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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Adriano Rebecchi

Il 4 novembre ed i pacifinti della sinistra

04.11.08 - I flebili belati patriottici del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, emessi in occasione della ricorrenza del 4 Novembre e della vittoria italiana nel "primo conflitto mondiale", al solo scopo di far dimenticare ed oscurare i tradimenti e le abiure di Alleanza Nazionale e suoi personali, anche e soprattutto nei confronti dei tanti Caduti italiani nel "secondo conflitto mondiale", a cominciare dai tanti in camicia nera, non potevano non suscitare le ire e le polemiche di questa stupida sinistra pacifinta e social-comunista.
Una sinistra pacifinta catto-socialcomunista che è l'erede di quei socialisti e di quei cattolici che prima, dal 1915 al 1918, si distinsero per il loro disfattismo internazionalista e per il sabotaggio dell'Italia in guerra e poi, dal 1919 al 1921, si distinsero per le umiliazioni, aggressioni e omicidi nei confronti dei reduci dal fronte e dei loro familiari.

E' così che, oltre ad opporsi alla proclamazione del 4 novembre come festività nazionale come già fecero negli anni '70, i pacifinti catto-comunisti dichiarano che quella data non va ricordata come un giorno di festa perchè, in realtà, sarebbe "un giorno di lutto".
A sostegno della loro tesi elencano l'immane tragedia dei soldati mandati al macello contro le barriere di filo spinato, quelli morti per ferite, stenti, fame, nelle putride trincee, quelli sacrificati per conquistare e riconquistare decine di volte la stessa inutile posizione, quelli fucilati per diserzione o presunti tali ecc.

Tutto vero.
Però le stesse cose, identiche, ma cento volte più grandi, le ha vissute nel 1940-45 l'Armata Rossa sovietica, con milioni di soldati male armati ed equipaggiati mandati al macello contro le divisioni corazzate tedesche, con milioni di soldati morti per ferite, stenti, privazioni, fame, al punto che nel Caucaso ci furono parecchi episodi di cannibalismo, con la fucilazione in massa di interi reparti di disertori o presunti tali, con la fucilazione di molti abitanti dei villaggi che si opponevano ai soldati rossi che bruciavano i villaggi stessi per fare terra bruciata davanti ai soldati dell'Asse.

Quella stessa Armata Rossa che, in seguito ben rifornita ed equipaggiata dagli alleati Usa, ha potuto dilagare dall'est Europa fino a Berlino massacrando, violentando, stuprando, bruciando e distruggendo tutto quello che trovava al suo passaggio.
Eppure non mi pare che i pacifinti catto-socialcomunisti considerino tutto ciò "un giorno di lutto" anzi, le celebrazioni della vittoria sui "nazifascisti" sono pompose, apologetiche ed enfatizzate al massimo.

Persino il 25 aprile, una data che in altre Nazioni ricorda la fine della guerra ma che in Italia ha segnato l'inizio di una delle più feroci mattanze su nemici o presunti tali, indifesi, inermi, disarmati, per la sinistra pacifinta social-comunista è un grande giorno di festa.

E allora la piantino di straparlare di pace, di diritti umani, di rispetto della persona umana, oltretutto in questo "meraviglioso" mondo democratico imposto dai vincitori del secondo conflitto mondiale, dove le guerre, i genocidi, le atrocità, la fame, le epidemie, continuano a colpire interi continenti.

Adriano Rebecchi
Ufficio Politico del MNP





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Adriano Rebecchi


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