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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Crisi finanziaria: cosa possono fare i governi?

21.04.09 - A livello mondiale siamo nel bel mezzo di una turbolenza finanziaria. I consumi rallentano, le imprese non ricevono ordini, le banche non prestano. Ne consegue un aumento della disoccupazione e della miseria. Il settore produttivo subisce delle perdite permanenti per le tante imprese che falliscono o chiudono. Di fatto la struttura che rappresenta la capacità di produrre ricchezza di una nazione è stata gravemente danneggiata con effetti irreversibili.

La domanda che ci si pone è cosa fanno i governi? Sembra quasi che la gente sia convinta che il governo è in grado di fare qualcosa. Cosa può fare il governo per allontanare lo spettro della miseria che ci sta venendo addosso? La risposta, purtroppo, è che può fare molto poco, quasi niente!

Questa domanda, che è lecita, visto che nessuno ha detto o dice alla gente che la sovranità monetaria è in mano a terzi non eletti e non eleggibili, non può prescindere da alcune premesse altrettanto importanti. Per esempio, l’indagine sulle cause della crisi e la ricerca dei responsabili della stessa. Stranamente la crisi finanziaria a livello di massa viene trattata dai media e dagli stessi politici alla stregua di un disastro naturale. Non ci sarebbero quindi colpevoli. Si tratterebbe di cose che stanno al di là della volontà umana.

Colpevole della crisi è il sistema bancario, ivi comprese le banche centrali, con annessi e connessi, per esempio le ditte di rating, quelle di revisione, ecc. Ma come è potuto accadere che si sia riusciti a mettere insieme un’associazione a delinquere di queste dimensioni? La risposta è semplice, si tratta degli eredi di coloro che hanno scombussolato il mondo nel 1929. Buon sangue non mente! Fra di loro c’è chi prepara i titoli “sola”, c’è chi li piazza avvalendosi di altri complici, insomma, un’intera organizzazione la cui finalità è truffare banche, società e privati in giro per il mondo. Non solo questa associazione a delinquere non è stata punita, né verrà mai punita, ma in gran parte i suoi appartenenti sono stati premiati da bonus milionari in Dollari ed Euro. Oltre a prestarsi alla truffa e a ricavarne un qualche profitto hanno beneficiato di premi ingenti!

Ora tutti si aspettano dei provvedimenti da parte degli stati, atti ad arginare le conseguenze della crisi finanziaria. Pochi sanno che questi in larga maggioranza hanno ceduto a terzi la loro sovranità monetaria. E guarda caso, quei terzi sono gli stessi ai quali la responsabilità della crisi andrebbe addossata: le manovre anti-crisi sono nella discrezionalità di coloro che l’hanno provocata! Assurdo? Forse sì, ma non per questo meno vero.

Succede che la democrazia repubblicana è una gran bella cosa. Ha sostituito le monarchie, ciò di cui, a quanto pare, dovremmo essere felici. Purtroppo l’illusione della sovranità popolare, alla luce dell’esperienza, si traduce in potere a chi meglio paga e a chi più investe nei candidati politici. E chi può pagare meglio e chi può investire di più di chi stampa i soldi e li presta? Ecco, allora, nessuno si stupisca se tante democrazie occidentali hanno consentito di fatto la nascita di potenti aristocrazie al loro interno. Il sistema bancario e l’economia monetaria mondiale in genere sono in mano a una vera e propria aristocrazia, i cui appartenenti sono in gran parte legati da vincoli di sangue.

In mezzo a tutto questo marasma chi sta peggio sono proprio gli stati dell’Unione Europea. I loro governi si danno da fare davanti agli occhi dei cittadini, fanno finta di prendere misure efficaci atte a produrre dei risultati positivi, si entusiasmano quando pensano di avvertire dei miglioramenti, che si sa, la crisi del 1929 lo insegna, sono apparenti e momentanei e hanno il solo significato di essere uno dei sintomi di una lunga e inesorabile crisi finanziaria. La verità è che i governi europei non possiedono gli strumenti per agire efficacemente contro la crisi. E’ stato fatto tanto, sì, certo, ma a cosa serve se non si riesce nemmeno ad evitare che l’Euro si rivaluti? Tanti Stati non ce la fanno a reperire la liquidità necessaria alle loro manovre perché sono privi di una banca centrale a cui cedere i loro titoli in cambio di cartamoneta. Li devono collocare sul mercato, lo impone il trattato di Maastricht, e il mercato non li vuole!

Intanto Trichet, il presidente della BCE, sfoglia la margherita, “quantitative easing” sì, “quantitative easing” no. Non è tenuto a consultarsi con nessuno, questa importante decisione spetta solo a lui e ai suoi pari. Il 7 maggio prossimo all’interno della BCE si terrà una riunione e in quella sede si delibererà se la BCE acquisterà titoli sul mercato per immettere liquidità a palate o meno. Certo, se venisse dato l’Ok al quantitative easing, i Greci e gli Irlandesi tirerebbero un sospiro di sollievo perché attualmente non ce la fanno a piazzare i loro titoli, troppo cari rispetto a quelli degli altri paesi dell’UE. Per l’industria europea, poi, si eviterebbe quella rivalutazione dell’Euro che comporterebbe una riduzione delle esportazioni e che favorirebbe di fatto le industrie dei concorrenti esteri.

Ma la manovra del quantitative easing, che sembra ineludibile, porterebbe con se parecchie complicazioni. Il trattato di Maastricht prevede che, in ogni caso, a titolo di signoraggio delle banche centrali, spetti a ognuna una percentuale fissa rispetto al quantitativo totale di moneta emesso a livello di Eurosistema. Quindi anche se Bankitalia non partecipasse granché a questa sagra delle emissioni di banconote, il suo attivo di bilancio si ingrosserebbe nella misura percentuale, rispetto all’emissione totale dell’Eurosistema, prevista dal trattato. Peccato che Bankitalia sia in mano a privati! Altrimenti quello sarebbe il primo regalo che lo Stato italiano riceverebbe dall’Unione Europea. Sia ben chiaro che da parte nostra questo tipo di regalo, all’Eurosistema, viene fatto praticamente ogni anno. Nel 2007 abbiamo “regalato” a tale titolo oltre 16 miliardi di Euro!



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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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