Sito della Comunita' eu del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Pubblicita'

Le Firme * Claudio Antonelli

Le ingiustizie del passato

10.03.07 - Un filantropo ebreo, certo Alfred Bader, ha fatto dono di un quadro di Rembrandt alla Queen’s University di Kingston, Ontario, nella quale si laureò. Prima di entrare in quell’ università, Bader aveva fatto domanda di ammissione all’ Università McGill – era l’ anno 1941 – ma era stato rifiutato “perché Ebreo”.
Così si legge in un articolo (National Post) di Alan Hustak, intitolato “L’antisemitismo costa a McGill un Rembranbd”. In esso si legge tra l’altro: “Molti storici canadesi sono concordi nel dire che tutte le università canadesi discriminavano, in varia misura, contro gli Ebrei negli anni ’30 e ’40, non solo McGill o l’ Università di Toronto.” Non si trattava di una discriminazione esplicita, statutaria, documentabile, ma di una pratica, di un modus operandi:
“Il sistema delle quote diretto a limitare il numero degli Ebrei da ammettere in ogni facoltà non era ufficialmente enunciato, ma sottinteso. ” Quindi oggi è praticamente impossibile trovare una documentazione scritta su questa pratica antisemitica, come testimonia Janice Rosen, direttrice degli archivi nazionali del Canadian Jewis Congress.

Secondo il professore di storia Gerald Tulchinsky, vera autorità in questo campo – e autore di “Branching out, The Transformation of the Canadian Jewish Community” nel 1939 – la quota ammessa, per questo gruppo, nelle facoltà di medicina e d’arte era all’incirca il 12%, e in giurisprudenza il 15%” Vigeva insomma, allora, una sorta di “positive discrimination” a favore dei “puri” Canadesi.

Non mi sembra di far prova di tendenziosità se io faccio notare, a questo punto, un dato che nessuno mette in evidenza: la consistenza numerica degli ebrei del Canada era di molto inferiore alle percentuali di ammissioni che erano loro permesse.
Quando leggo simili articoli, il mio pensiero non può poi non andare con tristezza a certi eccessi e all’ ingiustizia del passato. Ma mi consola il fatto che oggi le cose, fortunatamente, non sono più così; tutt’ altro. Penso però anche, ogni volta, ad un’ omissione, che appare sistematica da parte degli autori di questo tipo di scritti. Mi riferisco al fatto che quasi mai questi autori menzionano la situazione che prevaleva allora nei confronti delle altre etnie.

In altre parole: gli Italiani, i Greci, i Giapponesi, i Cinesi, gli Arabi avevano libero accesso alle università canadesi, in quell’ epoca? Dopo tutto, l’ ingiustizia su una base razziale, nei tempi andati, era un fatto prevalente. E ciò non solo in Canada, ma in tutti i paesi del pianeta.
Il trattamento subito, in Nord America, da altre etnie, per esempio dagli Italiani – con episodi di aperto razzismo e, negli Stati Uniti, anche con qualche linciaggio – è oggetto, tuttavia, di scarsissima attenzione, oggi, da parte dei massa media, interessati a vangare e a rivangare il misero campicello italiano. A quest’ ultimo, nel facile gioco delle parti invalso oggi, i mass media riservano la monocultura della Mafia. Insomma, ognuno ha il suo destino biologico: vi è chi è sempre vittima, mansueta e nobile, della ferocia altrui, e vi è chi invece, pur provenendo dalla terra di San Francesco, è afflitto da una tara genetica che lo predispone alla criminalità.
Ma ecco che questa volta l’ articolista, quasi a parare l’ obiezione di lettori come me, alla fine dell’ articolo – sorprendentemente – allarga, per una volta, il discorso: “Il pregiudizio non era solo contro gli Ebrei; donne, Italiani, Europei dell’ est e Mennoniti erano anche loro qualificati ‘non preferiti’, e scoraggiati dal frequentare le università canadesi, qualunque fosse il loro livello accademico.”
Insomma – aggiungo io – la discriminazione, in Canada, era diretta allo “straniero”, e non all’ ebreo come tale.
Questo atteggiamento fu molto diffuso fino al 1960, quando il primo ministro di allora John Diefenbaker introdusse la legge sui diritti dell’ uomo e legiferò così la fine della discriminazione.”
In quei tempi, dunque, mentre agli Ebrei era riservata una quota – non poi tanto bassa rispetto alla consistenza numerica di questo gruppo, ma insufficiente per l’ alto livello d’ istruzione dei suoi membri – l’ ostracismo nei confronti di altre etnie si traduceva in una chiusura quasi totale, dal momento che in seno a queste erano già molto scarsi, in partenza, i candidati agli studi superiori.

da Claudio Antonelli (Canada)





Pubblicita'
 
 

Scrivono per Voi

Claudio ANTONELLI
Montréal - Canada
c.antonelli@videotron.ca







Aiutaci
Grazie !

in questo