COMUNICATO
Missione compiuta!
23.03.09
- In data odierna il sistema democratico e antifascista
ha finalmente risolto lo spinoso problema che
lo assillava dalla fine della seconda guerra mondiale
e della tragica guerra civile: cosa fare e
come comportarsi con quella parte di italiani
che inevitabilmente, nella patria del Fascismo
erano, in una maniera o in un'altra, legati e
fedeli a quell'ideologia sconfitta solo grazie
alle baionette dello straniero invasore.
Era infatti chiaro che il contenitore M.S.I. se
da un lato consentiva di quantificare e controllare
questi italiani, dall'altro la sua presenza sulla
scena politica era comunque imbarazzante ed ostacolava
gli equilibri del sistema.
Si trattava pur sempre di milioni di italiani
i cui voti, anche se in parecchie occasioni facevano
comodo, non potevano ufficialmente essere accettati
alla luce del sole, per non incrinare l'immagine
di quell'antifascismo sulla quale era imperniata
tutta la vita politica e sociale dell'Italia.
Fu per questa ragione che negli anni '70, dopo
le turbolenze e le trasformazioni seguite all'epoca
del cosiddetto miracolo economico e della ricostruzione
del dopoguerra, "negli ambienti che contano",
in Italia e all'estero, si avviò l'operazione
di acquisizione al sistema di quei voti missini,
acquisizione che doveva partire dallo snaturamento
e rinnegamento della loro origine fascista e dall'assoggettamento
alle regole dell'antifascismo imperante.
Per ovvi motivi quel primo tentativo di assorbire
e integrare nel sistema il partito dei fascisti
o presunti tali fu attuato nell'ombra da forze
occulte come la P2 e finanziato da altrettanto
oscuri potentati economici (uno era l'allora sconosciuta
e nascente lobby di un giovane imprenditore dal
nome Silvio Berlusconi).
Il tentativo nel 1979 fallì per la rabbiosa
reazione e l'attaccamento ai propri ideali della
base missina, ma il sistema proseguì nelle
sue manovre a largo raggio per risolvere il "problema
dei voti missini in frigorifero" e "fuori
dell'arco costituzionale".
Significativa l'affermazione di Indro Montanelli
quando fondò "Il Giornale"
(del quale dirà poi che senza l'aiuto di
Silvio Berlusconi non sarebbe mai nato) che così'
ne spiegava le ragioni: "Ci siamo presi
l'impegno io e questi miei colleghi (i giornalisti
che l'avevano seguito) di portare i tre milioni
di voti missini al centro dello schieramento politico
per utilizzarli nel sistema democratico".
All'inizio degli anni '90, mentre il sistema democratico
e antifascista crollava sotto il peso della corruzione
e del malaffare, gli stessi "ambienti
che contano ed i poteri forti" si preparavano
a riciclarlo per salvarlo e salvare se stessi.
Imposto a furor di popolo il sistema elettorale
maggioritario, si ripresentava l'urgente necessità
di acquisire quei tre milioni di voti, fascisti
e perciò inquinanti, ma indispensabili
per gli equilibri del bipolarismo e, in futuro,
del bipartitismo.
L'operazione fu portata avanti dagli stessi poteri
occulti e dalle stesse lobby finanziarie e affaristiche,
sfuggite alla crisi del sistema e oramai padrone
del campo dopo la scomparsa dei vecchi partiti
storici.
Questa volta l'operazione ebbe successo, anche
perché il compito di continuare a difendere
gli Ideali del Fascismo era passato sulle spalle
di una generazione di giovani missini rampanti,
arrivisti e senza scrupoli, pronti a tutto pur
di entrare nella sospirata stanza dei bottoni.
Per la lobby piduista e affarista fu semplice
ottenere tutti quei rinnegamenti e quelle abiure
indispensabili per poter utilizzare quei tre milioni
di voti ex fascisti alla luce del sole e senza
contraccolpi sull'immagine e la sostanza antifascista
del sistema.
Oggi, completato l'inevitabilmente lungo periodo
di lavaggio delle ultime residue incrostazioni
fasciste, reciso definitivamente ogni ancor pur
piccolo legame con quegli Ideali e Valori, accettato
come valore assoluto l'antifascismo ed il suo
sistema di potere, gli oramai ex alleanzini possono
a pieno titolo entrare a far parte dell'artificiale
costruzione del Partito del Popolo di Berlusconi,
con annesse corrotte consorterie piduiste e democristian-socialiste.
Dopo i vari Caino, Bruto, Maramaldo, Badoglio,
anche Fini ed i suoi colonnelli si sono guadagnati
il posto che gli spetta nella Storia.
Adriano Rebecchi
Ufficio Politico del Movimento Nazional Popolare