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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Le miniere di carta e la sovranità monetaria

07.09.09 - Alle miniere d'oro si sono sostituite di colpo negli ultimi decenni le “miniere di carta”. Queste miniere che non esistono in natura, esistono invece nel mondo dell'economia e si chiamano banche centrali. Il controllo di queste "miniere" rappresenta la chiave di volta per capire la storia contemporanea.

Si parla tanto di signoraggio in più di qualche sito di internet. Poco trapela a livello di informazione ufficiale. La gente non sa cosa significa il termine e pensa magari a qualche stravagante trovata dell’ultima ora. Se non ne parla il Corriere della Sera, la RAI e Mediaset e nemmeno i partiti “ribelli” IdV o Lega, se non ne parla Bertinotti, se ha smesso di parlarne Grillo, non dovrebbe trattarsi di una cosa tanto importante. Immagino che quei pochi ai quali è mai capitato di sentir parlare di signoraggio o di reddito monetario l'abbiano pensata in questo modo.

Ne parlerebbe l'estrema destra ma quella è imbavagliata, a essa è negato il diritto democratico alla parola, perché “naturalmente" non appena si dispone a dire qualcosa viene zittita da orde di sedicenti antifascisti e non riesce a confrontarsi mai con il grande pubblico. E poi anche se riuscisse a parlarne, sono tanti e tali i pregiudizi che vengono dati in pasto alla gente ogni giorno in relazione a tutto ciò che è in “odor" di fascismo che difficilmente un numero consistente di persone presterebbe ascolto a questi discorsi balzani.

Nell’antichità i mezzi di acquisto erano le monete di oro o di argento, che avevano un valore intrinseco quasi uguale a quello che veniva loro attribuito. Si era al tempo alla costante ricerca di questi metalli. Ci volevano le miniere, oppure i forzieri pieni d’oro!

Nei tempi moderni questo stato di cose si è flessibilizzato con l’emissione delle banconote a fronte di un deposito di oro e argento. Vigeva da parte della banca centrale l'impegno a convertire questi biglietti in oro in qualunque momento. Il rapporto biglietti in circolazione-oro in deposito non doveva essere pari a 1 e quindi i governi disponevano di margini di politica monetaria. E tutto continuava a girare attorno alle miniere d’oro e alle riserve auree.

Se si facesse un'inchiesta e si interrogasse un migliaio di persone su cosa sanno del danaro, la stragrande maggioranza affermerebbe che a fronte del danaro esiste un deposito in oro presso la Banca Centrale. Non è più così.

In realtà con l’avvento del secolo XX° le cose sono cambiate notevolmente: dietro ai soldi non c'è un deposito in oro, essi rappresentano come valore solo quei pochi grammi di carta di cui sono fatti e l'inchiostro. I biglietti valgono quel che valgono perché così lo stabilisce e scrive l’emittente e perché così viene accettato dagli utenti. Ecco le rivoluzionarie “miniere di carta” alle quali gli stati con sovranità monetaria oggi possono attingere!

Cosa cambia?

* oggi uno stato con sovranità monetaria potrebbe ad es. costruire opere grandiose, utili ai cittadini, con un mucchio di carta colorata senza valore (biglietti di corso legale emessi dalla banca centrale) e questa carta diventerebbe ricchezza in un secondo momento per il fatto che con il lavoro dell’uomo si è incrementata la ricchezza dello Stato,

* per uno stato con sovranità monetaria, l'inflazione rappresenta di fatto un'imposta indiretta, in quanto consente un aumento percentuale della carta moneta in circolazione,

* per uno stato con sovranità monetaria la moneta emessa a fronte della crescita del PIL rappresenta una risorsa dello stato.

Lo stato con sovranità monetaria possiede delle risorse che vanno al di là delle sole entrate tributarie. Possiede una “miniera di carta” perfettamente equivalente a una miniera d’oro ma inesauribile! Ne può attingere in proporzione alla crescita avvenuta o desiderata dell’economia, a seconda del livello di inflazione e del fabbisogno del mercato monetario.

L’Italia ha perso la sua sovranità monetaria. I suoi governanti l'hanno ceduta, anzi regalata!

La disponibilità monetaria dello stato italiano proviene soltanto dalle entrate erariali e da quelle che riesce a procurarsi aumentando il debito pubblico. È vero che abbiamo rinunciato alla Lira per adottare l’Euro, ma i meccanismi di salvaguardia del reddito monetario a favore degli stati membri dell’UE sono stati previsti nel Trattato di Maastricht. Il problema è che la Banca d’Italia è diventata una banca privata! L'inflazione, la crescita del PIL e tutto quanto comporta un maggior volume di carta moneta in circolazione rappresenta in ultima istanza per lo stato italiano un aumento del suo debito pubblico.

E non solo abbiamo rinunciato al reddito monetario sull'emissione cartacea, regalando la Banca d’Italia, ma addirittura abbiamo ridotto al minimo questo tipo di emissione a favore dell’emissione di moneta virtuale da parte del sistema bancario. Abbiamo scelto di far finta che la “miniera di carta” non esiste!

Queste scelte paradossali dei nostri governanti hanno imposto ai cittadini italiani il giogo del debito pubblico, i cui interessi si portano via la metà delle entrate erariali. Con l’altra metà lo Stato copre tutte le sue spese! In pratica ogni contribuente lavora più di qualche mese l'anno solo per far ulteriormente arricchire la casta dei banchieri.

Siamo diventati schiavi delle banche! Ma mettiamoci il cuore in pace, fino a quando non ne parla il Corriere della Sera, la Rai e Mediaset non c'è niente da temere!

Per l'IdV e la Lega non mi aspetterei nessuna presa di posizione al riguardo, in fondo se la gente capisse che alla base del malessere dell'Italia, un debito pubblico che si mangia la metà delle entrate erariali, non c'è né la corruzione dei politici, né “Roma ladrona” probabilmente questi partiti cesserebbero di esistere. Per i comunisti, che devo dire? Non appena hanno potuto si sono resi paladini difensori della casta bancaria ed è stato durante i loro governi che i danni più gravi alla sovranità monetaria del nostro Paese sono stati perpetrati. Ricordiamo il recente proclama di Franceschini: “La Banca d’Italia non si tocca”. Per Grillo poi, scusate ma quello fa gli affari suoi!

Il PDL si è fatto promotore di diverse iniziative che fanno sperare bene ma finora con risultati molto deludenti, fra le altre una legge che prevede la nazionalizzazione della Banca d’Italia che è rimasta finora lettera morta. Inoltre, va menzionata la proposta di tassazione delle sue riserve auree, fallita miseramente. A difesa della Banca d'Italia è intervenuta anche la Banca Centrale Europea e persino il presidente della Repubblica ci ha speso più di qualche parola. Queste 2.500 tonnellate di oro che fanno parte del pacco regalo Banca d'Italia agli acquirenti delle banche pubbliche nell'era Prodi-Ciampi non possono essere tassati! Nemmeno il signoraggio della Banca d’Italia può essere assoggettato a tassazione e questo per meccanismi contabili alquanto discutibili.



 
 

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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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