Crisi
finanziaria: cosa possono fare i governi?
21.04.09
- A livello mondiale siamo nel bel mezzo di una
turbolenza finanziaria. I consumi rallentano,
le imprese non ricevono ordini, le banche non
prestano. Ne consegue un aumento della disoccupazione
e della miseria. Il settore produttivo subisce
delle perdite permanenti per le tante imprese
che falliscono o chiudono. Di fatto la struttura
che rappresenta la capacità di produrre
ricchezza di una nazione è stata gravemente
danneggiata con effetti irreversibili.
La
domanda che ci si pone è cosa fanno i governi?
Sembra quasi che la gente sia convinta che il
governo è in grado di fare qualcosa. Cosa
può fare il governo per allontanare lo
spettro della miseria che ci sta venendo addosso?
La risposta, purtroppo, è che può
fare molto poco, quasi niente!
Questa
domanda, che è lecita, visto che nessuno
ha detto o dice alla gente che la sovranità
monetaria è in mano a terzi non eletti
e non eleggibili, non può prescindere da
alcune premesse altrettanto importanti. Per esempio,
lindagine sulle cause della crisi e la ricerca
dei responsabili della stessa. Stranamente la
crisi finanziaria a livello di massa viene trattata
dai media e dagli stessi politici alla stregua
di un disastro naturale. Non ci sarebbero quindi
colpevoli. Si tratterebbe di cose che stanno al
di là della volontà umana.
Colpevole
della crisi è il sistema bancario, ivi
comprese le banche centrali, con annessi e connessi,
per esempio le ditte di rating, quelle di revisione,
ecc. Ma come è potuto accadere che si sia
riusciti a mettere insieme unassociazione
a delinquere di queste dimensioni? La risposta
è semplice, si tratta degli eredi di coloro
che hanno scombussolato il mondo nel 1929. Buon
sangue non mente! Fra di loro cè
chi prepara i titoli sola, cè
chi li piazza avvalendosi di altri complici, insomma,
unintera organizzazione la cui finalità
è truffare banche, società e privati
in giro per il mondo. Non solo questa associazione
a delinquere non è stata punita, né
verrà mai punita, ma in gran parte i suoi
appartenenti sono stati premiati da bonus milionari
in Dollari ed Euro. Oltre a prestarsi alla truffa
e a ricavarne un qualche profitto hanno beneficiato
di premi ingenti!
Ora
tutti si aspettano dei provvedimenti da parte
degli stati, atti ad arginare le conseguenze della
crisi finanziaria. Pochi sanno che questi in larga
maggioranza hanno ceduto a terzi la loro sovranità
monetaria. E guarda caso, quei terzi sono gli
stessi ai quali la responsabilità della
crisi andrebbe addossata: le manovre anti-crisi
sono nella discrezionalità di coloro che
lhanno provocata! Assurdo? Forse sì,
ma non per questo meno vero.
Succede
che la democrazia repubblicana è una gran
bella cosa. Ha sostituito le monarchie, ciò
di cui, a quanto pare, dovremmo essere felici.
Purtroppo lillusione della sovranità
popolare, alla luce dellesperienza, si traduce
in potere a chi meglio paga e a chi più
investe nei candidati politici. E chi può
pagare meglio e chi può investire di più
di chi stampa i soldi e li presta? Ecco, allora,
nessuno si stupisca se tante democrazie occidentali
hanno consentito di fatto la nascita di potenti
aristocrazie al loro interno. Il sistema bancario
e leconomia monetaria mondiale in genere
sono in mano a una vera e propria aristocrazia,
i cui appartenenti sono in gran parte legati da
vincoli di sangue.
In
mezzo a tutto questo marasma chi sta peggio sono
proprio gli stati dellUnione Europea. I
loro governi si danno da fare davanti agli occhi
dei cittadini, fanno finta di prendere misure
efficaci atte a produrre dei risultati positivi,
si entusiasmano quando pensano di avvertire dei
miglioramenti, che si sa, la crisi del 1929 lo
insegna, sono apparenti e momentanei e hanno il
solo significato di essere uno dei sintomi di
una lunga e inesorabile crisi finanziaria. La
verità è che i governi europei non
possiedono gli strumenti per agire efficacemente
contro la crisi. E stato fatto tanto, sì,
certo, ma a cosa serve se non si riesce nemmeno
ad evitare che lEuro si rivaluti? Tanti
Stati non ce la fanno a reperire la liquidità
necessaria alle loro manovre perché sono
privi di una banca centrale a cui cedere i loro
titoli in cambio di cartamoneta. Li devono collocare
sul mercato, lo impone il trattato di Maastricht,
e il mercato non li vuole!
Intanto
Trichet, il presidente della BCE, sfoglia la margherita,
quantitative easing sì, quantitative
easing no. Non è tenuto a consultarsi
con nessuno, questa importante decisione spetta
solo a lui e ai suoi pari. Il 7 maggio prossimo
allinterno della BCE si terrà una
riunione e in quella sede si delibererà
se la BCE acquisterà titoli sul mercato
per immettere liquidità a palate o meno.
Certo, se venisse dato lOk al quantitative
easing, i Greci e gli Irlandesi tirerebbero un
sospiro di sollievo perché attualmente
non ce la fanno a piazzare i loro titoli, troppo
cari rispetto a quelli degli altri paesi dellUE.
Per lindustria europea, poi, si eviterebbe
quella rivalutazione dellEuro che comporterebbe
una riduzione delle esportazioni e che favorirebbe
di fatto le industrie dei concorrenti esteri.
Ma
la manovra del quantitative easing, che sembra
ineludibile, porterebbe con se parecchie complicazioni.
Il trattato di Maastricht prevede che, in ogni
caso, a titolo di signoraggio delle banche centrali,
spetti a ognuna una percentuale fissa rispetto
al quantitativo totale di moneta emesso a livello
di Eurosistema. Quindi anche se Bankitalia non
partecipasse granché a questa sagra delle
emissioni di banconote, il suo attivo di bilancio
si ingrosserebbe nella misura percentuale, rispetto
allemissione totale dellEurosistema,
prevista dal trattato. Peccato che Bankitalia
sia in mano a privati! Altrimenti quello sarebbe
il primo regalo che lo Stato italiano riceverebbe
dallUnione Europea. Sia ben chiaro che da
parte nostra questo tipo di regalo, allEurosistema,
viene fatto praticamente ogni anno. Nel 2007 abbiamo
regalato a tale titolo oltre 16 miliardi
di Euro!