Il
Governo Prodi contro la libertà di espressione
22.10.07,
ROMA - Blog, pagine personali, siti amatoriali: tutti
dovranno essere iscritti al ROC, il Registro degli operatori
della Comunicazione dellAgCom, certamente con tanto
di pagamento di una tassa e sanzioni penali in caso di
reato. Allindomani della diffusione del disegno
di legge di riordino del settore editoriale, cresce in
rete la protesta e la confusione, per un provvedimento
che, se approvato in Parlamento, porrebbe seri limiti
alla libertà di espressione online. Tutto è
nato da una definizione allargata di attività
editoriale e dalla successiva estensione a qualsiasi
pubblicazione, delle responsabilità penali previste
per i reati a mezzo stampa ed è sintomatico che
nessun ministro del Governo Prodi si è dissociato,
evidentemente sul bavaglio allinformazione sotto
sotto questi sono tutti daccordo.
Secondo
lavvocato Andrea Monti, esperto di diritto dellinformazione
online Si tratta di un testo carente e borbonico
che giustifica le peggiori illazioni, il Governo Prodi
ha scritto un provvedimento incomprensibile e ha poi scaricato
tutto sullAgCom. Il disegno di legge, infatti, non
entra nel merito delle singole situazioni, a legge approvata,
sarà poi lAgCom a doversi assumere le vere
e proprie responsabilità, decidendo se a iscriversi
dovranno essere tanto i blog importanti, quanto quelli
del tutto sconosciuti.
Per
quanto lispiratore del provvedimento, il sottosegretario
Ricardo Franco Levi, abbia subito fatto un passo indietro
(Quando prevediamo lobbligo della registrazione
non pensiamo alla ragazza o al ragazzo che realizzano
un proprio sito o un proprio blog), le parole distensive
di Levi, comunque non trovano riscontro nel disegno di
legge che arriverà in Parlamento, che resta del
tutto equivoco e non chiaro. Bastava essere più
trasparenti e specificare in modo chiaro che lobbligo
riguarda solo chi svolge attività professionali
- continua lavvocato Monti - Invece no, il governo
ha scelto la linea dellambiguità.
Lo
scopo? Quello solito di questo governo: Da una parte
fare cassa: nel dubbio molti utenti si iscriveranno al
Registro e questo porterà un bel po di entrate.
Dallaltra, creare una situazione confusa che ha
come fine intimorire e così mettere il bavaglio
a chi usa Internet. Linterpretazione censoria
è quella che circola di più in rete in queste
ore: nel Governo Prodi permane una tendenza al controllo
anche delle attività in rete, tutto il contrario
di ciò che accade negli Stati Uniti dove sta per
essere approvato un provvedimento che equipara i blogger
ai giornalisti: tutti protetti dalle stesse garanzie sulla
libertà di espressione. Altro che iscrizione in
un Registro!
Ma
il governo Prodi si sta svelando per quello che realmente
è: un governo di censure, sempre in cerca di soldi
e figlio di un regime sovietico.
Se vuoi leggere il disegno
di legge (file pdf) in particolare gli articoli 6
e 7 che riguardano lattività editoriale