una volta, qualcuno dei suoi si ribella,
fa finta di non capire la linea. In fondo la Tremonti
bond toglie dallimpantanamento più
di qualche banca e la linea di Draghi di certo
favorisce Bankitalia ma a lungo termine, e viviamo
tempi del si salvi chi può.
È
vero che le banche che usufruiranno di questa
legge saranno tenute ad erogare crediti in una
misura minima prestabilita, è vero che
saranno osservate dalle prefetture,
ma è una situazione che dovrebbe essere
ritenuta provvisoria. Il condizionale è
dobbligo perché con questo Tremonti
non si sa mai.
Mario
Draghi ha capito che il terreno gli sta cedendo
sotto i piedi. I suoi fedelissimi del PD sono
allopposizione e dichiarano a gran voce
che la Banca dItalia non si tocca, che la
sua autonomia è sacra, ecc. In questo modo
si sono espressi almeno Franceschini e DAlema,
ma quellopposizione disintegrata che non
ha nessuna speranza di tornare al potere prima
del 2018 non può essere ritenuta sicuramente
di aiuto. Si tenga inoltre conto che Di Pietro
con il 7% presunto dellIdV non solo è
favorevole al controllo prefettizio ma auspica
la nazionalizzazione di Bankitalia.
Tra
Tremonti e il sistema bancario non corre buon
sangue, si sa, e ciò gli sta procurando
le simpatie di tutti in questi tempi di crisi
di cui i banchieri sono i maggiori responsabili.
In effetti da quando questo governo è al
potere ci sono state novità fiscali che
hanno riguardato soltanto il sistema bancario
e che comportano a loro carico costi miliardari
e minori utili. Ne fa parola Draghi nella sua
relazione lamentandosi. Un potente che si lamenta
non è più un potente! Non gli rimane
che piangere e magari gufare. Momenti terribili
per il governatore di Bankitalia!
Gli
osservatori dellattuazione della
legge sui Tremonti bond, relativamente agli impegni
di erogazione creditizia assunti dalle banche,
sono i prefetti, rappresentanti inequivocabili
dello Stato. Lidea non è del ministro,
è stata copiata dai francesi che in fatto
di statalismo sono degli esperti. Il popolo delle
piccole imprese, delle famiglie indebitate, dei
risparmiatori e degli investitori è andato
in visibilio: finalmente! In realtà nessuno
ci aveva mai pensato e il controllo statale delle
banche si è presentato come una misura
inattesa e graditissima e, direi, senza ritorno.
Da sola consente al PdL di garantirsi una lunga
vita al potere. Abbiamo scoperto anche che larticolo
47 della Costituzione conferisce al potere esecutivo
la disciplina, il coordinamento e il controllo
dell'esercizio del credito. Ma il 47 non è
o muorto che pparla? Evidentemente
se quellarticolo era lettera morta fino
a qualche settimana fa ora invece detta legge!
Lopinione pubblica è a favore del
controllo statale del credito, il fatto che anche
Di Pietro si sia schierato in tal senso la dice
lunga al riguardo.
Tremonti,
tuttavia, sostiene che avrebbe preferito delegare
il controllo del sistema bancario in generale
e dellattuazione della legge che prende
il suo nome in particolare alla BCE. Non è
per caso che con questo voglia dare a intendere
che la banca centrale italiana sia in procinto
di perdere la sua ragione di esistere? Le banche
centrali nazionali, infatti, non sono state abolite
con ladozione dellEuro in quanto garantiscono
ai singoli stati lincameramento del signoraggio
di emissione e persino i dipartimenti doltremare
francesi ne hanno una: il signoraggio non dovrebbe
rimanere impigliato nellattivo del bilancio
di una banca privata! Altrimenti vale la pena
di fare a meno della banca centrale nazionale
e di rivolgersi direttamente alla BCE!
Draghi
con ogni probabilità avrebbe avuto piacere
che la Tremonti bond fallisse per mancanza di
accoglimento da parte delle banche. La misura
che a Bankitalia sta a cuore è quella dellespansione
monetaria oggi in voga soprattutto, ma non solo,
negli USA e in Gran Bretagna. Emissione significa
più moneta in circolazione sì, ma
anche in contropartita un incremento degli attivi
di bilancio, cioè di quel reddito contabilmente
mascherato che è di proprietà esclusiva
della società privata Bankitalia SpA e
che si chiama signoraggio.
Per
il quantitative easing e la conseguente
fabbricazione di soldi a palate ci vuole una decisione
della Banca Centrale Europea, la quale per la
verità come banca privata si trova nella
stessa situazione di Bankitalia: l8%, la
percentuale di sua spettanza, delle eventuali
centinaia di miliardi che verrebbero emesse ingrosserebbe
lattivo del suo bilancio e ciò non
sarebbe certo una brutta cosa! Trichet non ha
escluso lespansione monetaria o quantitative
easing. Come fa a escluderla? È ciò
che più desidera, proprio come Draghi.
Il problema è che i tempi non sono maturi,
il tasso di sconto è ancora troppo alto.
Ma Trichet ne ha già annunciato unimminente
riduzione dello 0,5%. Ancora mezzo punto e ci
siamo!
Il
quantitative easing si sta affacciando
con forza, lalternativa è che lEuro
diventi la moneta rifugio di chi fugge dalla svalutazione
del dollaro o della lira sterlina. Persino la
Svizzera ha adottato questo tipo di espansione
quantitativa per evitare la sopravalutazione della
sua moneta. Se la BCE decidesse di procedere al
quantitative easing, delle centinaia di miliardi
di Euro da immettere sul mercato, Bankitalia ne
dovrebbe emettere il 16% circa che verrebbe destinato
allacquisto di titoli di stato. Si tratta
di unemissione che non comporta un incremento
del debito pubblico, anzi, ne consegue un ritiro
parziale di titoli dal mercato monetario e una
loro allocazione nellattivo del bilancio
della banca centrale. Decine di miliardi da emettersi
da parte della Banca dItalia, forse anche
100 miliardi! Se le cose stanno così non
sarebbe il caso di accelerarne la nazionalizzazione?
Se
il problema è il costo delloperazione
di rinazionalizzazione vorrei in proposito citare
un fatto recentemente accaduto nel Venezuela.
Il presidente Chavez notando che i principali
produttori di riso non stavano coltivando il tipo
di riso economico che si sarebbe dovuto vendere
a prezzo speciale sul mercato al fine di favorire
le classi meno abbienti, semplicemente minacciò
il ricorso allesproprio. Dichiarò
allora che in cambio di queste aziende avrebbe
dato ai proprietari carta, cioè soldi o,
magari, soltanto certificati del tesoro!
Per
lo Stato i soldi sono fondamentalmente carta. Con
della carta possiamo riprenderci in parte la sovranità
monetaria. Che aspettiamo?