Da
Di Pietro una parola di troppo
21.05.09
- Intervenendo nella polemica sulle motivazioni
della sentenza di condanna dell'Avv. inglese David
Mills, vicenda nella quale è coinvolto
anche il Presidente del Consiglio, l'on. Antonio
Di Pietro ha definito Berlusconi: xenofobo, piduista,
corrotto e fascista.
Concordiamo con le prime tre parole, ma troviamo
assolutamente sbagliata e stupida la quarta.
Il termine "fascista" dovrebbe indicare
chi si ispira ad una ben definita e precisa ideologia
ed ai suoi valori sociali e nazionali che tale
Silvio Berlusconi non sa nemmeno dove stanno di
casa.
Inoltre, chi arriva alle più alte cariche
dello Stato in una democrazia come la nostra,
sedicente parlamentare e rappresentativa, non
può essere sicuramente fascista, al massimo
può scimmiottare qualche atteggiamento
ritenuto fascista per appagare la propria smania
di grandezza.
Silvio Berlusconi è invece il perfetto
campione di questa democratica repubblica delle
banane.
E' il degno rappresentante di un popolo in buona
parte qualunquista, infingardo, menefreghista,
approfittatore, speculatore, affarista, evasore,
amorale, senza senso dello Stato e della socialità,
individualista fino all'eccesso, forte con i deboli
e debole con i forti, che applaude entusiasticamente
il vincitore di turno pronto a voltargli le spalle
appena non è più tale e che è
servo non di due padroni come Arlecchino ma servo
di tutti quelli che detengono il potere, in Italia,
in Europa, nel mondo.
Consigliamo quindi a Di Pietro e ad altri come
lui quando polemizzano di non continuare ad appioppare
il termine "fascista" come se fosse
chissà quale insulto o evocasse chissà
quali pericoli e ad utilizzare invece il più
esatto, logico e pertinente termine "antifascista".
Adesso poi, dopo che è andato a festeggiare
il 25 aprile con tanto di fazzoletto partigiano
al collo, crediamo che non ci dovrebbero essere
più dubbi sull'antifascismo di Silvio Berlusconi.
Adriano Rebecchi
Ufficio Politico del MNP