La libertà di stampa e la pubblicazione delle intercettazioni
22.05.2010 - La libertà di stampa in Italia c'è. È prevista dalla costituzione che all'articolo 21 recita che “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure .”
Da questo tipo di libertà ne dovrebbe trarre profitto il cittadino che vede garantito il suo diritto all'informazione. Di fatto, i giornali cartacei e i telegiornali riportano, invece, fondamentalmente le stesse notizie di cronaca nera e banalità varie, omettono notizie importantissime di carattere economico e legale nazionale e comunitario e si scontrano invece costantemente, a seconda di come sono schierati i loro editori, sul terreno politico. Gli schieramenti sono fondamentalmente due: quelli anti-Berlusconi e quelli pro-Berlusconi.
Da questo stato di cose non si vede chiaramente in cosa consista il vantaggio che ne ricava il comune cittadino. Praticamente l'editore mette in piedi un'impresa allo scopo di distribuire informazioni che portino i cittadini ad avere opinioni in linea con i suoi obiettivi. Non penso di poter essere smentito, leggo i giornali tutti i giorni e mi meraviglio di come i giornalisti siano unanimemente schierati con gli interessi dei loro editori.
La cosa, comunque, è più che giustificata, in fondo chi lavora in un'azienda elabora i prodotti secondo le direttive del suo datore di lavoro mica secondo le proprie convinzioni. Se vogliamo, la notizia è un prodotto e come tale viene elaborata in modo consono all'orientamento dell'editore.
Non per niente la stampa è considerata il quinto potere.
A questo punto sarebbe opportuno chiamare le cose per il loro nome e smettere di illuderci che in Italia ci sia una qualche libertà che si possa chiamare “di stampa”, intesa come possibilità del cittadino di esprimersi liberamente. Questa invece va considerata come “la libertà, di chiunque possieda i necessari mezzi finanziari, di utilizzare i media avvalendosi di giornalisti che elaborano prodotti (notizie o interpretazioni delle stesse) per fare opinione”, il che non è lo stesso che informare.
Se così non è, chiedo scusa, vuol dire che ho preso un granchio, ma vi prego di leggere le notizie e i commenti dei giornali appartenenti ai diversi schieramenti e di dirmi dov'è che ho sbagliato. Oddio, sicuramente non mi riterrei soddisfatto se mi si rispondesse che gli editori sono tutti delle bravissime persone e che i giornalisti sono nella loro totalità dei professionisti integerrimi dell'informazione. Ecco, con questa giustificazione non sarei mai d'accordo perché è evidente che le idee dei giornalisti si adeguano spesso e volentieri agli obiettivi dell'editore.
Mi riferisco agli editori privati chiaramente. L'editore pubblico RAI, per esempio, è un caso a parte. La RAI segue in genere delle impostazioni che si scostano dagli interessi del governo di turno. In particolare quando Berlusconi è il premier. Non per questo, nemmeno qui, siamo in presenza di un'espressione genuina di ciò che deve intendersi come libertà di stampa ai sensi dell'art. 21 della nostra costituzione. In realtà, a questo riguardo, hanno voce in capitolo i burocrati di stato e questi si adeguano alle linee imposte dai loro padroni, i poteri forti.
In Italia esistono leggi ben precise che tutelano la privacy e leggi che regolano il segreto istruttorio e penso che tutti siano d'accordo sul fatto che queste leggi vadano rispettate. Se il contenuto di un'intercettazione, che fa parte di un'istruttoria processuale, viene pubblicato su un giornale o riprodotto in televisione, mi pare evidente che si stiano violando delle leggi. Il mio ragionamento fila come l'olio e chi ritiene il contrario lo fa in mala fede: la pubblicazione su qualunque mezzo di informazione di un'intercettazione telefonica è inammissibile sia dal punto di vista della privacy, che del segreto istruttorio e dell'etica in generale.
L'inasprimento delle sanzioni penali e pecuniarie delle pubblicazioni, in violazione della legge, del contenuto delle intercettazioni è stata definita come bavaglio imposto all'opinione pubblica. Che la stampa equivalga all'opinione pubblica è un assurdo. Semmai essa rappresenta un opinion maker. E tra i due concetti ci sta un abisso di differenza. Comunque sia, violare la legge è pur sempre una cosa grave e quindi non penso che si possa parlare di bavaglio, anzi.
I protagonisti dell'ennesimo atto di questa commedia sono: Murdoch, De Benedetti, e il segretario alla giustizia degli Stati Uniti Breuer nonché diversi magistrati. Tutti citati in un unico articolo di oggi su La Repubblica:
- Murdoch, proprietario di Sky, sbraita e minaccia azioni legali in tutti i tribunali nazionali ed europei: sembra quasi che sia destinato a subire enormi danni in seguito a queste disposizioni di legge e non si capisce come.
- Diversi magistrati si lamentano: i compiti istituzionali di questi superburocrati di stato si dovrebbero limitare a far osservare le leggi approvate dal parlamento sovrano, invece, evidentemente c'è qualcosa che non va e che denota l'assunzione da parte del potere giudiziario di funzioni prettamente esecutive, il che rappresenta una violazione allo spirito della costituzione e alla sovranità del popolo in generale.
- De Benedetti, editore di La Repubblica, come Murdoch con la sua televisione, ma da molto più tempo, fa del suo giornale la piattaforma di lancio di notizie anti governo.
- Breuer, segretario alla giustizia USA: sostiene che le intercettazioni nel nostro Paese hanno consentito ai nostri magistrati di fare un ottimo lavoro. A parte l'ennesima ingerenza negli affari interni del nostro Paese, è evidente che a trarre vantaggio da questo ottimo lavoro sono lo Stato che lui rappresenta e il gruppo che crea il bello e il cattivo tempo in giro per il mondo, che ha portato al potere Obama, e che fa da burattinaio nella scena finanziaria mondiale. Lo stesso gruppo che viene favorito costantemente da De Benedetti e da Murdoch. Se vogliamo, poi, saltando di palo in frasca, è ancora da dimostrare la collusione fra mafia e Stato italiano, invece la collusione tra governo degli Stati Uniti e mafia è da tempo sui libri di storia, anche su quelli degli studenti della scuola dell'obbligo.
Infine, assurdo per assurdo, se pensiamo:
- che siamo venuti a conoscenza dell'appartenenza a privati della Banca d'Italia soltanto attraverso “Famiglia Cristiana” Il 4 gennaio 2004, diversi anni dopo la sua cessione gratuita da parte di Prodi come pacco regalo della privatizzazione delle banche,
- che ai più è ancora ignoto il meccanismo che fa aumentare il debito pubblico italiano,
- che la maggioranza dei cittadini non sa cosa significhi a livello economico la rinuncia alla sovranità monetaria,
se pensiamo a tutto questo e a tant'altro, possiamo avere un'idea precisa sulla qualità dell'informazione di cui sono destinatari i cittadini italiani e ciò in barba a cotanto decantata libertà di stampa!