Riporto
un vecchio articolo apparso sulla PADANIA una quindicina
d' anni fa quando la Lega faceva la Lega
Berlusconi
è un mafioso ?
10
domande al Cavaliere per negarlo
31.05.09
- Dai miliardi per comprare il terreno della
futura Milano-2, alle società siciliane
con parenti di Buscetta: al Signore di Arcore
la parola.
Spieghi, e sia chiaro.
di Max Parisi
Basta.
Basta con questa indicibile manfrina messa in
piedi dai mezzi di comunicazione di massa sulle
vicende giudiziarie - specialmente quelle palermitane
- di Silvio Berlusconi.
È
arrivata l'ora delle certezze definitive. Di seguito
presento al signor Berlusconi una serie di domande
invitandolo pubblicamente a rispondere nel merito
con cristallina chiarezza affinché una
volta per tutte sia lui in prima persona a dimostrare
- se ne è capace - che con Cosa Nostra
non ha e non ha mai avuto nulla a che fare.
A
scanso di equivoci e strumentalizzazioni, già
da ora - signor Berlusconi - le annuncio che nessuna
delle notizie sul suo conto che leggerà
in questo articolo è frutto di "pentimenti",
e nessuna delle domande che le sto per porre si
basa o prende spunto anche fosse in modo marginale
dalle parole dei cosiddetti "pentiti".
Tutto
al contrario, esse si basano su personali indagini
e su documenti amministrativi che in ogni momento
- se lo riterrà - potrò inviarle
perché si sinceri della loro autenticità.
Detto questo, prego, legga, e mi sappia poi dire.
Partiamo da lontano, perché lontano inizia
la sua storia imprenditoriale, signor Berlusconi.
Primo
quesito:
lei
certamente ricorda che il 26 settembre 1968 la
sua società - l'Edilnord Sas - acquistò
dal conte Bonzi l'intera area dove di lì
a breve lei costruirà il quartiere di Milano2.
Lei pagò l'area circa 4.250 lire al metro
quadrato, per un totale di oltre 3 miliardi. Questa
somma, nel 1968 quando lei aveva appena 32 anni
e nessun patrimonio familiare alle spalle, è
di enorme portata. Oggi, tabelle Istat alla mano,
equivarrebbe a 38 miliardi, 739 milioni e spiccioli.
Dopo l'acquisto - intendo dire nei mesi successivi
- lei aprì un gigantesco cantiere edilizio,
il cui costo arriverà a sfiorare 500 milioni
al giorno, che in circa 4-5 anni porterà
all'edificazione di Milano2 così come è
oggi.
Ecco la prima domanda: signor Berlusconi, a lei,
quando aveva 32 anni, gli oltre 30 miliardi per
comprare l'area, chi li diede? Inoltre: che garanzie
offrì e a chi per ricevere tale ingentissimo
credito? In ultimo: il denaro per avviare e portare
a conclusione il super-cantiere, chi glielo fornì?
Vede, se lei non chiarisce questi punti, si è
autorizzati a credere che le due misteriose finanziarie
svizzere amministrate dall'avvocato di Lugano
Renzo Rezzonico "sue finanziatrici",
così come altre finanziarie elvetiche che
entreranno in scena al suo fianco e che tra poco
incontreremo, sono paraventi dietro i quali si
sono nascosti soggetti tutt'altro che raccomandabili.
Sì, perché - mi creda signor Berlusconi
- nel 1998, oggi, se lei chiarisse una volta per
tutte, con nomi e cognomi, chi le prestò
tale gigantesca fortuna facendo con questo crollare
ogni genere di sospetto e insinuazione sul suo
conto, nessuno e dico nessuno si alzerebbe per
criticarla sostenendo che lei operò con
capitali sfuggiti, per esempio, al fisco italiano
e riparati in Svizzera, poi rientrati in Italia
grazie alla sua attività imprenditoriale.
Sarei il primo ad applaudirla, signor Berlusconi,
se la realtà fosse questa. Se invece di
denaro frutto di attività illecite, si
trattò di risparmi onestamente guadagnati
e quindi sottratti dai rispettivi proprietari
al fisco assassino italiota che grazie a lei ridiventarono
investimenti, lei sarebbe da osannare. Parli,
signor Berlusconi, faccia i nomi e il castello
di accuse di riciclaggio cadrà di schianto.
Secondo
quesito:
il
22 maggio 1974 - certamente lo ricorda, signor
Berlusconi - la sua società "Edilnord
Centri Residenziali Sas" compì un
aumento di capitale che così arrivò
a 600 milioni (4,8 miliardi di oggi, fonte Istat).
Il 22 luglio 1975 la medesima società eseguì
un altro aumento di capitale passando dai suddetti
600 milioni a 2 miliardi (14 miliardi di oggi,
fonte Istat). Anche in questo caso, vorrei sapere
da dove e da chi sono arrivati queste forti somme
di denaro in contanti.
Terzo
quesito:
il
2 febbraio 1973 lei fondò un'altra società,
la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa
sua piccola impresa diventò una Spa con
un aumento di capitale a 500 milioni. In seguito,
quei 500 milioni diventeranno 2 miliardi e lei
farà in modo di emettere anche un prestito
obbligazionario per altri 2 miliardi. Signor Berlusconi,
anche in questo caso le chiedo: il denaro in contanti
per queste forti operazioni finanziarie, chi glielo
diede? Fuori i nomi.
Quarto
quesito:
lei
non può essersi scordato che il 15 settembre
1977 la sua società Edilnord cedette alla
neo-costituita "Milano2 Spa" tutto il
costruito del nuovo quartiere residenziale nel
Comune di Segrate battezzato "Milano2"
più alcune aree ancora da edificare di
quell'immenso terreno che lei comperò nel
'68 per l'equivalente di più di 32 miliardi
in contanti. Tuttavia quel 15 settembre di tanti
anni fa, accadde un altro fatto: lei, signor Berlusconi,
decise il contemporaneo cambiamento di nome della
società acquirente. Infatti l'impresa Milano2
Spa iniziò a chiamarsi così proprio
da quella data . Il giorno della sua fondazione
a Roma, il 16 settembre 1974, la futura Milano2
Spa - come lei senza dubbio rammenta - viceversa
rispondeva al nome di Immobiliare San Martino
Spa, "forte" di un capitale di lire
1 (un) milione, il cui amministratore era Marcello
Dell'Utri. Lo stesso Dell'Utri che lei, signor
Berlusconi, sostiene fosse a quell'epoca un «mio
semplice segretario personale». Sempre il
15 settembre 1977, quel milione venne portato
a 500 e la sede trasferita da Roma a Segrate.
Il 19 luglio 1978, i 500 milioni diventeranno
2 miliardi di capitale sociale. Ecco, anche in
questo caso, vorrei sapere dove ha preso e chi
le ha fornito tanto denaro contante e in base
a quali garanzie.
Quinto
quesito:
signor
Berlusconi, il cuore del suo impero, la notissima
Fininvest, certamente ricorda che nacque in due
tappe. Partiamo dalle seconda: l'8 giugno 1978
lei fondò a Roma la "Finanziaria d'Investimento
Srl" - in sigla Fininvest - dotandola di
un capitale di 20 milioni e di un amministratore
che rispondeva al nome di Umberto Previti, padre
del noto Cesare di questi tempi grami (per lui).
Il 30 giugno 1978 il capitale sociale di questa
sua creatura venne portato a 50 milioni, il 7
dicembre 1978 a 18 miliardi, che al valore d'oggi
sarebbero 81 miliardi, 167 milioni e 400 mila
lire. In 6 mesi, quindi, lei passò dall'avere
avuto in tasca 20 milioni per fondare la Fininvest
Srl a Roma, a 18 miliardi. Fra l'altro, come lei
certamente ricorda, la società in questo
periodo non possedeva alcun dipendente. Nel luglio
del 1979 la Fininvest Srl, con tutti quei soldi
in cassa, venne trasferita a Milano. Poco prima,
il 26 gennaio 1979 era stata "fusa"
con un'altra sua società dall'identico
nome, signor Berlusconi: la Fininvest Spa di Milano.
Questa società fu la prima delle due tappe
fondamentali di cui dicevo poc'anzi alla base
dell'edificazione del suo impero, e in realtà
di milanese aveva ben poco, come lei ben sa. Infatti
la Fininvest Spa venne anch'essa fondata a Roma
il 21 marzo del 1975 come Srl, l'11 novembre dello
stesso anno trasformata in Spa con 2 miliardi
di capitale, e quindi trasferita nel capoluogo
lombardo. Tutte operazioni, queste, che pensò,
decise e attuò proprio lei, signor Berlusconi.
Dopo la fusione, ricorda ?, il capitale sociale
verrà ulteriormente aumentato a 52 miliardi
(al valore dell'epoca, equivalenti a più
di 166 miliardi di oggi, fonte Istat). Bene, fermiamoci
qui. Signor Berlusconi, i 17 miliardi e 980 milioni
di differenza della Fininvest Srl di Roma (anno
1978) chi glieli fornì? Vorrei conoscere
nomi e cognomi di questi suoi munifici amici e
anche il contenuto delle garanzie che lei, signor
Berlusconi, offrì loro. Lo stesso dicasi
per l'aumento, di poco successivo, a 52 miliardi.
Naturalmente le chiedo anche notizie sull'origine
dei fondi, altri 2 miliardi, della "gemella"
Fininvest Spa di Milano che lei fondò nel
1975, anno pessimo per ciò che attiene
al credito bancario e ancor peggio per i fondamentali
dell'economia del Paese.
Sesto
quesito:
lei,
signor Berlusconi, almeno una volta in passato
tentò di chiarire il motivo dell'esistenza
delle 22 (ma c'è chi scrive, come Giovanni
Ruggeri, autore di "Berlusconi, gli affari
del Presidente" siano molte di più,
addirittura 38) "Holding Italiane" che
detengono tuttora il capitale della Fininvest
, esattamente l'elenco che inizia con Holding
Italiana Prima e termina con Holding Italiana
Ventiduesima. Lei sostenne che la ragione di tale
castello societario sta nell'aver inventato un
meccanismo per pagare meno tasse allo Stato. Così
pure, signor Berlusconi, lei ha dichiarato che
l'inventore del marchingegno finanziario, che
ripeto detiene - sono sue parole - l'intero capitale
del Gruppo, fu Umberto Previti e l'unico scopo
per il quale l'inventò consisteva - e consiste
tutt'oggi - nell'aver abbattuto di una considerevole
percentuale le tasse, ovvero il bottino del rapinoso
fisco italiota ai suoi danni, con un meccanismo
assolutamente legale. Queste, mi corregga se sbaglio,
furono le ragioni che addusse a suo tempo, signor
Berlusconi, per spiegare il motivo per cui il
capitale della Fininvest è suddiviso così.
È
una motivazione, però, che a molti appare
quanto meno curiosa, se raffrontata - ad esempio
- con l'assetto patrimoniale di un altro big dell'imprenditoria
nazionale, Giovanni Agnelli, che viceversa ha
optato da molti anni per una trasparentissima
società in accomandita per detenere e definire
i propri beni e quote del Gruppo Fiat. In sostanza
lei, signor Berlusconi, più volte ha ribadito
che "dietro" le 22 Holding c'è
soltanto la sua persona e la sua famiglia. Non
avrò mai più motivo di dubitare
di questa sua affermazione quando lei spiegherà
con assoluta chiarezza le ragioni di una sua scelta
a dir poco stupefacente. Questa: c'è un
indirizzo - a Milano - che lei, signor Berlusconi
conosce molto bene. Si tratta di via Sant'Orsola
3, pieno centro cittadino.
A
questo indirizzo nel 1978 nacque una società
fiduciaria - ovvero dedita alla gestione di patrimoni
altrui - denominata Par.Ma.Fid. A fondarla furono
due commercialisti, Roberto Massimo Filippa e
Michela Patrizia Natalini. Detto questo, certo
rammenta, signor Berlusconi, che importanti quote
di diverse delle suddette 22 Holding verranno
da lei intestate proprio alla Par. Ma.Fid. Esattamente
il 10 % della Holding Italiana Seconda, Terza,
Quarta, Quinta, Ventunesima e Ventiduesima, più
il 49% della Holding Italiana Prima, la quale
- in un perfetto gioco di scatole cinesi - a sua
volta detiene il 100% del capitale della Holding
Italiana Sesta e Settima e il 51% della Holding
Italiana Ventiduesima.
Vede,
signor Berlusconi, dovrebbe chiarirmi per conto
di chi la Par.Ma.Fid. gestirà questa grande
fetta del Gruppo Fininvest e perché lei
decise di affidare proprio a questa società
tale immensa fortuna. Infatti lei - che è
un attento lettore di giornali e ha a sua disposizione
un ferratissimo nonché informatissimo staff
di legali civilisti e penalisti - non può
non sapere che la Par.Ma.Fid. è la medesima
società fiduciaria che ha gestito - esattamente
nello stesso periodo - tutti i beni di Antonio
Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore
di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo
Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano
Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss - di area
corleonese e non - operanti a Milano nel traffico
di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri
di persona. Quindi, signor Berlusconi, a chi finivano
gli utili della Fininvest relativi alle quote
delle Holding in mano alla Par.Ma.Fid.? Per conto
di chi la Par.Ma.Fid. incassava i dividendi e
gestiva le quote in suo possesso? Chi erano -
mi passi il termine - i suoi "soci",
signor Berlusconi, nascosti dietro lo schermo
anonimo della fiduciaria di via Sant'Orsola civico
3? Capisce che in assenza di una sua precisa quanto
chiarificatrice risposta che faccia apparire il
volto - o i volti - di coloro che per anni incasseranno
fior di quattrini grazie alla Par.Ma.Fid., ovvero
alle quote della Fininvest detenute dalla Par.Ma.Fid.
non si sa per conto di chi, sono autorizzato a
pensare che costoro non fossero estranei all'altro
"giro" di clienti contemporaneamente
gestiti da questa fiduciaria, clienti i cui nomi
rimandano direttamente ai vertici di Cosa Nostra.
Settimo
quesito:
è
universalmente noto che lei, signor Berlusconi,
come imprenditore è "nato col mattone"
per poi approdare alla televisione. Proprio sull'edificazione
del network tivù è incentrato questo
punto. Lei, signor Berlusconi, certamente ricorda
che sul finire del 1979 diede incarico ad Adriano
Galliani di girare l'Italia ad acquistare frequenze
tivù. Lo scopo - del tutto evidente - fu
quello di costituire una rete di emittenti sotto
il suo controllo, signor Berlusconi, in modo da
poter trasmettere programmi, ma soprattutto pubblicità,
che così sarebbe stata "nazionale"
e non più locale. La differenza dal punto
di vista dei fatturati pubblicitari, ovviamente,
era enorme. Fu un piano perfetto. Se non che,
Adriano Galliani invece di buttarsi a capofitto
nell'acquisto di emittenti al Nord, iniziò
dal Sud e precisamente dalla Sicilia, dove entrò
in società con i fratelli Inzaranto di
Misilmeri (frazione di Palermo) nella loro Retesicilia
Srl, che dal 13 novembre 1980 vedrà nel
proprio consiglio di amministrazione Galliani
in persona a fianco di Antonio Inzaranto. Ora
lei, signor Berlusconi, da imprenditore avveduto
qual è, non può non avere preso
informazioni all'epoca sui suoi nuovi soci palermitani,
personaggi molto noti da quelle parti per ben
altre questioni, oltre la tivù. Infatti
Giuseppe Inzaranto, fratello di Antonio nonché
suo partner, è marito della nipote prediletta
di Tommaso Buscetta. No, sia chiaro, non mi riferisco
al "pentito Buscetta" del 1984, ma al
super boss che nel '79 è ancora braccio
destro di Pippo Calò e amico intimo di
Stefano Bontate, il capo dei capi della mafia
siciliana. Quindi, signor Berlusconi, perché
entrò in affari - tramite Adriano Galliani
- con gente di questa risma? C'è da notare,
oltre tutto, che i fratelli Inzaranto sono di
Misilmeri. Le dice niente, signor Berlusconi,
questo nome? Guardi che glielo sto chiedendo con
grande serietà. Infatti proprio di Misilmeri
sono originari i soci siciliani della nobile famiglia
Rasini che assieme alla famiglia Azzaretto - nativa
di Misilmeri, appunto - fondò nel 1955
la banca di Piazza Mercanti, la Banca Rasini.
Giuseppe Azzaretto e suo figlio, Dario Azzaretto,
sono persone delle quali lei, signor Berlusconi,
con ogni probabilità sentiva parlare addirittura
in casa da suo padre. Gli Azzaretto erano - con
i Rasini - i diretti superiori di suo padre Luigi,
signor Berlusconi. Gli Azzaretto di Misilmeri
davano ordini a suo padre, signor Berlusconi,
che per molti anni fu loro procuratore, il primo
procuratore della Banca Rasini. Certo non le vengo
a chiedere con quali capitali - e di chi - Giuseppe
Azzaretto riuscì ad affiancarsi nel 1955
ai potenti Rasini di Milano, tenuto conto che
Misilmeri è tutt'oggi una tragica periferia
della peggiore Palermo, però che a lei
Misilmeri possa risultare del tutto sconosciuta,
mi appare inverosimile. Ora le ripeto la domanda:
si informò sulla "serietà"
e la "moralità" dei nuovi soci
- il clan Inzaranto - quando tra il 1979 e l'80
diverranno parte fondamentale della sua rete tivù
nazionale?
Ottavo
quesito:
certo
a lei, signor Berlusconi, il nome della società
Immobiliare Romana Paltano non può risultare
sconosciuto. È impossibile non ricordi
che nel 1974 la suddetta, 12 milioni di capitale,
finì sotto il suo controllo amministrata
da Marcello Dell'Utri, perché proprio sui
terreni di questa società lei darà
corso all'iniziativa edilizia denominata Milano3.
Così pure ricorderà che nel 1976
l'esiguo capitale di 12 milioni aumenterà
a 500, e che il 12 maggio del 1977 salirà
ulteriormente a 1 (un) miliardo, e che cambierà
anche la sua denominazione in Cantieri Riuniti
Milanesi Spa. Come al solito, vengo subito al
dunque: anche in questo ennesimo caso, chi le
fornì, signor Berlusconi, questi forti
capitali per aumentare la portata finanziaria
di quella che era una modestissima impresa del
valore di soli 12 milioni quando la acquistò
?
Nono
quesito:
lei,
signor Berlusconi, certamente rammenta che il
4 maggio 1977 a Roma fondò l'Immobiliare
Idra col capitale di 1 (un) milione. Questa società,
che oggi possiede beni immobili pregiatissimi
in Sardegna, l'anno successivo - era il 1978 -
aumentò il proprio capitale a 900 milioni.
Signor Berlusconi, da dove arrivarono gli 899
milioni (4 miliardi e 45 milioni d'oggi, fonte
Istat) che fecero la differenza ?
Decimo
quesito:
signor
Berlusconi, in più occasioni lei ha usato
per mettere in porto affari di vario genere -
l'acquisto dell'attaccante Lentini dal Torino
Calcio, ad esempio - la finanziaria di Chiasso
denominata Fimo. Anche in questo caso, come nel
precedente riferito alla Par.Ma. Fid., lei ha
scelto una società fiduciaria - questa
volta domiciliata in Svizzera - al cui riguardo
le cronache giudiziarie si erano largamente espresse.
Tenuto conto della potenza dello staff informativo
che la circonda, signor Berlusconi, mi appare
del tutto inverosimile che lei non abbia saputo,
circa la Fimo di Chiasso, che è stata per
lungo tempo il canale privilegiato di riciclaggio
usato da Giuseppe Lottusi, arrestato il 15 novembre
del 1991 mentre "esportava" forti capitali
della temibile cosca palermitana dei Madonia.
Così pure non le sarà sfuggito che
Lottusi venne condannato a 20 anni di reclusione
per quei reati. Tuttora è in carcere a
scontare la pena. Ebbene, signor Berlusconi, se
quel gangster finì in galera il 15 novembre
del '91, nella primavera del 1992 - cioè
pochi mesi dopo quel fatto che campeggiò
con dovizia di particolari, anche circa la Fimo,
sulle prime pagine di tutti i giornali - il suo
Milan "pagò" una forte somma
"in nero" - estero su estero - per la
cessione di Gianluigi Lentini, e usò per
la transazione proprio la screditatissima Fimo,
fiduciaria di narcotrafficanti internazionali.
Perché, signor Berlusconi?
Ecco,
queste sono le domande. Risponda, signor Berlusconi.
Presto. Come ha visto, di "pentiti"
veri o presunti non c'è traccia nei 10
quesiti. Semmai c'è il profumo di centinaia
di miliardi che tra il 1968 e il 1979 finirono
nelle sue mani, signor Berlusconi. E tuttora non
si sa da dove arrivarono. Poiché c'è
chi l'accusa che quell'oceano di quattrini provenne
dalle casse di Cosa Nostra e sta indagando proprio
su questo, prego, schianti ogni possibile infamia
dicendo semplicemente la verità. Punto
per punto, nome per nome. È un'occasione
d'oro per farla finita una volta per tutte.
Sappia
che d'ora in poi il silenzio non le è più
consentito né come imprenditore, né
come politico, né come uomo.