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Claudio Antonelli

Il mito dell' America in Pavese e Vittorini

"Pavese, Vittorini e gli americanisti: il mito dell’America"
di Claudio Antonelli (Bagno a Ripoli, Firenze: Edarc, 2008, 254 p.)

www.edarc.it

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23.11.08 - I critici, alla quasi unanimità, si ostinano a vedere nella passione americana, nel ventennio fascista, dei cosiddetti americanisti, con in testa Pavese e Vittorini, la prova di una fronda antiregime ossia di una militanza antifascista. Secondo tale interpretazione, che dal dopoguerra ad oggi va per la maggiore, i nostri americanisti cercarono nel Nuovo Mondo i valori della democrazia, dell' impegno sociale e dell' antifascismo.

Si è voluto ignorare che l' antiamericanismo non fu un atteggiamento costante nell'Italia fascista e che non sempre chi avversò gli Stati Uniti amò il fascismo, e viceversa. Il "sogno dell'America" è in realtà un mito articolato e sfaccettato, in cui i valori di democrazia – ai tempi del gangsterismo trionfante, dell'italofobia contro i nostri emigrati, e della segregazione dei negri – non erano i valori più evidenti. L'America appariva allora a molti come il mondo della modernità e dell'esotismo, sorta di schermo magico su cui proiettare « ad libitum », da lontano, i propri sogni di evasione e di avventura. Il sogno americano di Vittorini e Pavese s’iscrive nel mito generale dell’America diffuso nel mondo intero; mito che il libro di Antonelli analizza nei vari aspetti.

Ma la radice letteraria del mito dell'America, in questi intellettuali-traduttori che non misero mai piede negli Stati Uniti, dà una coloritura particolare al loro sogno di fuga oltreoceano. Nessun critico ha però voluto approfondire e trarre le dovute conseguenze dalla genesi particolare della passione americana di questi americanisti-traduttori, che è, appunto, di natura soprattutto letteraria. Antonelli lo fa, constatando che i nostri americanisti ricercarono in America, sì, un'atmosfera di libertà, ma non in termini di libertà di sistema di governo, bensì di libertà creativa e di linguaggio.

La critica dominante, progressista e filomarxista, ha fatto ricorso ad una macchinosa interpretazione « antifascista » del filoamericanismo di Vittorini di Pavese e degli altri americanisti, intendendo loro tributare un prezioso omaggio. Il mito dell'America – secondo l’autore di "Pavese, Vittorini e gli americanisti: il mito dell’America" – è invece la cartina di tornasole che rivela il volto più vero di questi autori, sepolto sotto i belletti e le maschere di cui si è servita, per anni, una critica politicizzata ad oltranza per dare o negare, nel campo delle letteratura, titoli di merito artistico basandosi su giudizi di carattere soprattutto politico.

E tornando al sogno americano, constatiamo che il mito dell’America continua ancora oggi, nonostante l’elezione alla presidenza di Barack Obama, un afroamericano. Anzi, la nomina di Obama conferma un elemento primordiale del mito, che è l’idea – per riprendere le parole dell’autore del libro – di un « paese nuovo, terra della libertà, del movimento, della rigenerazione, della mescolanza di razze ».



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