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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

La crisi finanziaria: è bene ricordare i primi commenti sulle cause e sui colpevoli.

09.05.09 - A caldo qualche leader, a suo tempo, si è espresso sulla crisi finanziaria e ha lanciato delle accuse ben precise. É bene tornare indietro a queste esternazioni poco ponderate. Non ne troveremo tante di questi tempi. Chi osasse accusare qualcuno della miseria che ci sta venendo addosso farebbe lo stesso effetto di un cantante stonato: non sono temi accettabili, non sono in linea con quelli che ci vengono rifilati nei vari telegiornali e programmi vari di “informazione”, non ultimo il divorzio annunciato “Silvio e Veronica”, tanto casuale quanto lo sparo di un cecchino. E non parliamo dell’influenza suina, altrettanto casuale.

Invece, abbiamo visto Tremonti a suo tempo fremere, mentre ironizzava sul doppio ruolo di coloro che si proponevano come punti di riferimento per trovare soluzioni al fine di arginare gli effetti deleteri della crisi e che, di fatto, ne sarebbero stati i veri colpevoli. Possiamo ricordare senza fatica che ci fu uno scontro con Draghi, a difesa del quale si è schierata la "libera" stampa italiana. Il solito Berlusconi poi ha assunto il ruolo di paciere. É chiaro che al nostro premier gli scontri frontali non piacciono. Preferisce andare d'accordo con tutti. Come se ciò fosse possibile!

Ma in questa sede voglio fare riferimento a una figura non italiana, a un presidente che sa fare molto bene il suo mestiere: Leonel Fernández, presidente della Repubblica Dominicana. Un piccolo Paese in mezzo ai Caraibi, povero sì, ma che vanta una cosa che noi abbiamo perso da tempo, la sovranità monetaria. Uno di quei Paesi:

dove lo Stato emette carta moneta per adeguare il circolante all’inflazione, una fonte di introiti per l’erario;

dove lo Stato non ha dato carta bianca alle banche per quanto riguarda la creazione di moneta virtuale;

dove alla crescita percentuale del PIL corrisponde un'emissione proporzionale di carta moneta, affinché il quantitativo di questa sia sempre adeguato al fabbisogno del mercato;

dove le opere pubbliche che creano PIL vengono finanziate in parte con la carta moneta, l’oro della nuova era, senza creare inflazione;

dove lo Stato non si indebita emettendo moneta;

dove di signoraggio non si parla nemmeno, in quanto il concetto è tanto naturale che parlarne diventa superfluo;

dove la zecca di Stato è una miniera d’oro, anzi di soldi.

Ecco, in questo Paese, nel novembre del 2008, Leonel Fernández organizzò a Casa de Campo, La Romana, una conferenza (*): “L’emergente ordine finanziario globale, una prospettiva regionale”, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, due personaggi molto noti, George Soros, il più grande speculatore esistente, conosciuto come colui che fece saltare la Banca d'Inghilterra, e il premio Nobel Joseph Stiglitz. Entrambi in quella sede hanno pronosticato l’inizio di una lunga crisi.

Ma non conta quello che questi signori hanno dichiarato quanto le conclusioni alle quali, a caldo, è pervenuto il dott. Fernandez. Oggi, probabilmente, non gliele sentiremmo pronunciare più. Infatti, Leonel, come viene da queste parti chiamato, denunciava nell’occasione che “i più gravi problemi finanziari che si ripercuotono sulle economie di quasi tutte le nazioni del mondo si devono far risalire a una profonda crisi di valori etici, una vera e propria inesistenza degli stessi, nel sistema economico, principalmente negli Stati Uniti. Detta crisi di valori è evidente nella speculazione dei mercati, nella mancanza di regolarizzazione e di supervisione, tra le altre cause contrarie all’etica.”

Secondo Fernández diverse società di auditing e diverse agenzie di qualificazione dei rischi sono state complici della frode e della manipolazione. "Questa situazione non si sarebbe dovuta verificare mai e necessariamente ne conseguirà un alto costo a livello di un maggior numero di persone povere e di sofferenza e disorientamento per la gente in tutto il pianeta".

Dichiarò inoltre che sentiva "indignazione e impotenza" per il fatto che l'avarizia e l'ingordigia di coloro che hanno a che fare con i grandi capitali cartacei abbiano portato il mondo nella situazione di crisi in cui si trova e per il fatto che per riuscire a mantenere un equilibrio adeguato, che consenta un buon funzionamento dell'economia, sia necessario che la mano visibile dello Stato agisca in coordinazione con la mano invisibile dei mercati".

Avarizia, ingordigia, mano visibile dello Stato, mano invisibile dei mercati...Concetti di tutto riguardo! E se il presidente caraibico, a caldo, ne parlò a suo tempo, io, ora, mi sento di aggiungerci, a freddo, che, invece, la mano invisibile dei mercati, la solita mano invisibile, che ci governa a mo’ di burattinaio, non è stata motivata dall'avarizia e dall'ingordigia, ma bensì da un piano preordinato, volto alla destabilizzazione dell'economia e della politica mondiale.
Un’azione di guerra per niente casuale, per niente riconducibile a vizi capitali di sorta.

Nulla di personale, sia ben chiaro, quelli della “mano invisibile” non ce l’hanno con noi, comuni mortali, figli, forse, di un dio minore, puntano questo sì, a diventare i padroni del mondo. E se tali non sono già diventati poco ci manca!
Nulla di personale, chiaramente, intanto, cerchiamo di farci da parte e di non rompere tanto le scatole, stiamo dando fastidio!

(*) http://www.listindiario.com/app/article.aspx?id=82201



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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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