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Le Firme * Claudio Antonelli

Gli arcivirtuosi

15.06.08 - Chi non dimostra un pronto e aperto entusiasmo nei confronti della propaganda omosessuale rischia di essere denunciato come “omofobo”. Anche usando il termine “propaganda” rischio grosso... Ma se esiste una “propaganda fidei”, trovo che un tal sostantivo ben si adatta alle professioni di fede e di proselitismo che sono gli aspetti che più colpiscono in queste crociate dei diversi. Attenzione: questi ultimi non vogliono essere chiamati diversi, preferendo definirsi con un termine che dovrebbe invece essere caricaturale: “gay”.

Nelle società occidentali, dal rigetto (in molti ambienti ma non in tutti) ingiusto e anche crudel
e di certe epoche passate, si è passati nei loro confronti non solo alla tolleranza e all’accettazione, ma alla simpatia ufficiale e ora all’esaltazione. È avvenuto addirittura l’impensabile: in certi paesi l’istituto del matrimonio ha dovuto far spazio alle nozze “gay”.
Sono i valori tradizionali a venir messi oggi alla berlina in un Occidente dove il moralismo ha indossato nuovi panni, anzi se li è tolti, rimanendo con i tacchi a spillo, e assumendo pose sadomasochistiche... e vuole che tutti applaudano. Le “Gay Parades” hanno sostituito, in molti luoghi (vedi Montréal), le antiche processioni dei santi.

In Inghilterra vi è stata la proposta di legge del ministro Balls (sic) deciso a mettere fuori legge nelle scuole l'espressione "mamma e papà", perché da lui considerata omofobica e discriminatoria nei confronti degli alunni che non hanno una mamma e un papà di tipo tradizionale, ma che hanno invece due mamme, lesbiche, o due papà, omosessuali. Sembra una barzelletta...
Il ministro italiano delle “Pari opportunità”, Mara Carfagna, ha dichiarato che non darà il patrocinio al Gay Pride, poiché «per il governo gli omosessuali non sono discriminati»? Per il leader storico dell'Arcigay, Franco Grillini, quelle del ministro sono «battutacce da bar che confermano quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità». Insomma, oggi abbiamo un intero governo “omofobo”, a detta di un “arcigay”, arcivirtuoso e arciveritiero.

Durante la campagna elettorale italiana, un generale, candidato nelle file del Pd, aveva detto che i gay sono inadatti alla vita nell’esercito. Ma aveva dovuto fare, il giorno dopo, un precipitoso mea culpa avendo la sua dichiarazione scatenato reazioni virulente. È mancato poco che non lo degradassero... La sua osservazione, anche se poco opportuna, non mi è parsa completamente campata in aria. Dopo tutto, i soldati dormono assieme... Immaginiamo per un attimo un sergente oppure un generale omosessuale del tipo militante, un “arcigay
insomma, come sembra essere la norma oggi. Con ciò non voglio dire che un militare omosessuale vada discriminato. Ritengo semplicemente che ognuno dovrebbe tenere per se le proprie preferenze sessuali, e non farne propaganda.

La privacy e il rispetto dovrebbero essere a doppio senso. L’oltranzismo in campo omosessuale sembra invece essere la nuova regola. “Estremisti” sono considerati gli altri, gli “straight” per usare questa parola dalla connotazione ormai ingiuriosa. “Arcigay” è invece lo strombazzante nome dell’associazione che promuove i diritti degli omosessuali italiani. Se nella virtù non vi sono eccessi, pare che non ve ne possano essere neppure nell’omosessualità, come mostra l’“arci” accoppiato al “gay”...

Perché prendo posizione su un tema che considero pericoloso? Perché “il troppo stroppia”. E in molti paesi occidentali si è passati da un eccesso all’altro, da un tabù all’altro, da un conformismo all’altro. A spese dei valori della famiglia, quella vera, cardine della società.

Claudio Antonelli



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