Il debito pubblico della Grecia, il progetto debito e le Urban Operations della Nato per il 2020.
22.12.09 - Per una volta voglio parlare di un debito pubblico che non è quello italiano. Sì, per una volta andiamo a sbirciare un pochino in casa d'altri. Non è vero che l'erba del vicino è sempre più verde. Mi riferisco al debito pubblico della Grecia ma indirettamente anche ai debiti pubblici di tutti gli stati dell'UE e ai loro sicuri effetti a medio e lungo termine.
Si tratta di un tema doloroso e assurdo se vogliamo, ma per quale ragione sia assurdo lo sappiamo tutti; infatti, si tratta di un debito legato strettamente alla rinuncia da parte degli stati alla piena sovranità monetaria. Ed è doloroso perché le conseguenze del debito pubblico recano miseria e quindi dolore ai popoli.
È prassi consolidata che l'emissione monetaria non avvenga direttamente da parte dello stato ma della sua banca centrale. Lo stato emette titoli fruttiferi d'interessi e li cede alla banca centrale a fronte di un'emissione monetaria. È una prassi strana perché i ministeri del tesoro dei vari Paesi potrebbero fare altrettanto direttamente, senza emettere titoli di sorta, ma il più delle volte ciò non comporta conseguenze giacché le banche centrali sono di solito proprietà dei loro rispettivi stati. È comunque una situazione voluta da chi regge le fila della finanza mondiale, chiamiamola la prima fase del progetto debito.
Un debito nei confronti della banca centrale quando questa è di proprietà del debitore non va ritenuto un fatto che possa destare preoccupazioni. Le cose invece cambiano quando la banca emittente è privata. Ma anche qui, la certezza che la banca centrale in ogni tempo e qualunque sia la situazione economica acquisterà i titoli emessi dallo stato, fa sì che non ci si debba preoccupare più di tanto. La privatizzazione delle banche centrali è la seconda fase del progetto debito .
Con il trattato di Maastricht, i Paesi europei hanno accettato la regola di non doversi più rivolgere direttamente alle banche centrali per il piazzamento dei loro titoli. Essi quindi devono collocare i titoli di stato tra i privati risparmiatori . Come si sia giunti a una rinuncia così radicale a quest'aspetto tanto importante della sovranità nazionale, non è dato saperlo. Di certo si può solo dire che sono in tanti ad averci rinunciato e, si sa, mal comune mezzo gaudio! Siamo arrivati alla terza fase del progetto debito, ora gli stati sovrani sono diventati accattoni internazionali e i loro governanti, servi dei banchieri, assumono il ruolo di aguzzini del popolo.
Ne consegue che uno stato facente parte dell'Unione Europea che abbia aderito all'Euro, non può rivolgersi direttamente alla sua banca centrale per cederle i suoi titoli e avere come corrispettivo cartamoneta. Deve rivolgersi ai risparmiatori direttamente o indirettamente per convincerli ad acquistare i suoi titoli poiché ben remunerati e, soprattutto, sicuri, se tali sono o possono in qualche modo ritenersi, altrimenti picche.
La gente percepisce l'indebitamento dello stato alla stregua di quello di un privato e quindi intravede della leggerezza amministrativa o, peggio, della corruzione nei governanti che ricorrono a esso.
Nulla di più falso. Il fabbisogno di risorse monetarie che supera gli introiti fiscali è reale e giustificato in particolare dalla crescita economica di un paese e dall'inflazione, ma anche da esigenze d'intervento o di politica economica rientranti nell'ambito della sovranità devoluta dal popolo allo stato.
Il debito pubblico in tutti i Paesi, quelli amministrati bene e quelli amministrati male aumenta quindi inesorabilmente. Chi vuole abbatterlo si ritrova davanti alle seguenti strade percorribili:
i tagli alla spesa,
l'aumento dell'imposizione fiscale,
le privatizzazioni.
Prodi per esempio ha tentato la strada delle privatizzazioni, ha ceduto i nostri gioielli di famiglia, ereditati dall'era fascista, con la scusa di abbattere il debito pubblico ma in pratica non lo ha nemmeno scalfito. Ha anche tentato di aumentare la tassazione e di tagliare la spesa e così facendo è riuscito a rendere popolare Berlusconi. Ha anche provato a proporre la vendita dell'oro della Banca d'Italia, ma non c'è stato verso. Forse Prodi non ricordava più di aver ceduto la Banca d'Italia con tutto il suo oro e il suo reddito annuo da signoraggio come pacco regalo agli acquirenti delle banche pubbliche! Non credo che Prodi non sapesse come sarebbero andati a finire i suoi tentativi di risanamento del debito pubblico.
In realtà così com'è vero che gli stati membri dell'UE e aderenti all'Euro sono costretti a ricorrere all'emissione di titoli di stato e quindi ad aumentare il loro indebitamento è vero anche che non esiste per loro una possibilità di ridurlo o di eliminarlo. Il debito è lì, destinato a crescere e a distogliere risorse allo stato. In Italia circa la metà degli introiti fiscali, un quarto del PIL, è destinato a remunerare i possessori di titoli dello stato, anziché a essere utilizzato per opere pubbliche o altro. D'altra parte la gestione dei titoli per conto dei privati diventa per le banche una consistente fonte di entrate. Mors tua vita mea ovvero la nostra miseria è la loro ricchezza!
Ma torniamo alla Grecia, il cui debito pubblico supera il 122% del suo PIL ed è pari a circa 300 miliardi di Euro. Ogni volta che una parte di questi titoli scade, bisogna convincere i possessori a riacquistarli oppure bisogna fare in modo che dei nuovi risparmiatori si sostituiscano ai vecchi. Altrimenti non si riesce a pagare i titoli in scadenza e si ha quella situazione d'insolvenza dello stato che si chiama default, con conseguente sospensione del pagamento del capitale e degli interessi del debito.
Bisogna dire a questo punto che scegliere un default rappresenterebbe comunque una scelta coraggiosa di esercizio della sovranità spettante allo stato. L'Argentina, come tanti risparmiatori nostrani lo sanno, lo ha fatto eppure fa parte del G20. Non c'è male direi!
La Grecia non opterà per il default. Imboccherà la strada dell'aumento della tassazione e dei tagli alla spesa e ciò che accadrà lo sappiamo tutti, ci sono già delle eloquenti avvisaglie: tumulti, scontri di dimostranti con la polizia, ecc. Se si rivolgerà al Fondo Monetario Internazionale sposterà di qualche anno i suoi problemi.
Non esiste nemmeno la possibilità che l'Ue dia una mano alla Grecia. È chiaramente sancito nel trattato di Maastricht il divieto di aiuto ai paesi membri . Paradossalmente l'aiuto è possibile a favore degli aspiranti membri, ma non a favore dei membri.
Provare a piazzare ancora i titoli sul mercato in seguito all'abbassamento di rating ha tutta l'aria di essere un'impresa difficile e comunque carissima per via dell'inevitabile aumento dei tassi d'interesse. In ogni caso per i titoli a lungo termine già sin d'ora non se ne parla nemmeno.
Stando così le cose, la Grecia dovrebbe scegliere di andare in default, uscirsene dall'Euro, e riprendersi la sua dracma. Ma non lo farà. E non lo farà perché i suoi governanti seguiranno la strada che sceglierebbe il nostro Prodi: la strada che è stata segnata dai Signori della Finanza Mondiale . Il rigore sarà quindi all'ordine del giorno ma sarà fine a se stesso in quanto non riuscirà a ridurre il debito pubblico e farà scatenare innumerevoli conflitti di piazza. Eccoci arrivati alla fase quattro. Evidentemente una fase voluta e facente parte del progetto debito pubblico .
Questi focolai di conflitti sociali che si origineranno a causa del debito pubblico e del suo impossibile risanamento saranno all'ordine del giorno sempre più frequentemente nei prossimi anni e per il 2020 la Nato ha già in programma la “soluzione finale”. Non ci credete? Provate a leggere LO STUDIO NATO UO (Urban operations) 2020.
Non ci illudiamo: le guerre, le guerriglie, le sommosse e quant'altro stanno arrivando alle porte di casa nostra. Forse pensavamo che a credere alle fandonie di chi vuole distruggere la nostra civiltà ci guadagnavamo qualcosa, magari soltanto la pace?