La
crisi finanziaria: è bene ricordare i primi
commenti sulle cause e sui colpevoli.
09.05.09
- A caldo qualche leader, a suo tempo, si è
espresso sulla crisi finanziaria e ha lanciato
delle accuse ben precise. É bene tornare
indietro a queste esternazioni poco ponderate.
Non ne troveremo tante di questi tempi. Chi osasse
accusare qualcuno della miseria che ci sta venendo
addosso farebbe lo stesso effetto di un cantante
stonato: non sono temi accettabili, non sono in
linea con quelli che ci vengono rifilati nei vari
telegiornali e programmi vari di informazione,
non ultimo il divorzio annunciato Silvio
e Veronica, tanto casuale quanto lo
sparo di un cecchino. E non parliamo dellinfluenza
suina, altrettanto casuale.
Invece,
abbiamo visto Tremonti a suo tempo fremere, mentre
ironizzava sul doppio ruolo di coloro che si proponevano
come punti di riferimento per trovare soluzioni
al fine di arginare gli effetti deleteri della
crisi e che, di fatto, ne sarebbero stati i veri
colpevoli. Possiamo ricordare senza fatica che
ci fu uno scontro con Draghi, a difesa del quale
si è schierata la "libera"
stampa italiana. Il solito Berlusconi poi ha assunto
il ruolo di paciere. É chiaro che al nostro
premier gli scontri frontali non piacciono. Preferisce
andare d'accordo con tutti. Come se ciò
fosse possibile!
Ma
in questa sede voglio fare riferimento a una figura
non italiana, a un presidente che sa fare molto
bene il suo mestiere: Leonel Fernández,
presidente della Repubblica Dominicana. Un piccolo
Paese in mezzo ai Caraibi, povero sì, ma
che vanta una cosa che noi abbiamo perso da tempo,
la sovranità monetaria. Uno di quei Paesi:
dove
lo Stato emette carta moneta per adeguare il circolante
allinflazione, una fonte di introiti per
lerario;
dove
lo Stato non ha dato carta bianca alle banche
per quanto riguarda la creazione di moneta virtuale;
dove
alla crescita percentuale del PIL corrisponde
un'emissione proporzionale di carta moneta, affinché
il quantitativo di questa sia sempre adeguato
al fabbisogno del mercato;
dove
le opere pubbliche che creano PIL vengono finanziate
in parte con la carta moneta, loro della
nuova era, senza creare inflazione;
dove
lo Stato non si indebita emettendo moneta;
dove
di signoraggio non si parla nemmeno, in quanto
il concetto è tanto naturale che parlarne
diventa superfluo;
dove
la zecca di Stato è una miniera doro,
anzi di soldi.
Ecco,
in questo Paese, nel novembre del 2008, Leonel
Fernández organizzò a Casa de Campo,
La Romana, una conferenza (*): Lemergente
ordine finanziario globale, una prospettiva regionale,
alla quale hanno partecipato, tra gli altri, due
personaggi molto noti, George Soros, il
più grande speculatore esistente, conosciuto
come colui che fece saltare la Banca d'Inghilterra,
e il premio Nobel Joseph Stiglitz. Entrambi
in quella sede hanno pronosticato linizio
di una lunga crisi.
Ma
non conta quello che questi signori hanno dichiarato
quanto le conclusioni alle quali, a caldo, è
pervenuto il dott. Fernandez. Oggi, probabilmente,
non gliele sentiremmo pronunciare più.
Infatti, Leonel, come viene da queste parti chiamato,
denunciava nelloccasione che i
più gravi problemi finanziari che si ripercuotono
sulle economie di quasi tutte le nazioni del mondo
si devono far risalire a una profonda crisi di
valori etici, una vera e propria inesistenza degli
stessi, nel sistema economico, principalmente
negli Stati Uniti. Detta crisi di valori è
evidente nella speculazione dei mercati, nella
mancanza di regolarizzazione e di supervisione,
tra le altre cause contrarie alletica.
Secondo
Fernández diverse società di auditing
e diverse agenzie di qualificazione dei rischi
sono state complici della frode e della manipolazione.
"Questa situazione non si sarebbe dovuta
verificare mai e necessariamente ne conseguirà
un alto costo a livello di un maggior numero di
persone povere e di sofferenza e disorientamento
per la gente in tutto il pianeta".
Dichiarò
inoltre che sentiva "indignazione e impotenza"
per il fatto che l'avarizia e l'ingordigia
di coloro che hanno a che fare con i grandi capitali
cartacei abbiano portato il mondo nella situazione
di crisi in cui si trova e per il fatto che per
riuscire a mantenere un equilibrio adeguato, che
consenta un buon funzionamento dell'economia,
sia necessario che la mano visibile dello Stato
agisca in coordinazione con la mano invisibile
dei mercati".
Avarizia,
ingordigia, mano visibile dello Stato, mano invisibile
dei mercati...Concetti di tutto riguardo! E se
il presidente caraibico, a caldo, ne parlò
a suo tempo, io, ora, mi sento di aggiungerci,
a freddo, che, invece, la mano invisibile dei
mercati, la solita mano invisibile, che ci governa
a mo di burattinaio, non è stata
motivata dall'avarizia e dall'ingordigia, ma bensì
da un piano preordinato, volto alla destabilizzazione
dell'economia e della politica mondiale.
Unazione di guerra per niente casuale, per
niente riconducibile a vizi capitali di sorta.
Nulla
di personale, sia ben chiaro, quelli della mano
invisibile non ce lhanno con noi,
comuni mortali, figli, forse, di un dio minore,
puntano questo sì, a diventare i padroni
del mondo. E se tali non sono già diventati
poco ci manca!
Nulla di personale, chiaramente, intanto, cerchiamo
di farci da parte e di non rompere tanto le scatole,
stiamo dando fastidio!
(*)
http://www.listindiario.com/app/article.aspx?id=82201