Cinque
mitra per una penna
26.03.07 - La settimana scorsa la sinistra aveva cercato
di giocare d' anticipo, con il vice ministro agli Esteri
Franco Danieli e compiacenti articoli sui giornali, che
cercavano di inquadrare in una cooperazione tra alleati
la liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
C'è
un particolare però: non è stata, quella
che si definisce con deliberata superficialità
una liberazione, bensì uno scambio tra ostaggi,
con la differenza che mentre loro consegnavano all'Italia,
Paese peraltro impegnato alla ricostruzione e all'assistenza
dell'Afghanistan, un avventuroso ma innocuo giornalista,
noi consegnavamo ben cinque terroristi Talebani nelle
mani di una parte di quella popolazione che parla solo
con la violenza e col mitra e che non esita a decapitare
un loro simile sulla base del semplice sospetto che sia
una spia. Ancora più inquietanti, inoltre, le parole
che uno dei cinque ha pronunziato non appena libero, ovvero
"torno alla Jihad!" il che la dice tutta su
quali siano le intenzioni che animano soggetti la cui
liberazione è stata frutto di una trattativa grossolana.
La
gravità di quanto accaduto non si ferma qui ma
aumenta se si pensa all'effetto immediato che produrrà
una gestione diplomatica così fragile in Afghanistan.
Adesso infatti i Talebani hanno la certezza di avere a
che fare con un governo facilmente ricattabile e l'effetto
sarà proprio quello di vedere ancora più
a rischio qualsiasi Italiano che si trovi a passare da
quelle parti in quanto preziosa merce di scambio
.
Altro
punto su cui appare opportuno riflettere è che
la trattativa, è stata portata avanti e conclusa
con l'intervento di Gino Strada. Una cosa è per
il governo italiano appoggiarsi a contatti affidabili
sul territorio, un'altra è farsi totalmente sostituire!
Così, mentre D'Alema incontrava la Rice negli Stati
Uniti e proponeva alle Nazioni Unite una conferenza di
pace "allargata" entro l'anno, a trattare sul
campo c'era il medico pacifista estremista Gino Strada,
che patteggiava coi Talebani su quanti terroristi valesse
un giornalista italiano, evidentemente al cambio attuale:
UNA PENNA PER CINQUE MITRA.
Tutta
l'operazione, inoltre, si è svolta con il dissenso
mai nascosto del Ministro Parisi che nella vicenda non
solo non ha avuto alcun ruolo, ma si trova anche nella
scomoda posizione di Ministro della Difesa di un governo
che valuta d'invitare al tavolo della conferenza di pace
i terroristi, che delega ad un pacifista estremista le
trattative e che libera sanguinari terroristi rimettendoli
nella condizione di tornare a combattere contro di noi
stessi.
Gli
Stati Uniti sono stati colti di sorpresa dai termini della
liberazione ed hanno espresso la loro preoccupazione al
governo italiano ed afgano per le possibili conseguenze
che giudicano pericolose. La fonte americana ha criticato
la liberazione di cinque talebani per il rilascio di Mastrogiacomo
sottolineando che uno dei talebani liberati é un
familiare del capo talebano che appare essere l'organizzatore
del rapimento di Mastrogiacomo. Il funzionario americano
ha aggiunto inoltre che l'intero negoziato in Afghanistan
sembrava del resto volto a portare fuori solo l'italiano:
l'autista di Mastrogiacomo è stato ucciso e la
sorte dell'interprete è ancora sconosciuta, tutto
ciò ha portato l'Italia nell'isolamento e nel sospetto
di tutti, compreso il governo afgano per quanto riguarda
la sorte degli afgani coinvolti nella vicenda, in quanto
il governo italiano sembra essersi concentrato solo sulla
liberazione del nostro giornalista.
Inoltre,
gli Stati Uniti hanno definito "una pessima idea"
la partecipazione di esponenti talebani alla conferenza
internazionale di pace sull'Afghanistan proposta dall'Italia.
Critiche sono arrivate anche da Gran Bretagna, Germania
e Olanda.
La
politica estera del centrosinistra è naufragata
e ci domandiamo: da adesso, chi porterà avanti
i delicati equilibri in Afghanistan? D'Alema o il Ministro
degli Esteri in pectore Gino Strada?