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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Adriano Rebecchi

25 Aprile 1945: sangue e morte nelle contrade d'Italia...
E dovrebbe diventare un giorno di «festa della libertà di tutto il popolo italiano»

27.12.08 - In una recente intervista rilasciata ad un quotidiano milanese, il ministro Ignazio La Russa (AN) ha definito “ fondamentale la ricorrenza del 25 aprile”. Ossia –fuor da ogni metafora- ha rivendicato per quella data una delle paternità fondanti dell’attuale Repubblica italiana, ovviamente nata dalla Resistenza. Evidentemente, per l’ardimentoso ministro della Difesa, questo ennesimo acrobatico passaggio dal più giovanile “fascio littorio” all’attuale antifascismo militante rappresenta un atto dovuto in nome e per conto di una carriera politica che si sta rivelando sommamente redditizia.

Ne prendiamo atto. Come prendiamo atto che nel riconoscimento di quella data non possono essere che onnicomprensive (ogni eventuale capzioso distinguo è pura fumisteria) le gloriose tappe che la connotano. Ossia tutte le stragi, le torture, gli ammazzamenti indiscriminati di decine di migliaia di militari e civili che la sostanziano. Dunque, una oggettiva adesione di principio –perché di questo si tratta- che colloca il Nostro, indiscutibilmente, tra gli attuali esegeti della più straziante e aperta pagina della nostra storia unitaria.

Detto questo sul rappresentante autorevole di un “partito” (con tutto ciò che di degenerativo può essere contenuto nel termine), è con autentica costernazione che troviamo proposto ufficialmente il 25 Aprile quale “Festa della Libertà di tutto il popolo italiano” (sic!) da parte del Presidente dell’UNCR-RSI, in una lettera aperta al Presidente del Consiglio. Per noi, per tutti noi del Raggruppamento e per le famiglie dei massacrati, il 25 Aprile rimane, emblematicamente, giorno di lutto, di indicibile dolore e martirio che mai potrà assumere un significato condiviso di “Festa” né, per estensione, di pacificazione nazionale. Quella “pacificazione” che potrà avviarsi soltanto quando la Repubblica italiana –questa Repubblica- riconoscerà i Valori politici, militari e sociali interpretati dalla RSI. I sussurri e gli ammiccamenti sotto banco sui “ragazzi di Salò in buona fede” (ovviamente dalla “parte sbagliata”) li respingiamo al mittente, chiunque esso sia. Di certe elemosine (vedi anche certe proposte di riconoscere quali “belligeranti” i soldati della Repubblica Sociale) ne facciamo volentieri a meno.

Rifacendoci poi –per naturale collegamento- alle esternazioni del Presidente Fini in occasione della riunione nazionale di “Azione Giovani” (AN), crediamo illuminante –sul piano delle reazioni- un breve passo di una lunghissima e articolata lettera di Luigi Cortesi, consigliere comunale AN-MSI Seriate, pubblicata da “L’Eco di Bergamo

Da parte nostra –scrive Cortesi- nessuna abiura, nessuna apostasia. Se la legittima, per alcuni versi anche smodata ambizione del presidente della Camera dei deputati è quella di diventare capo del governo prima, poi, forse, presidente della Repubblica, poi, forse, presidente dell’orbe terracqueo...; se, per arrivare a questi traguardi trascina, come bene ha scritto Marcello Veneziani “...in un vortice cinico e nichilista tutto un mondo, un’area politica, perfino una cultura: se, per raccattare qualche caramella dai media e dai salotti buoni abbandona milioni di elettori e getta fango su chi si trova ancora oggi a subire disprezzo e discriminazione solo perché ha un diverso giudizio storico del Novecento...”, ebbene, la smetta di raccogliere voti a destra, voti nostri, per poi spenderli in modo opposto ingannando un mandato, una fede, una tradizione”.

Un discorso chiaro, anzi di una limpidezza esemplare che passiamo per competenza (e per la dovuta riflessione) a quel residuo di “camerati” (così si autodefiniscono ancora) che rimangono in AN turandosi il naso e, aggiungiamo noi, tappandosi le orecchie.

Gianni Rebaudengo
Presidente Nazionale Rggruppamento Combattenti e Reduci della Rsi
Movimento Continuità Ideale Rsi
Estratto dal n. 10 di 'Gladio' dicembre 2008 attualmente in distribuzione.

Ricordando ad un anno dalla sua scomparsa Umberto Scaroni, indimenticabile fondatore e Presidente del R.N.C.R.-RSI, invio ai Combattenti superstiti della Rsi e ai più giovani di 'Continuità Ideale' i più sinceri auguri di un sereno 2009. Confermando nel contempo l'assoluta fedeltà del Raggruppamento ai Valori che ne hanno originato la nascita e che rappresentano l'asse portante della nostra stessa esistenza ed attvità.

ITALIA - REPUBBLICA - SOCIALIZZAZIONE


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Adriano Rebecchi


Il Presidente Provinciale
Ufficio Politico del M.N.P.
Per le Federazioni del R.N.C.R. RSI-Continuità Ideale e del
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