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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Il ministro Brunetta, il rischio di un colpo di stato e la fantapolitica

20.09.09 - Strano discorso di Brunetta, il ministro ha toccato un tema delicato ma non è stato per niente chiaro. Un discorso rivolto a chi? Al popolo che lavora qualche mese l'anno solo per arricchire ulteriormente la casta bancaria? Alla casta bancaria che sembra determinata a non perdere neanche una zolletta del terreno conquistato? Agli alleati della casta all'interno della stampa, della "burocrazia", della curia e del centro sinistra? Non si capisce chi sia il destinatario delle dichiarazioni di Brunetta ma vale la pena di ragionarci su. Non c’è solo il fantacalcio, c’è anche la fantapolitica!

La notizia è su tutti i giornali. Brunetta parla di rendite e menziona la rendita finanziaria, la rendita editoriale e la rendita burocratica. Si sofferma anche sulla curia. E che rendita è quella? Non ce lo dice. Ma la tira in ballo. Non dice nemmeno chi sarebbero coloro che appartengono alla rendita burocratica. Facciamo un'ipotesi un pochino azzardata, non saranno mica i giudici? Perché forse i giudici non sono dei burocrati? Probabilmente qualcuno sosterrà che giudice è una cosa e burocrate, un’altra. I giudici sono dei burocrati per eccellenza in quanto sono assunti con concorso, sono dipendenti dello stato e per di più sono indipendenti dal potere esecutivo, sono quindi tenutari di un potere che li rende non semplici burocrati ma addirittura super burocrati. In mancanza di una precisazione del ministro è meglio non pronunciarsi.

Comunque non si tratta di una rendita ma di un potere, come gli altri di cui ha parlato Brunetta, ivi inclusa la curia. Anzi per rimanere nel tema parlerei di tentacoli: i tentacoli del piovrone!. Non sarebbero quindi tanti i nemici del governo di Berlusconi, anzi ce ne sarebbe uno solo: il piovrone, la casta bancaria, di cui sono schiavi gli italiani. Sia ben chiaro che quando parlo di piovrone non intendo fare riferimento a un'organizzazione mafiosa. No. L'accostamento è dovuto soltanto al fatto che l'elite finanziaria per sua natura finanzia e quindi non agisce in proprio, si avvale con i suoi mezzi, che sono tanti, di altri poteri, tentacoli, per raggiungere i suoi scopi. La sua, semmai, nella modalità diretta è “una non azione”. Di fatto, l’erogazione del credito alle piccole e medie imprese non si sta verificando e la conseguenza sono fallimenti a iosa. Ma non vi preoccupate: la colpa la stanno addossando ai governanti, come volevasi dimostrare.

Ci troviamo in presenza di una scalation. Ad incominciare, se vogliamo dare la colpa a qualcuno, è stato Tremonti con le sue polemiche dichiarazioni nei confronti dei responsabili della crisi, che sarebbero secondo lui le banche e con i suoi scontri con Draghi. Poi c'è stato il decreto salva banche che prevedeva addirittura un controllo prefettizio dell'erogazione del credito. Chiaramente non se ne è fatto nulla. Semplicemente le banche si sono ritirate su se stesse e guardano impassibili l'ecatombe di imprese e l'incremento della disoccupazione. Poi c’è stato quell’antipatico disegno di legge che prevedeva la tassazione dell'oro della Banca d'Italia, 2.500 tonnellate!. Insomma, la casta bancaria è stata punzecchiata a dovere. “Stiamo uscendo dalla crisi”! Dicono i banchieri, facendo eco alle voci dei loro capi di Oltreoceano. Intanto non pensano al credito, pensano a rendere solidi i loro conti perché sono imprese private e fanno i cavolacci loro!

Ma la reazione è venuta dalla stampa, quella dei banchieri, dice Berlusconi, e alla stampa si sono accodate voci di manovre oscure di carattere giudiziario, riapertura di fascicoli di stragi mafiose del 1992 (Falcone e Borsellino?) per l’esistenza di nuovi elementi che vedrebbero coinvolto Berlusconi (!?). Che la realtà superi sempre la fantasia lo si sapeva già ma questa volta la supererebbe di molto!

Anche la curia ci si è messa di mezzo. Lo ha sempre fatto. Ora paventa pure sconvolgimenti politici futuri. Ma la chiesa non ha mai simpatizzato con Berlusconi and company e ha sempre voluto che i partiti cattolici se ne distanziassero. L'ultima a staccarsi dalla coalizione di centro destra è stata l'UDC. La chiesa si è schierata contro il premier anche nelle recenti scaramucce moralistiche e ne è venuta fuori malconcia (vedi rinuncia di Boffo), ma le facce dei vescovi non hanno fatto una grinza e quando mai?. Ancora una volta la chiesa si è imbattuta in un caso di omosessualità di un suo uomo fidato! Ma, se vogliamo, il lato buono della faccenda è che questa volta non si tratta di un prete!

Anche Fini ha pensato di dire qualcosa dal suo pulpito, ma sono saltate fuori storielle piccanti che in qualche modo lo coinvolgevano. Manco a dirlo è scattata subito la sua querela ma, dicono, c’è tanto fumo e poco arrosto perché i fatti sarebbero eclatanti e incontrovertibili. Comunque, almeno diamogli l’onore delle armi, la vicenda è puramente eterosessuale!

Interessante il discorso sulla libertà di stampa in Italia, una libertà che riguarda solo i giornalisti iscritti all'ordine dei giornalisti. Sarebbe anche tutto da dimostrare, poi, che questi, i giornalisti, possano e vogliano dire quello che pensano!

Tra i fatti ritenuti lesivi della libertà di stampa contestati a Berlusconi c'è pure quello di aver invitato la gente a non fare pubblicità sui giornali di proprietà delle banche. Come se questi giornali avessero bisogno della pubblicità per sopravvivere! Comunque l’accusa più grave è quella di aver querelato la Repubblica e L'Unità. Eh sì, sono cose dell’altro mondo! Come ha potuto Berlusconi tutelarsi contro quelle che ritiene calunnie ricorrendo alle querele? Tutti lo fanno ma lui non può perché lui è al governo e quindi potrebbe, in teoria, condizionare i giudici (!?). Di Pietro ha giustificato buona parte delle sue proprietà immobiliari con i proventi da querele, la formichina!, e a nessuno è venuto in mente che potesse condizionare i suoi ex colleghi.

Siamo in presenza di azioni congiunte dei poteri forti che fanno supporre a Brunetta che sussista il pericolo di un colpo di stato. Ma sta parlando sul serio? Beh, se vogliamo ci sono tanti che sostengono che Tangentopoli di fatto sia stato un colpo di stato. E a venirne fuori vittorioso a suo tempo è stata la casta bancaria, che ha messo le sue pedine, dipendenti della Goldmann and Sachs e della Banca d'Italia, al potere raggiungendo praticamente tutti gli obiettivi che si era posta, e non sto qui ad elencarli, servendosi di quella cosa che si chiama centro sinistra e che è capeggiata dagli ex comunisti imborghesiti.

Un colpo di stato non sarebbe quindi una novità assoluta. La chiave di volta sono le voci sulla riapertura di certi fascicoli a Palermo, su alcuni nuovi “ricordi” di determinati pentiti che avrebbero giustificato questa riapertura. Stiamo parlando del 1992, quasi diciotto anni fa! È chiaro che se saltasse fuori una situazione del genere che dovesse coinvolgere il premier, le conseguenze sarebbero imprevedibili e non solo perché una difesa contro un'architettura accusatoria basata su dichiarazioni di pentiti non sarebbe possibile, ma perché in questo caso la vittima predestinata potrebbe far cascare l'asino. Potrebbe, cioè, far ragionare sui temi bancari quella parte del popolo italiano che lo apprezza e che lo sostiene, e si tratta della maggioranza assoluta degli italiani. E allora forse, tanti capirebbero come stanno le cose con le banche, con il debito pubblico e con tutte le imposte, tasse e balzelli vari e, se lo capissero veramente, che fine farebbe la casta bancaria? Il piovrone non ha interesse ha svegliare il can che dorme!

E allora sono fermamente convinto che ci saranno, forse, ancora delle scaramucce ma che non si arriverà mai ad una guerra vera e propria: Il can che dorme non si sveglierà e l’asino non cascherà addosso a nessuno! Per questa volta pari e patta!



 
 

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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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