Contraffazione
di banconote, un reato da abolire?
20.11.09
- Ogni reato ha una sua vittima. Per il furto,
lomicidio e gli altri reati contro le persone
e il patrimonio non è difficile individuare
la parte lesa. Per i reati economici ovviamente
ne risente la comunità e quindi lo Stato.
E per la contraffazione di cartamoneta?
Ogni
anno ci sono in giro più banconote false.
Tra gennaio e giugno del 2009, la Banca Centrale
Europea ne ha ritirate dal mercato 445.000. Lanno
scorso, 666.000. Per tre quarti si tratta di banconote
di 20 e di 50 Euro. Non sono cifre esorbitanti
ma la tendenza è in aumento. La contraffazione
di carta moneta è un grave reato e le condanne
sono esemplari e possono raggiungere come massimo
i 12 anni, ai quali vanno aggiunti anche quelli
relativi allassociazione a delinquere. Si
tratta, infatti, di un reato che difficilmente
può compiere una persona da sola, ci vuole
una squadra ben organizzata.
Apparentemente
a subire un danno ingiusto è chi in buona
fede riceve la banconota non accorgendosi dei
suoi difetti più o meno evidenti che mettono
in dubbio la sua autenticità. Ci sono,
però, delle banconote che riescono ad essere
individuate come false soltanto ad un esame sofisticato
allinterno delle banche.
La
domanda di cui sopra ha quindi senso con riferimento
a queste ultime banconote la cui falsità
non è facilmente individuabile e che finiscono
insieme alle banconote autentiche nelle casseforti
delle banche. La risposta è paradossale
o addirittura assurda. Di fatto, per questo tipo
di reato economico in Italia non è danneggiato
lo Stato o il popolo italiano ma una società privata, la Banca d'Italia! Qualcosa di simile
succede alla Microsoft quando vengono contraffatti
i suoi costosissimi programmi, con la differenza
che la Microsoft spende un sacco di soldi per
la ricerca ecc. e paga le tasse sugli utili ricavati.
Per
la Microsoft le vendite di prodotti costituiscono
ricavi che partecipano alla formazione dellutile.
Per la Banca dItalia invece lemissione
monetaria origina un debito. Caso più unico
che raro nella prassi contabile! Stando così
le cose non si capisce quale sia il danno che
i falsari arrecano alla Banca dItalia. Infatti,
non si verifica come conseguenza della contraffazione
un ingiusto mancato guadagno per la banca ma bensì un minore indebitamento!
Sappiamo
che allo Stato e al popolo italiano nulla viene
in tasca dallemissione monetaria, in quanto
il beneficio dell'attività di stampa e
messa in circolazione di carta moneta resta ingabbiato
nei forzieri della Banca emittente. Ora, questo
beneficio non venendo dal punto di vista formale
riconosciuto come tale, di fatto, non è
un beneficio, anche se lo è. Scusate il
bisticcio ma le cose stanno proprio così!
La
Banca dItalia non subisce quindi alcun danno
dalla contraffazione monetaria, in quanto formalmente
nulla ci guadagna da questa sua attività di emissione e, quindi, nulla ci rimette per le
contraffazioni, anzi. A questo punto mi pare ovvio
che il relativo reato non dovrebbe essere considerato
tale e che quindi andrebbe abolito.
Non
intendo approfondire ulteriormente il concetto
perché non vorrei che questi discorsi trapelassero
diventando, magari, dall'oggi al domani di dominio
pubblico. Si sa, se la gente capisse come stanno
veramente le cose con i soldi di carta, ci sarebbe
come minimo una rivoluzione tipo quella francese
del 1797 con tanto di ghigliottina e di presa
della Bastiglia.
A
nessuno conviene sollevare un polverone per queste
cose, men che meno in Italia, dove lemissione
monetaria è una questione privata. La fiducia
della gente, colonna portante del vivere quotidiano,
potrebbe crollare e le conseguenze sarebbero disastrose.
Secondo il principio storicamente assodato che
Parigi val bene una messa spesso e
volentieri le banche centrali sostituiscono le
banconote false con banconote vere senza fare
tante storie.
In
definitiva si può sostenere che per emettere
moneta bisogna avere una morale che non va tanto
per il sottile: i contraffattori falsificano e
quindi delinquono e la Banca dItalia si
appropria del reddito monetario spettante unica
ed esclusivamente al popolo italiano. Lo fa perché
a suo tempo questa risorsa nazionale le è stata devoluta subdolamente da chi avrebbe dovuto
rappresentare gli interessi dello Stato italiano.
Ma
mentre per i contraffattori cè sempre
il rischio di incappare nel rigore del codice
penale, sui banchieri della banca emittente piovono
solo lodi e onori. Così stanno le cose
e se volete accettarle accettatele, se invece
non le volete accettare non le accettate. In ogni
caso difficilmente riuscirete a cambiarle...