Firme
/
 

 
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Armando C. Tavano

Contraffazione di banconote, un reato da abolire?

20.11.09 - Ogni reato ha una sua vittima. Per il furto, l’omicidio e gli altri reati contro le persone e il patrimonio non è difficile individuare la parte lesa. Per i reati economici ovviamente ne risente la comunità e quindi lo Stato. E per la contraffazione di cartamoneta?

Ogni anno ci sono in giro più banconote false. Tra gennaio e giugno del 2009, la Banca Centrale Europea ne ha ritirate dal mercato 445.000. L’anno scorso, 666.000. Per tre quarti si tratta di banconote di 20 e di 50 Euro. Non sono cifre esorbitanti ma la tendenza è in aumento. La contraffazione di carta moneta è un grave reato e le condanne sono esemplari e possono raggiungere come massimo i 12 anni, ai quali vanno aggiunti anche quelli relativi all’associazione a delinquere. Si tratta, infatti, di un reato che difficilmente può compiere una persona da sola, ci vuole una squadra ben organizzata.

Apparentemente a subire un danno ingiusto è chi in buona fede riceve la banconota non accorgendosi dei suoi difetti più o meno evidenti che mettono in dubbio la sua autenticità. Ci sono, però, delle banconote che riescono ad essere individuate come false soltanto ad un esame sofisticato all’interno delle banche.

La domanda di cui sopra ha quindi senso con riferimento a queste ultime banconote la cui falsità non è facilmente individuabile e che finiscono insieme alle banconote autentiche nelle casseforti delle banche. La risposta è paradossale o addirittura assurda. Di fatto, per questo tipo di reato economico in Italia non è danneggiato lo Stato o il popolo italiano ma una società privata, la Banca d'Italia! Qualcosa di simile succede alla Microsoft quando vengono contraffatti i suoi costosissimi programmi, con la differenza che la Microsoft spende un sacco di soldi per la ricerca ecc. e paga le tasse sugli utili ricavati.

Per la Microsoft le vendite di prodotti costituiscono ricavi che partecipano alla formazione dell’utile. Per la Banca d’Italia invece l’emissione monetaria origina un debito. Caso più unico che raro nella prassi contabile! Stando così le cose non si capisce quale sia il danno che i falsari arrecano alla Banca d’Italia. Infatti, non si verifica come conseguenza della contraffazione un ingiusto mancato guadagno per la banca ma bensì un minore indebitamento!

Sappiamo che allo Stato e al popolo italiano nulla viene in tasca dall’emissione monetaria, in quanto il beneficio dell'attività di stampa e messa in circolazione di carta moneta resta ingabbiato nei forzieri della Banca emittente. Ora, questo beneficio non venendo dal punto di vista formale riconosciuto come tale, di fatto, non è un beneficio, anche se lo è. Scusate il bisticcio ma le cose stanno proprio così!

La Banca d’Italia non subisce quindi alcun danno dalla contraffazione monetaria, in quanto formalmente nulla ci guadagna da questa sua attività di emissione e, quindi, nulla ci rimette per le contraffazioni, anzi. A questo punto mi pare ovvio che il relativo reato non dovrebbe essere considerato tale e che quindi andrebbe abolito.

Non intendo approfondire ulteriormente il concetto perché non vorrei che questi discorsi trapelassero diventando, magari, dall'oggi al domani di dominio pubblico. Si sa, se la gente capisse come stanno veramente le cose con i soldi di carta, ci sarebbe come minimo una rivoluzione tipo quella francese del 1797 con tanto di ghigliottina e di presa della Bastiglia.

A nessuno conviene sollevare un polverone per queste cose, men che meno in Italia, dove l’emissione monetaria è una questione privata. La fiducia della gente, colonna portante del vivere quotidiano, potrebbe crollare e le conseguenze sarebbero disastrose. Secondo il principio storicamente assodato che “Parigi val bene una messa” spesso e volentieri le banche centrali sostituiscono le banconote false con banconote vere senza fare tante storie.

In definitiva si può sostenere che per emettere moneta bisogna avere una morale che non va tanto per il sottile: i contraffattori falsificano e quindi delinquono e la Banca d’Italia si appropria del reddito monetario spettante unica ed esclusivamente al popolo italiano. Lo fa perché a suo tempo questa risorsa nazionale le è stata devoluta subdolamente da chi avrebbe dovuto rappresentare gli interessi dello Stato italiano.

Ma mentre per i contraffattori c’è sempre il rischio di incappare nel rigore del codice penale, sui banchieri della banca emittente piovono solo lodi e onori. Così stanno le cose e se volete accettarle accettatele, se invece non le volete accettare non le accettate. In ogni caso difficilmente riuscirete a cambiarle...



 
 

Scrivono per Voi

Archivio
Armando C. Tavano
 


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

actavano@yahoo.com




Aiutaci
Grazie !