Ma
i falsari ci guadagnano?
16.11.09
- In un piccolo paese della pianura friulana agli
inizi del 900 cera una famiglia che
si dedicava alla produzione e allo spaccio di
banconote false. Lo so perché si tratta
del mio paese e perché la storia mi è stata riferita da mio nonno. Diceva sempre mio
nonno, ridendo sotto i baffi che i carabinieri
sostenevano di non aver mai visto tanti quattrini!
Lattività
di emissione di banconote dei miei compaesani
ad un certo punto cessò in quanto scoperta
e non so che fine abbiano fatto i falsari. Infatti,
mio nonno non mi disse mai niente al riguardo.
Per lui era motivo di allegria parlare di questa
vicenda e penso proprio che simpatizzasse con
i protagonisti, compaesani e sicuramente parenti.
Nei piccoli paesi sono tutti parenti...
In
effetti la storia è finita giustamente
male in quanto si trattava di un grave reato,
ma mio nonno che è stato una delle vittime
della crisi del 29 non poteva non nutrire
simpatia verso quella gente. In fondo lui, che
aveva contratto dei forti debiti prima del 29
si era ritrovato dopo la crisi per via della recessione
a dover pagare rate impossibili per i debiti contratti.
Non ci sarebbe niente di strano se in cuor suo
avesse ritenuto la vicenda dei falsari un giusto
atto di ribellione verso la già a quei
tempi palese ingiustizia monetaria del mondo.
Ma
i falsari ci guadagnano qualcosa? Verrebbe
proprio di dire di no. In effetti, qua e là
si legge che il signoraggio è una bufala
e sono in tanti a chiedersi se questa storia del
signoraggio sia proprio vera. Se chi ha la licenza
di emettere moneta e che non deve quindi fare
salti mortali per piazzare le banconote in giro,
acquistando merce non necessaria o usufruendo
di servizi inutili, non ci guadagna niente, cosa
vuoi che ci guadagni un falsario?
Eppure
mio nonno, che era un contadino astuto e sveglio,
a chi avesse dubitato del guadagno dei falsari
non avrebbe risposto con le parole, i suoi occhi
sarebbero stati fin troppo espliciti.
Ma
se è vero che i falsari ci guadagnano,
e tanto, emettendo banconote, perché si
dovrebbe dubitare che la banca emittente allatto
dellemissione ne ricavi un lucro pari alla
differenza tra il valore nominale e il costo tipografico
della banconota?
Come
piazza la moneta il falsario lo sappiamo tutti
e non occorre qui spendere delle parole al riguardo.
Teniamo presente che tra il falsario e la banca
emittente non c'è quell'abisso di differenza
che si vorrebbe far credere. La banca emittente
ha solo una licenza in più. Il vantaggio
di possedere questa licenza si riflette soprattutto
nel fatto che può mettere in circolazione
le banconote direttamente senza le peripezie cui
vanno incontro i falsari, senza rischiare la galera
e senza rimetterci a fronte di acquisti di beni
e servizi innecessari.
La
banca emittente presta i soldi fabbricati a fronte
di titoli dello stato. Questi titoli fruttano
interessi e alla fine ne viene anche rimborsato
il capitale. Quindi, la banca emittente non solo
non ha bisogno di fare acquisti inutili ma per
avere quei soldi che circolano, quelli veri che cerca il falsario, non deve nemmeno spostarsi
di un centimetro dal suo impianto tipografico.
Sia
ben chiaro che anche i soldi nuovi di zecca messi
in circolazione dalla banca emittente sono veri.
Ma il riferimento serve a fare un confronto con
i falsari, i quali invece emettono soldi falsi
e ricevono soldi veri. Ma di chi sono i soldi
veri che riceve il falsario? A questo punto mio
nonno avrebbe fatto finta di niente e se ne sarebbe
andato in giro. Era un uomo semplice ma non amava
i discorsi stupidi. Certamente quei soldi veri
sono del falsario!
Ora,
a qualcuno viene in mente che il falsario vada
in giro poi con i soldi veri a comprare cose inutili
per avere degli altri soldi veri? Certamente no!
Ecco, la banca emittente fa esattamente lo stesso
con i soldi "veri" che riceve a fronte
del piazzamento sul mercato di banconote nuove
di zecca. Se le tiene e le usa come le pare e
piace. La differenza, se vogliamo, sta nel fatto
che per il falsario possiamo solo presumere quanti
soldi abbia messo in circolazione ma per la banca
emittente no. Essi figurano nel suo bilancio.
Questo quantitativo viene esposto, infatti, tra
le attività e in contropartita tra le passività come debito. Anche qui troviamo una differenza
con il falsario; questi infatti considera il danaro
vero un ricavo e non un debito!
Al
di là di questo, le poste rappresentanti
il danaro in circolazione dovrebbero appartenere
al bilancio di una banca di proprietà dello
stato o addirittura al bilancio dello stato, ciò
che da noi non succede. In questo caso, per esempio
lo Stato italiano si ritroverebbe tra le passività
126 miliardi di Euro e tra le attività il ponte sullo stretto di Messina (circa 15 miliardi)
e tantissime altre opere fino al raggiungimento
di un totale pari a 126 miliardi, che ne so, provo
a farne un elenco:
Bonifiche
paludi Pontine, Emilia, Sardegna, Bassa Padana,
Coltano, Maremma Toscana, Sele ed appoderamento
del latifondo siciliano.
Parchi nazionali del Gran Paradiso, dello Stelvio,
dellAbruzzo e del Circeo
Centrali Idroelettriche ed elettrificazione delle
linee Ferroviarie
Roma: Viale della Conciliazione
Progetto della Metropolitana di Roma
Impianti di illuminazione elettrica nelle città
Creazione degli osservatori di Trieste, Genova,
Merate, Brera, Campo Imperatore
Palazzo della Previdenza Sociale in ogni capoluogo
di Provincia
Creazione quartiere dellEUR
Creazione del Centro sperimentale di Guidonia
(ex Montecelio)
Costruzione di numerose dighe
Costruzione di molte università tra cui
la Città università di ROMA
Inaugurazione della Stazione Centrale di Milano
nel 1931 e della Stazione di Santa Maria Novella
di Firenze
Costruzione del palazzo della Farnesina di Roma,
sede del Ministero degli Affari Esteri
Vi
ricorda niente?