Partito
Del Leader
24.11.08 - «Berlusconi fa quello che
gli pare, fa assolutamente quello che gli pare».
Impossibile contraddire il ministro Mara Carfagna,
che - rispondendo ad una domanda di Daria Bignardi
sul tema della televisione e del conflitto di
interessi - ci ha illuminato sul più autentico
significato dellacronimo del nascente Pdl:
Partito del leader.
In realtà, non si tratta di una grossa
sorpresa, sopratutto per chi ricorda le due tappe
fondamentali delliter (il discorso berlusconiano
dal predellino, in piazza San Babila a Milano,
del 18 novembre 2007 e leditto finiano dell8
febbraio 2008 pronunciato alluscita da Palazzo
Grazioli, sede romana di Forza Italia), e soprattutto
i commenti dei dirigenti di Alleanza nazionale
negli ottanta giorni intercorsi tra i due eventi.
Comunque, il Cavaliere in persona ha lanciato
un chiaro monito per chi avesse ancora il minimo
dubbio. Ha liquidato Forza
Italia davanti al Consiglio nazionale con un discorso
di appena quindici minuti, senza bisogno di alcun
congresso e non incontrando alcuna opposizione,
concedendo al massimo qualche mugugno per gli
scenari interni futuri, amabilmente accompagnati
dalle note di Meno male che Silvio cè.
Talmente convincente che anche Maurizio Gasparri
ha parlato di «sublimazione del berlusconismo»,
fenomeno prodromo del Partito del leader. Senza
tessere, senza congressi, senza militanza, con
candidature e quadri dirigenti decisi a tavolino
esclusivamente con il suo beneplacito. Ma gratificati
come ha prontamente sottolineato Denis
Verdini, coordinatore azzurro - da un compito
tanto faticoso quanto importante: «Abbiamo
un leader carismatico, compito della classe dirigente
è aiutarlo a trasmettere le sue idee agli
elettori».
Parrebbe tutto idilliaco, invece, nel discorso
di Berlusconi neanche un accenno allaltro
socio fondatore, nonostante la presenza in sala
di unimportante rappresentanza ministeriale
aennina. Anzi, da rimarcare una pervicace sottolineatura
sulla continuità tra Forza Italia ed il
Pdl, che suggerisce limmagine di unannessione,
studiata e quantificata (30%) a tavolino, di Alleanza
nazionale. Niente di diverso dallidea lanciata
dal predellino, allora tanto indigesta da sbilanciare
Gianfranco Fini a dire «Berlusconi vuol
fare lasso pigliatutto, ormai siamo alle
comiche finali».
Una comicità involontaria, come quella
del ministro Ignazio La Russa che, commentando
la smemoratezza berlusconiana nella sua veste
di coordinatore di An, prima si è affrettato
a precisare che «nessuno può pensare
che noi si vada ospiti a casa loro»
, per raccontare subito dopo che «nellultima
settimana noi ci siamo trasferiti in via dellUmiltà
(sede romana di Forza Italia, ndF), senza troppi
appuntamenti formali, il rapporto è stato
così fitto che abbiamo dovuto occupare
alcune sale riunioni».
Intanto, mentre Berlusconi si permette di ricordare
con orgoglio la breve storia di Forza Italia ed
addirittura a rivendicare lattualità
del primo discorso pronunciato quattordici anni
or sono, sullaltro fronte sono stati più
volte sconfessati decenni di storia missina, fino
a mettere sotto processo le radici di quella fiamma
tricolore che a breve sarà spenta definitivamente.
Per qualche mese ancora distingueremo la provenienza,
con relativo cursus honorum,
dei parlamentari del Pdl. Poi, a febbraio ci sarà
il congresso che sancirà - inevitabilmente
allunanimità -
lo scioglimento di An ed a marzo la nascita ufficiale
del nuovo partito. Un momento topico che confermerà
lesaltante risultato rimarcato dallex
ministro Giuliano Urbani: «I moderati
non distinguono più un Fini da uno Schifani».
Evviva!!!
Faber