Ancora sulle riserve delle banche centrali
26.05.2010 - Le riserve di una banca centrale non giustificano la quotazione della moneta in circolazione. In effetti, se così fosse prima ci dovrebbero essere le riserve e dopo le banconote. Invece, succede esattamente il contrario prima vengono emesse le banconote con il loro valore nominale e poi, in un secondo tempo, anche non tanto immediato, vengono create le riserve che sono costituite da oro o da divise estere, anche se veramente l'oro è piuttosto un retaggio del passato. Oggi il reddito monetario o signoraggio viene investito dalle banche centrali in valuta estera e prevalentemente in dollari USA.
Nel dettaglio, diciamo che ai fini dell'emissione, così come stanno le cose nell'Unione Europea in forza del Trattato di Maastricht, le banche emittenti, che sono tutte le banche centrali dei paesi membri, acquistano sul mercato titoli del debito sovrano. Condizione sine qua non è che questi titoli non vengano presi direttamente dallo stato che li ha emessi. Alla scadenza dei titoli, le banche centrali si ritrovano ad avere incassato gli importi che rappresentano il valore nominale dei titoli stessi oltre ai relativi interessi. Si verifica, quindi, un rientro delle somme oggetto dell'emissione monetaria maggiorato degli interessi. A questo punto, l'acquisto di valuta estera o di altri valori da parte delle banche centrali, consente di rimettere in circolazione, questa volta in via definitiva, quegli importi emessi a suo tempo attraverso soldi freschi di stampa e poi rientrati con il pagamento dei titoli. Se così non fosse si verificherebbe un drenaggio di liquidità dal mercato monetario che vanificherebbe l'emissione. In contropartita, rimangono nei forzieri le riserve, frutto dell'emissione monetaria. L'investimento in riserve rappresenta quindi un momento necessario del ciclo della creazione di moneta: i contanti vengono rimessi in circolazione definitivamente e nei forzieri restano depositati i proventi del signoraggio. (È chiaro che per capire il meccanismo bisogna tener presente, e non occorrerebbe nemmeno dirlo, la differenza enorme che c'è tra il valore tipografico della banconota e il suo valore nominale)
Tipicamente queste riserve vengono utilizzate per manovre monetarie. Per esempio nel settembre del `92, la Banca d'Italia, essendo governatore Carlo Azeglio Ciampi e presidente del Consiglio Giuliano Amato, bruciò 48 miliardi di dollari comprando lire a oltranza secondo la linea fortemente voluta da Giuliano Amato per sostenere inutilmente il cambio della moneta nazionale, che si svalutò comunque del 30%.
In realtà visto e considerato che il mondo della finanza è in gran parte costituito da predatori senza valori etici, le riserve sono destinate sempre a finire prima o poi nelle tasche di qualche speculatore. Nel settembre del '92 ad esempio, il pirata di turno è stato George Soros, lo speculatore per antonomasia che è stato il principale protagonista di quell'assalto alla lira e che insieme ai suoi complici ne lucrò lautamente. In ogni caso, le nostre riserve sono oggi in mano a privati (la Banca d'Italia è privata), sia quelle provenienti dal passato che quelle di data recente: ogni anno si incrementano circa di 10 miliardi di Euro. Nell'assetto monetario attuale delle banche Ue le riserve non sono potenzialmente adibite a manovre monetarie in quanto queste manovre spettano alla BCE e quindi, in pratica, le riserve, attendono solo il momento di sparire nel modo più discreto possibile.
A dir la verità alle riserve auree della Banca d'Italia ci aveva fatto un pensierino il buon Prodi ai tempi del suo governo, nell'agosto del 2007, ma poi il progetto fu riposto nel cassetto. Eh sì perché, in effetti, essendo il tesoro della Banca d'Italia in mano a privati non ne valeva proprio la pena di fare giuochini strani per metterlo nelle tasche del Soros di turno. Prodi sosteneva di voler con ciò ridurre il debito pubblico. L'operazione sarebbe stata simile a quella che, sotto la sua guida, aveva portato alle privatizzazioni di fine ‘900: si sarebbe incamerata carta straccia, la si sarebbe bruciata per ridurre un debito pubblico fasullo e destinato a crescere inesorabilmente e in definitiva lo stato sarebbe stato privato dei suoi attivi e si sarebbe ritrovato con un debito diminuito in misura irrilevante che non avrebbe comunque smesso di crescere! Draghi con l'appoggio della BCE si è opposto tenacemente al progetto di Prodi, che in fondo agiva a fin di bene, pro domo sua e dei suoi, certo: “meglio una fava oggi che due piccioni domani!”, nel senso che era il momento di far fare affari ai suoi amici ed ex datori di lavoro (o datori di lavoro di sempre?) di Wall street, che sono poi amici ed ex datori di lavoro (o datori di lavoro di sempre?) anche di Mario Draghi. Ma Draghi ha ritenuto che quelle riserve non si dovevano toccare, non erano e non sono certamente destinate agli italiani e non esisteva e non esiste alcun rischio che il popolo italiano le rivendichi con successo. Esse appartengono a una banca privata, Bankitalia spa, per l'appunto. Interessante al riguardo è far notare che con l'occasione è stato coniato per Prodi l'appellativo di “Capitan Uncino”, rivelatosi azzeccato e non solo per quella vicenda!
Ci sono stati casi nell'ambito dell'Unione Europea di paesi membri che hanno utilizzato le riserve auree delle loro banche centrali. Ad esempio la Francia e l'Austria le hanno messe a frutto per finanziare grandi progetti di ricerca e sviluppo, la Spagna per abbattere il debito pubblico, proprio come voleva fare Prodi e il risultato è agli occhi di tutti (vedansi i PIIGS). Ma stiamo parlando delle riserve auree non di quelle in dollari.
E nell'ipotesi alquanto remota che tutti gli stati controllassero le loro banche centrali e decidessero di liberarsi dei dollari delle loro riserve per acquistare beni e servizi cosa succederebbe? Ecco in quel caso succederebbe il finimondo!