Le
Firme *
Claudio Antonelli
Gli
incidenti sul lavoro
16.06.08 - In Italia, le violazioni
delle norme più elementari
di sicurezza sul lavoro sono
frequentissime e così
anche gli incidenti gravi. Troppi
rispetto alla media europea.
Il paragone con gli altri paesi
è dobbligo perché
prova che lalto numero
dincidenti non è
il frutto di una percezione
esagerata delle cose, come invece
avviene per i fatti di cronaca
nera per i quali, nonostante
lallarmismo diffuso, lItalia
è tra gli ultimi paesi
e non tra i primi.
Ebbene, ritorniamo al fenomeno
degli incidenti sul lavoro,
obiettivamente troppo numerosi
in Italia. Di fronte a questa
tragedia continua, la reazione
in Italia è unanime:
la colpa è dello Stato.
La colpa di tutto quel che va
male, in Italia, è dello
Stato, questa entità
evanescente, disincarnata che
permette di rifugiarsi nel teorico,
nel discorso filosofico, invece
di individuare le responsabilità
precise e di attuare soluzioni
concrete. Dai giornali abbiamo
appreso di recente che sulle
alte impalcature del muro esterno
di Palazzo Chigi, sede del governo,
gli operai lavorano senza casco
né protezioni. E così
anche lavorano senza imbracature
e senza casco i muratori appollaiati
sulle impalcature del cantiere
che sta costruendo gli uffici
della Cgil a Milano. Cosa volete,
il casco, nei cantieri di costruzione,
pochi lo tollerano. E così
è per gli altri dispositivi
di sicurezza. Di recente, sei
operai hanno perso la vita in
Sicilia per le esalazioni venefiche
di un depuratore nel quale erano
discesi senza le speciali maschere.
Nella penisola, le violazioni
delle norme più elementari
di sicurezza sul lavoro sono
frequentissime e così
anche gli incidenti gravi. Eppure
lItalia non è un
paese del quarto mondo dove
i caschi, le maschere, e gli
altri dispositivi di sicurezza
sono spesso inesistenti. In
Italia, addirittura, abbondano.
La causa principale di questi
continui incidenti non è
quindi una carenza in sé
di equipaggiamenti, ma una grave
mancanza di autodisciplina da
parte dei diretti interessati
e una mancanza di interventi
da parte dei controllori.
Nella Penisola, lo sappiamo
tutti, il non rispetto delle
regole tende ad essere la norma.
Prendiamo lobbligo che
è fatto ai conducenti
di allacciare la cintura di
sicurezza. Forse una buona metà
degli automobilisti italiani
non lo fa. Lo stesso rosso del
semaforo, specie nel Sud, è
considerato da molti un semplice
avvertimento e non un obbligo.
Con una simile mentalità,
non ci si deve stupire che gli
incidenti sul lavoro siano così
frequenti. Sono gli stessi interessati
alla protezione che troppo spesso
non rispettano le norme di sicurezza,
per fatalismo, individualismo,
indisciplina. E chi dovrebbe
controllare, controlla assai
poco, preferendo chiacchierare
e prendere caffé. E così
lanarchia trionfa.
Lo Stato dovrebbe aumentare
i controlli e inasprire le pene
per chi viola le norme,
è lobiezione direi
unanime. In Italia, infatti,
si crede di risolvere tutto
aumentando gli organici
e inasprendo le pene.
Gli organici, vedi quelli dei
vari corpi di polizia, sono
in realtà pletorici.
E linasprimento delle
pene è pura flatulenza
verbale se poi nessuno interviene
a punire i trasgressori.
Torniamo alla cintura di sicurezza
e al rosso dei semafori. Spetta
a noi automobilisti allacciare
la cintura e rispettare i semafori.
E se non lo facciamo, i vigili
urbani o gli altri corpi di
polizia dovrebbero intervenire
e sanzionarci. Ma tutto ciò
non avviene. Lo Stato, invocato
quotidianamente dagli italiani,
centra assai poco con
tutto questo. Smettiamola quindi
dinvocare lo Stato,
questa entità concettuale
che abbiamo ereditato da altre
epoche, e che lo sfascismo
attuale ha demolito, riducendola
a vuota retorica.
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