Il
nuovo
matrimonio
lava
più
bianco
26.01.07
-
Secondo
i
sostenitori
del
matrimonio
tra
persone
dello
stesso
sesso,
il
matrimonio
tradizionale
è
afflitto
da
gravi
difetti.
Il
matrimonio
tra
un
uomo
e
una
donna,
voluto
dalla
società,
è
una
convenzione
determinata
dal
conformismo,
dallipocrisia
e
da
malintesi
obblighi
morali.
Figli,
poi,
non
se
ne
fanno
più.
È
venuta
quindi
anche
a
cadere,
almeno
nelle
nostre
opulente
società
occidentali,
la
ragione
per
difendere
lo
scopo
«
nobilitante
»
che
tanti
tradizionalisti
invocano:
la
tutela
della
prole.
A
salvare
capra
e
cavoli,
fortunatamente,
sono
arrivati
gli
omosessuali,
gli
unici
capaci
di
risollevare
la
crollante
istituzione.
Josée
Boileau,
in
un
articolo
di
fondo
sul
quotidiano
di
Montreal
«
Le
Devoir
»,
dal
significativo
titolo
Lamore
in
più
»,
ci
annuncia
che
il
matrimonio
tra
omosessuali
reca
in
dono
un
nuovo,
importante
elemento,
a
questa
istituzione
incartapecorita.
E
qual
è
questo
nuovo
elemento?
Questo
nuovo
elemento
è
lamore.
Sì,
un
amore
vero,
spontaneo,
senza
condizionamenti
sociali,
senza
appesantimento
di
prole,
senza
ingiuste
distinzioni
didentità
basate
sugli
organi
riproduttori.
Fino
a
prima
della
gloriosa
rivoluzione
sessuale,
che
è
assai
recente,
luomo
e
la
donna
che
infrangevano
i
tabù
sessuali
erano
costretti
al
matrimonio.
E
il
matrimonio
era
un
fatto
di
massa.
Tutti
si
sposavano.
Tutti
«
dovevano
»
sposarsi.
Finalmente,
però,
è
arrivato
lamore,
il
vero
amore.
Gli
omosessuali
hanno
introdotto
la
scelta
là
dove
vi
era
lobbligo.
E
difatti
non
tutti
gli
omosessuali
si
sposeranno,
ma
solo
una
parte.
La
migliore,
immagino.
Il
matrimonio
è
divenuto
una
scelta.
Alla
quantità
è
subentrata
la
qualità.
Il
nuovo
matrimonio
offre
allo
sclerotico
istituto
matrimoniale
di
stampo
antico
una
derrata
quanto
mai
rara:
il
piacere,
il
piacere
sessuale,
finalmente
liberato
da
convenzioni
borghesi,
ipocrisie,
costrizioni
legalistiche,
calcoli
opportunistici,
obblighi
imposti
da
madre
natura.
Ormai
la
società
non
incoraggerà
più
la
coppia
a
sposarsi
per
regolarizzare
una
situazione
anomala
e
per
dare
un
padre
ufficiale
ai
figli,
ma
per
esaudire
il
sacrosanto
desiderio
di
veder
riconosciuto
pubblicamente
il
proprio
amore,
e
di
veder
legittimati
i
propri
spontanei
amplessi.
Il
getto
di
linfa
succosa,
iniettato
dal
nuovo
vigoroso
innesto
alla
scheletrica,
ipocrita
e
disfunzionale
pianta
del
matrimonio,
afflitta
da
secoli
di
siccità,
è
apportatore
di
ben
altri
nutrienti.
Le
nozze
omosessuali
introducono
finalmente
luguaglianza,
la
vera
uguaglianza
tra
coniugi.
Finita
lera
del
sesso
debole
e
di
quello
forte,
del
completamento
delluomo
attraverso
la
donna,
e
viceversa.
Finita
lera
dei
ruoli
distinti.
Oggi
i
coniugi
sono
uguali
tra
loro,
sono
immagini
speculari,
sono
interscambiabili.
Sotto
i
pantaloni
o
le
gonne
di
questa
nuova
coppia
identica,
esistono
identici
«
attributi
riproduttori
».
È
il
trionfo
delluguaglianza.
Più
uguali
di
così
si
muore.
Gli
attributi
non
servono
a
riprodurre,
è
vero,
ma
cosa
conta?
Forse
che
quelli
della
coppia
eterosessuale
sono
sempre
funzionanti?
Appare
sempre
più
chiaro,
in
questa
inarrestabile
cavalcata
verso
la
gaiezza
su
terra,
che
non
si
può
negare
ai
«
diversi
»
la
benedizione
della
«
società
civile
».
Speriamo
adesso
che
alluomo
tradizionale,
che
ha
una
vita
più
corta
di
quella
della
donna,
e
che
spesso
rimane
invischiato
«
ad
vitam
aeternam
»
prima
negli
obblighi
del
matrimonio
e
poi
in
quelli
del
dopo
matrimonio,
venga
infine
riconosciuta
una
vera
uguaglianza
nei
confronti
dellex
sesso
gentile,
da
sempre
preferito
dai
giudici
nellaffidamento
della
prole
e
nelle
cause
di
mantenimento.
Infatti,
visto
che
gli
attributi
virili,
capaci
o
no
di
riprodurre,
non
contano
più,
che
si
cessi
di
tenerne
conto
per
punire
solo
chi
li
ha
usati
nella
maniera
naturale,
che
ormai
tutti
lo
abbiamo
capito
non
è
quella
giusta.
Che
si
proclami
luomo,
«
donna
ad
honorem
»,
o
meglio
ancora
«
omosessuale
ad
honorem
».
Vi
garantisco
che
noi
uomini
trogloditi
ne
trarremo
un
gran
vantaggio.
Claudio
Antonelli
(Canada)