Le
ingiustizie del passato
10.03.07
- Un filantropo ebreo, certo Alfred Bader,
ha fatto dono di un quadro di Rembrandt alla
Queens University di Kingston, Ontario,
nella quale si laureò. Prima di entrare
in quell università, Bader aveva
fatto domanda di ammissione all Università
McGill era l anno 1941 ma
era stato rifiutato perché Ebreo.
Così si legge in un articolo (National
Post) di Alan Hustak, intitolato Lantisemitismo
costa a McGill un Rembranbd. In esso si
legge tra laltro: Molti storici
canadesi sono concordi nel dire che tutte le
università canadesi discriminavano, in
varia misura, contro gli Ebrei negli anni 30
e 40, non solo McGill o l Università
di Toronto. Non si trattava di una discriminazione
esplicita, statutaria, documentabile, ma di
una pratica, di un modus operandi:
Il sistema delle quote diretto a limitare
il numero degli Ebrei da ammettere in ogni facoltà
non era ufficialmente enunciato, ma sottinteso.
Quindi oggi è praticamente impossibile
trovare una documentazione scritta su questa
pratica antisemitica, come testimonia Janice
Rosen, direttrice degli archivi nazionali del
Canadian Jewis Congress.
Secondo il professore di storia Gerald Tulchinsky,
vera autorità in questo campo
e autore di Branching out, The Transformation
of the Canadian Jewish Community nel 1939
la quota ammessa, per questo gruppo,
nelle facoltà di medicina e darte
era allincirca il 12%, e in giurisprudenza
il 15% Vigeva insomma, allora, una sorta
di positive discrimination a favore
dei puri Canadesi.
Non mi sembra di far prova di tendenziosità
se io faccio notare, a questo punto, un dato
che nessuno mette in evidenza: la consistenza
numerica degli ebrei del Canada era di molto
inferiore alle percentuali di ammissioni che
erano loro permesse.
Quando leggo simili articoli, il mio pensiero
non può poi non andare con tristezza
a certi eccessi e all ingiustizia del
passato. Ma mi consola il fatto che oggi le
cose, fortunatamente, non sono più così;
tutt altro. Penso però anche, ogni
volta, ad un omissione, che appare sistematica
da parte degli autori di questo tipo di scritti.
Mi riferisco al fatto che quasi mai questi autori
menzionano la situazione che prevaleva allora
nei confronti delle altre etnie.
In altre parole: gli Italiani, i Greci, i Giapponesi,
i Cinesi, gli Arabi avevano libero accesso alle
università canadesi, in quell epoca?
Dopo tutto, l ingiustizia su una base
razziale, nei tempi andati, era un fatto prevalente.
E ciò non solo in Canada, ma in tutti
i paesi del pianeta.
Il trattamento subito, in Nord America, da altre
etnie, per esempio dagli Italiani con
episodi di aperto razzismo e, negli Stati Uniti,
anche con qualche linciaggio è
oggetto, tuttavia, di scarsissima attenzione,
oggi, da parte dei massa media, interessati
a vangare e a rivangare il misero campicello
italiano. A quest ultimo, nel facile gioco
delle parti invalso oggi, i mass media riservano
la monocultura della Mafia. Insomma, ognuno
ha il suo destino biologico: vi è chi
è sempre vittima, mansueta e nobile,
della ferocia altrui, e vi è chi invece,
pur provenendo dalla terra di San Francesco,
è afflitto da una tara genetica che lo
predispone alla criminalità.
Ma ecco che questa volta l articolista,
quasi a parare l obiezione di lettori
come me, alla fine dell articolo
sorprendentemente allarga, per una volta,
il discorso: Il pregiudizio non era solo
contro gli Ebrei; donne, Italiani, Europei dell
est e Mennoniti erano anche loro qualificati
non preferiti, e scoraggiati dal
frequentare le università canadesi, qualunque
fosse il loro livello accademico.
Insomma aggiungo io la discriminazione,
in Canada, era diretta allo straniero,
e non all ebreo come tale.
Questo atteggiamento fu molto diffuso fino al
1960, quando il primo ministro di allora John
Diefenbaker introdusse la legge sui diritti
dell uomo e legiferò così
la fine della discriminazione.
In quei tempi, dunque, mentre agli Ebrei era
riservata una quota non poi tanto bassa
rispetto alla consistenza numerica di questo
gruppo, ma insufficiente per l alto livello
d istruzione dei suoi membri l
ostracismo nei confronti di altre etnie si traduceva
in una chiusura quasi totale, dal momento che
in seno a queste erano già molto scarsi,
in partenza, i candidati agli studi superiori.
da
Claudio Antonelli (Canada)