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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Adriano Rebecchi

Partito Del Leader


24.11.08 - «Berlusconi fa quello che gli pare, fa assolutamente quello che gli pare». Impossibile contraddire il ministro Mara Carfagna, che - rispondendo ad una domanda di Daria Bignardi sul tema della televisione e del conflitto di interessi - ci ha illuminato sul più autentico significato dell’acronimo del nascente Pdl: Partito del leader.
In realtà, non si tratta di una grossa sorpresa, sopratutto per chi ricorda le due tappe fondamentali dell’iter (il discorso berlusconiano dal predellino, in piazza San Babila a Milano, del 18 novembre 2007 e l’editto finiano dell’8 febbraio 2008 pronunciato all’uscita da Palazzo Grazioli, sede romana di Forza Italia), e soprattutto i commenti dei dirigenti di Alleanza nazionale negli ottanta giorni intercorsi tra i due eventi.

Comunque, il Cavaliere in persona ha lanciato un chiaro monito per chi avesse ancora il minimo dubbio. Ha ‘liquidato’ Forza Italia davanti al Consiglio nazionale con un discorso di appena quindici minuti, senza bisogno di alcun congresso e non incontrando alcuna opposizione, concedendo al massimo qualche mugugno per gli scenari interni futuri, amabilmente accompagnati dalle note di “Meno male che Silvio c’è”. Talmente convincente che anche Maurizio Gasparri ha parlato di «sublimazione del berlusconismo», fenomeno prodromo del Partito del leader. Senza tessere, senza congressi, senza militanza, con candidature e quadri dirigenti decisi a tavolino esclusivamente con il suo beneplacito. Ma gratificati – come ha prontamente sottolineato Denis Verdini, coordinatore azzurro - da un compito tanto faticoso quanto importante: «Abbiamo un leader carismatico, compito della classe dirigente è aiutarlo a trasmettere le sue idee agli elettori».

Parrebbe tutto idilliaco, invece, nel discorso di Berlusconi neanche un accenno all’altro socio fondatore, nonostante la presenza in sala di un’importante rappresentanza ministeriale aennina. Anzi, da rimarcare una pervicace sottolineatura sulla continuità tra Forza Italia ed il Pdl, che suggerisce l’immagine di un’annessione, studiata e quantificata (30%) a tavolino, di Alleanza nazionale. Niente di diverso dall’idea lanciata dal predellino, allora tanto indigesta da sbilanciare Gianfranco Fini a dire «Berlusconi vuol fare l’asso pigliatutto, ormai siamo alle comiche finali».

Una comicità involontaria, come quella del ministro Ignazio La Russa che, commentando la smemoratezza berlusconiana nella sua veste di coordinatore di An, prima si è affrettato a precisare che «nessuno può pensare che noi si vada ospiti a casa loro» , per raccontare subito dopo che «nell’ultima settimana noi ci siamo trasferiti in via dell’Umiltà (sede romana di Forza Italia, ndF), senza troppi appuntamenti formali, il rapporto è stato così fitto che abbiamo dovuto occupare alcune sale riunioni».

Intanto, mentre Berlusconi si permette di ricordare con orgoglio la breve storia di Forza Italia ed addirittura a rivendicare l’attualità del primo discorso pronunciato quattordici anni or sono, sull’altro fronte sono stati più volte sconfessati decenni di storia missina, fino a mettere sotto processo le radici di quella fiamma tricolore che a breve sarà spenta definitivamente.

Per qualche mese ancora distingueremo la provenienza, con relativo ‘cursus honorum’, dei parlamentari del Pdl. Poi, a febbraio ci sarà il congresso che sancirà - inevitabilmente ‘all’unanimità’ - lo scioglimento di An ed a marzo la nascita ufficiale del nuovo partito. Un momento topico che confermerà l’esaltante risultato rimarcato dall’ex ministro Giuliano Urbani: «I moderati non distinguono più un Fini da uno Schifani».
Evviva!!!

Faber




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