Dopo
Gubbio
15.09.06
- Dopo Gubbio resta la soddisfazione di una reale armonia
dentro Forza Italia, di una classe dirigente che si è
alternata dal palco ed un leader, Silvio Berlusconi, che
sa ancora appassionare i militanti del proprio partito.
Il che non è poco considerato che Forza Italia
è il primo partito italiano con centinaia di migliaia
di iscritti e milioni di elettori. Se, grazie a Berlusconi,
Forza Italia resiste, metà dell'opera di ritorno
al governo è già fatta.
Quel
che resta di Gubbio è in sostanza: un leader, un
partito vero ed una classe dirigente credibile ed autorevole.
Tutto
questo non per illudersi e neanche per consolarsi ma per
avere consapevolezza della realtà.
Adesso
è indispensabile darsi una linea costante rispetto
al governo Prodi e reinventarsi un modo per stare insieme
con gli alleati. Nel senso che quando Casini ha detto
che la CdL non esiste più aveva torto marcio, ma
adesso, proprio per i suoi comportamenti è difficile
negare che la coalizione va ristrutturata dal profondo.
Abbiamo
il leader, il partito (che comunque va rafforzato) e la
classe dirigente (che va ancor più coltivata).
Ci
manca ancora (ma si è votato da troppo poco tempo)
una modulazione chiara della nostra opposizione, una coalizione
ancora degna di questo nome ed un progetto evidente per
un nuovo governo moderato (se vogliamo convincere i nostri
che a breve si tornerà al voto).
Quel
che abbiamo è tanto quel che ci manca non è
poco. Una cosa è certa che se vogliamo tornare
a vincere dobbiamo tornare a combattere.
Silvio
Berlusconi: Sarò il candidato premier se si vota
nel 2007
Che
le carte sul tavolo siano ancora molte e confuse lo sa
bene anche Silvio Berlusconi. Che continua a ragionare
sul futuro di Forza Italia e del centrodestra tenendo
bene a mente che la situazione è fin troppo fluida.
Nessuna variabile, dunque, deve essere esclusa. E tutte
le strade vanno battute. Almeno fino a ottobre, spiegava
nei giorni scorsi ai suoi, «quando vedremo se il
governo riesce a superare lo scoglio della Finanziaria».
Sarà quello, insomma, «il momento della verità».
Le ipotesi: «se Prodi cade sulla Finanziaria
è probabile che si vada a un governo tecnico».
Le elezioni potrebbero arrivare nel 2007, e in quel caso
«sarò ancora io il candidato premier del
centrodestra». Se lesecutivo regge lurto,
invece, «tireranno a campare a lungo». «Anche
se - aggiunge - lho detto anche a Prodi che non
possono andare avanti a colpi di fiducia». «Allora
- è il ragionamento fatto anche con Bossi nellultima
cena ad Arcore - potrei fare un passo indietro, lasciare
il campo a un successore». «Come hanno fatto
tanti leader, come ha fatto Aznar».
Larghe intese. Nel caso si apra davvero lo scenario della
Grosse Koalition, dunque, lintenzione di Berlusconi
è di non farsi scavalcare da Pier Ferdinando Casini.
«Sarò io a trattare, certamente non altri...»,
ripete. E lintesa raggiunta sullindulto potrebbe
essere stata un primo passo in questa direzione, visto
che la trattativa è stata condotta proprio sullasse
Ds-Forza Italia. «Quando le tesi della maggioranza
ci convincono e sono nellinteresse del Paese - spiega
in Transatlantico a proposito del voto sullindulto
- non abbiamo difficoltà ad aggiungere il nostro
voto al loro».
Il
futuro della Cdl: Anche i prossimi passi del centrodestra,
come è ovvio, sono legati alle sorti del governo
Prodi. Berlusconi, però, resta convinto che lobiettivo
resti quello del soggetto unitario. «Prima una federazione,
con il meccanismo delle scelte a maggioranza, poi lobbligo
di confluire nel partito unico». E ancora: «Un
sondaggio ci dà al 52%, partiremo con i seminari
per i gruppi parlamentari in modo da rivitalizzare il
nostro partito e la Cdl». «Forza Italia però
- dice durante lincontro a Palazzo Grazioli con
i dirigenti azzurri, non va trascurata, perché
resta sempre il primo partito del Paese». Lintenzione,
dunque, sembra quella di lavorare su un doppio binario,
da una parte battere la strada che porta al partito unico
e dallaltra rafforzare comunque Forza Italia. «Anche
perché - spiega durante il vertice - tra gli alleati
cè anche chi pensa solo a tirare il freno
a mano». «Si deve partire con il Partito dei
Moderati, con la sezione italiana del Ppe. Anche Fini
si è accodato. Prima però voglio rafforzare
il mio partito».
An, Udc e Lega: Il Cavaliere fa un quadro dellattuale
situazione dellopposizione. Con una Lega «sempre
fedele, al punto che anche sullindulto non hanno
alzato i toni» e An che «si è ricompattata
sulle nostre posizioni». Come nella scorsa legislatura,
però, per Berlusconi «lincognita resta
lUdc». Perché «ancora oggi mantiene
dei margini di ambiguità senza capire che nel centrosinistra
nessuno è pronto ad accoglierla». Ma «dobbiamo
andare avanti» perché «ora è
necessaria una nuova fase». Così, invita
i suoi senatori a «collaborare con i colleghi dei
partiti alleati, magari stringendo rapporti personali,
soprattutto con i centristi...». «Bisogna
chiamare a raccolta le forze del centrodestra - spiega
- per creare un nuovo asse in vista di eventuali nuove
elezioni». E candidato premier o no, il Cavaliere
non pare intenzionato a uscire di scena: «Sapete
perché con letà che ho e dopo quello
che ho fatto sono ancora qui? Perché non avete
idea quanta gente mi chiami, quanti capi di Stato mi contattino
ancor più di prima. Il fatto è che se io
lasciassi una metà degli italiani lo vedrebbe come
un tradimento. Perché resto ancora il collante
del centrodestra».
Il duello con Casini: Le perplessità sul
leader dell Udc, Berlusconi le confida a notte fonda:
«Casini non sa dove andare, si trova in mezzo al
guado. Non può uscire dalla Cdl perché cè
un sondaggio che parla chiaro. Il 67% dei suoi elettori
non lo seguirebbe... I traditori del resto non vengono
mai perdonati. La storia è chiara: tutti quelli
che hanno lasciato la Cdl sono completamente spariti».