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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Ma i falsari ci guadagnano?

16.11.09 - In un piccolo paese della pianura friulana agli inizi del ‘900 c’era una famiglia che si dedicava alla produzione e allo spaccio di banconote false. Lo so perché si tratta del mio paese e perché la storia mi è stata riferita da mio nonno. Diceva sempre mio nonno, ridendo sotto i baffi che i carabinieri sostenevano di non aver mai visto tanti quattrini!

L’attività di emissione di banconote dei miei compaesani ad un certo punto cessò in quanto scoperta e non so che fine abbiano fatto i falsari. Infatti, mio nonno non mi disse mai niente al riguardo. Per lui era motivo di allegria parlare di questa vicenda e penso proprio che simpatizzasse con i protagonisti, compaesani e sicuramente parenti. Nei piccoli paesi sono tutti parenti...

In effetti la storia è finita giustamente male in quanto si trattava di un grave reato, ma mio nonno che è stato una delle vittime della crisi del ‘29 non poteva non nutrire simpatia verso quella gente. In fondo lui, che aveva contratto dei forti debiti prima del 29 si era ritrovato dopo la crisi per via della recessione a dover pagare rate impossibili per i debiti contratti. Non ci sarebbe niente di strano se in cuor suo avesse ritenuto la vicenda dei falsari un giusto atto di ribellione verso la già a quei tempi palese ingiustizia monetaria del mondo.

Ma i falsari ci guadagnano qualcosa? Verrebbe proprio di dire di no. In effetti, qua e là si legge che il signoraggio è una bufala e sono in tanti a chiedersi se questa storia del signoraggio sia proprio vera. Se chi ha la licenza di emettere moneta e che non deve quindi fare salti mortali per piazzare le banconote in giro, acquistando merce non necessaria o usufruendo di servizi inutili, non ci guadagna niente, cosa vuoi che ci guadagni un falsario?

Eppure mio nonno, che era un contadino astuto e sveglio, a chi avesse dubitato del guadagno dei falsari non avrebbe risposto con le parole, i suoi occhi sarebbero stati fin troppo espliciti.

Ma se è vero che i falsari ci guadagnano, e tanto, emettendo banconote, perché si dovrebbe dubitare che la banca emittente all’atto dell’emissione ne ricavi un lucro pari alla differenza tra il valore nominale e il costo tipografico della banconota?

Come piazza la moneta il falsario lo sappiamo tutti e non occorre qui spendere delle parole al riguardo. Teniamo presente che tra il falsario e la banca emittente non c'è quell'abisso di differenza che si vorrebbe far credere. La banca emittente ha solo una licenza in più. Il vantaggio di possedere questa licenza si riflette soprattutto nel fatto che può mettere in circolazione le banconote direttamente senza le peripezie cui vanno incontro i falsari, senza rischiare la galera e senza rimetterci a fronte di acquisti di beni e servizi innecessari.

La banca emittente presta i soldi fabbricati a fronte di titoli dello stato. Questi titoli fruttano interessi e alla fine ne viene anche rimborsato il capitale. Quindi, la banca emittente non solo non ha bisogno di fare acquisti inutili ma per avere quei soldi che circolano, quelli “veri” che cerca il falsario, non deve nemmeno spostarsi di un centimetro dal suo impianto tipografico.

Sia ben chiaro che anche i soldi nuovi di zecca messi in circolazione dalla banca emittente sono veri. Ma il riferimento serve a fare un confronto con i falsari, i quali invece emettono soldi falsi e ricevono soldi veri. Ma di chi sono i soldi veri che riceve il falsario? A questo punto mio nonno avrebbe fatto finta di niente e se ne sarebbe andato in giro. Era un uomo semplice ma non amava i discorsi stupidi. Certamente quei soldi veri sono del falsario!

Ora, a qualcuno viene in mente che il falsario vada in giro poi con i soldi veri a comprare cose inutili per avere degli altri soldi veri? Certamente no! Ecco, la banca emittente fa esattamente lo stesso con i soldi "veri" che riceve a fronte del piazzamento sul mercato di banconote nuove di zecca. Se le tiene e le usa come le pare e piace. La differenza, se vogliamo, sta nel fatto che per il falsario possiamo solo presumere quanti soldi abbia messo in circolazione ma per la banca emittente no. Essi figurano nel suo bilancio. Questo quantitativo viene esposto, infatti, tra le attività e in contropartita tra le passività come debito. Anche qui troviamo una differenza con il falsario; questi infatti considera il danaro vero un ricavo e non un debito!

Al di là di questo, le poste rappresentanti il danaro in circolazione dovrebbero appartenere al bilancio di una banca di proprietà dello stato o addirittura al bilancio dello stato, ciò che da noi non succede. In questo caso, per esempio lo Stato italiano si ritroverebbe tra le passività 126 miliardi di Euro e tra le attività il ponte sullo stretto di Messina (circa 15 miliardi) e tantissime altre opere fino al raggiungimento di un totale pari a 126 miliardi, che ne so, provo a farne un elenco:

Bonifiche paludi Pontine, Emilia, Sardegna, Bassa Padana, Coltano, Maremma Toscana, Sele ed appoderamento del latifondo siciliano.
Parchi nazionali del Gran Paradiso, dello Stelvio, dell’Abruzzo e del Circeo
Centrali Idroelettriche ed elettrificazione delle linee Ferroviarie
Roma: Viale della Conciliazione
Progetto della Metropolitana di Roma
Impianti di illuminazione elettrica nelle città
Creazione degli osservatori di Trieste, Genova, Merate, Brera, Campo Imperatore
Palazzo della Previdenza Sociale in ogni capoluogo di Provincia
Creazione quartiere dell’EUR
Creazione del Centro sperimentale di Guidonia (ex Montecelio)
Costruzione di numerose dighe
Costruzione di molte università tra cui la Città università di ROMA
Inaugurazione della Stazione Centrale di Milano nel 1931 e della Stazione di Santa Maria Novella di Firenze
Costruzione del palazzo della Farnesina di Roma, sede del Ministero degli Affari Esteri

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Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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